Home Edizioneed. 2 Davide Conti – Inferno e Paradiso

Davide Conti – Inferno e Paradiso

I demoni allo specchio

A cura di Artemide De Blanc
Foto di Davide Conti

Di primo impatto, guardando le sue allegorie, salta alla mente Pasolini. “In effetti da piccolo l’ho amato tantissimo per la libertà intellettuale che aveva”. 

E poi i gironi danteschi, la Bibbia, la luce della pittura cinquecentesca: Davide Conti ti sgomenta, ti trascina via. Usa l’arte (studiata in accademia a Bologna e poi coltivata tutta la vita con molteplici percorsi di studio), la fotografia, la grafica, per traghettarti, come Caronte, in un viaggio interiore.  Riesce a far coesistere redenzione e peccato, inferno e paradiso. 

“Sono due aspetti che fanno parte del nostro inconscio: quando getti luce sull’inferno non è più tale. Bisogna guardare le parti buie e illuminarle. Ecco, io faccio questo. Uso gli archetipi perché ognuno, di fronte a una delle mie allegorie, veda qualcosa di se stesso”. 

Ci fai Ri-flettere? 
Si, uso archetipi, figure matrice, che hanno la funzione di muovere qualcosa dentro. L’obiettivo è suscitare una riflessione. 

Siamo così malati? La nostra società è messa così male?  
Configuro spesso in demoni il simbolo delle nostre paure:  finché  non le illuminiamo e le accettiamo ci spaventano e ci portano a spasso. Ci tengono in pugno. Ad esempio, in un mio lavoro è rappresentato un demone che tiene al guinzaglio uomini incellophanati, una metafora di ciò che “impacchetta” gli uomini, tenendoli divisi.  Oppure la ragazza appesa a testa in giù: qui il richiamo è all’arcano dei Tarocchi, l’Appeso, che significa attesa finché arriva il tempo di agire. Sul corpo il tempo che passa, come cera che si scioglie. 

Mi fai venire in mente Guernica di Picasso…
Beh, la guerra prima ancora che fuori di noi, è dentro l’uomo. Siamo all’interno di una grande Matrix. Più una persona si guarda dentro più fa cadere il velo, compiendo un viaggio di conoscenza. Insomma, per sconfiggere il mostro bisogna guardarlo bene. 

Hai fatto una mostra (e un libro) intitolata Licenza di eccesso. Molti vedono solo un significato  erotico in tutto questo…
In realtà non è così! Io parlo di andare oltre i limiti per uscire dalla nostra zona di comfort, un po’ come un divino straniamento. Per spiegarmi meglio, è come entrare nella materia informe e darle forma. Il messaggio è esoterico, filosofico, leggerlo solo come erotico è davvero limitante… è  evidente che sta accadendo qualcosa di importante nel mondo, stanno cambiando dei codici. Sta cambiando la vibrazione. Accadono cose grandi, si manifestano follie, cadono illusioni. È tutto  talmente amplificato da essere chiarissimo a chi ha uno sguardo capace di vedere oltre ciò che è tangibile. Ognuno di noi vede nelle mie rappresentazioni ciò che gli serve per riflettere, per andare oltre. 

I corpi sono spesso legati. Perché? 
Si tratta della tecnica giapponese Shibari: una pratica complessa, che ha fini meditativi ed estetici a differenza del bondage occidentale. Le corde simboleggiano i legami, ma anche l’abbandono all’altro. O la mutazione in farfalla, come nel caso della ragazza a cui spuntano un paio di ali. In ogni lavoro il senso cambia ma la complessità della tecnica è tale che devo avvalermi di un maestro di questa disciplina. È come fare un film, è un viaggio.

A proposito… se tu fossi un film quale saresti?
Credo Jesus Christ Superstar: racconta una storia antica ma riesce a farla leggere in chiave contemporanea e con codici nuovi.  Lo  trovo meraviglioso per l’energia che emana. 

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