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FABIO LOVINO “Emozione di Luce Propria”

Tribute: Fabio Lovino, emozione di luce propria

A cura di Gianmarco Almici

Eclettismo, emozione e audacia sono le caratteristiche che emergono in Fabio Lovino, fotografo e documentarista che, da sempre interessato all’essenza delle persone, estrapola attraverso i suoi scatti un’intimità esclusiva senza orpelli di sorta.

Nella sua fotografia già al primo sguardo è palpabile il pathos fisiologico che lega l’autore all’opera e che trasmette all’osservatore il carico emozionale custodito in essa. I suoi scatti, mai banali, raccontano attraverso giochi di luce e chiaroscuri un aspetto imprevedibile e forse sconosciuto del soggetto ed emozionano anche l’occhio neofita.

Fabio vanta collaborazioni prestigiose cha abbracciano tutti i settori,

partendo da quello musicale, che l’ha portato a scattare artisti nazionali e internazionali come Mark Knopfler, Morrissey, Lucio Dalla e tanti altri per poi proseguire nel cinema dove ritrae attrici e attori del panorama italiano e hollywoodiano tra cui Robert De Niro, Al Pacino e Benicio del Toro. Lovino è stato fotografo ufficiale per diverse produzioni cinematografiche americane come “House of Gucci” e per prestigiose serie televisive come White Lotus. I registi più famosi lo vogliono al proprio fianco, come Martin Scorsese, Bellocchio e Ridley Scott e con alcuni si è instaurata una vera e propria amicizia che dura da anni.

Vasta e sempre di forte impatto tutta la sua produzione, ha scattato per anni nelle favelas ed è stato coinvolto da diverse associazioni umanitarie in progetti che l’hanno portato a girare il mondo raccontando temi delicati attraverso la sua visione sempre unica ed emozionale, a volte dal sapore antico, nella migliore delle accezioni, Immagini nostalgiche, fuligginose e pregne di sentimento che riprendono il filone della grande fotografia inglese dell’Ottocento. Fabio Lovino fonde con eleganza stili e linguaggi diversi in un’unica ed esclusiva visione d’insieme che andremo a scoprire maggiormente in questa intervista che gentilmente ci ha concesso.

FABIO LOVINO “Emozione di Luce Propria”

In quale momento della tua vita sei stato conquistato dalla fotografia e quando hai capito che sarebbe stata per te una scelta definitiva?
Tutto è partito dalla visione del film “La dolce vita” di Fellini, da cui sono stato letteralmente folgorato. Da quel momento, avevo circa 15 anni, ho cominciato a fotografare e stampare foto;


i miei genitori si svegliavano con le fotografie appese in bagno.

Io sognavo già allora di fare questo lavoro, di lavorare nel cinema e nella musica, ma principalmente di fotografare le persone e quel bianco e nero di Fellini era una cosa incredibile e stupenda secondo me.

Il tuo punto di svolta?
Ricordo bene che la mia prima foto venduta è stata un ritratto di Gilberto Gil, grande cantante brasiliano che poi è diventato anche politico. Semplicemente ad un certo punto ho preso una decisione e mi sono preparato un piccolo portfolio da portare nelle redazioni dei giornali musicali e sono partito proprio da quel settore, ho fatto molte interviste, copertine e più di 20 anni di tournée e di Festival come quello di Montreux. Avevo un book tutto in bianco e nero con tanti jazzisti. Poi ho iniziato a fotografare il cinema.


Io dico sempre che la fotografia si fa in 3: il fotografo, il soggetto e la luce

e quest’ultima devi saperla usare bene.

FABIO LOVINO “Emozione di Luce Propria”

Stilisticamente parlando chi è il tuo punto di riferimento attuale (se c’è) e a chi ti sei ispirato all’ inizio della tua carriera?Sicuramente sono stato influenzato da Irving Penn e da David Bailey che ho conosciuto personalmente e che amo in modo particolare perché legato alla Swinging London e ad un periodo prolifico anche per la musica, alla nascita dei Beatles e dei Rolling Stones. Tutti abbiamo una parte di ispirazione ed è sacrosanta, poi ovviamente


ognuno deve trovare la propria strada,

soprattutto oggi che viviamo un’epoca dove esistono tanti mercenari in ogni settore lavorativo, bisogna trovare uno stile inconfondibile e riconoscibile; in questo caso le tue foto possono piacere a qualcuno e ad altri no, ma meglio così perchè se piaci a tutti alla fine non piaci a nessuno. Io personalmente ho deciso di non accettare alcuni lavori e di proseguire su una strada ben precisa per proteggermi e proprio perchè bisogna fare una scelta autoriale e salvaguardare il proprio linguaggio dando uno sguardo esclusivo ovvero il proprio.

Chi è stato il tuo maestro?
Io le prime fotografie le ho fatte nello studio di Tazio Secchiaroli e ci sono finito per una serie di coincidenze e incastri. Quindi sono partito da lì, con il fotografo personale di Sophia Loren, ma soprattutto con il fotografo che con i suoi racconti ispirò lo stesso Fellini per la sceneggiatura de “La Dolce Vita”, proprio su Secchiaroli fu creato il personaggio del paparazzo.Tazio mi ha insegnato tantissimo e molto lo devo a lui.

Cosa secondo te avresti potuto fare se non fossi diventato fotografo?
Da ragazzo per pagarmi l’attrezzatura fotografica e gli obiettivi ho fatto l’istruttore in piscina, A 22 anni ho deciso di prendere questa strada, adesso mi piacerebbe anche fare il cuoco.

FABIO LOVINO “Emozione di Luce Propria”

Hai scattato molte celebrità, la tua carriera è ricca di collaborazioni. Con quale personaggio sei riuscito ad avvicinarti maggiormente all’aspetto più intimo della persona?
Questo può succedere sia in dieci anni che in un’ora e dipende da diversi fattori in primis la fiducia reciproca come in 15 anni con Mark Knopfler .Ci sono persone con cui ho un vero e proprio rapporto di amicizia da anni come Claudia Pandolfi e Claudia Gerini e attraverso le mie foto lo racconto.

Scattare è uno scambio totale con i soggetti

e questo scambio senza filtri non lo cerchi, semplicemente lo trovi. 

Si parla tanto di nuove tecnologie, tu come vedi il futuro della fotografia?
Mah, forse scatteremo sbattendo le palpebre (ride ndr). Ti dirò, forse stupidamente, non mi pongo il problema perchè vedo che il mio lavoro viene considerato come prima.

I greci dicevano che l’arte è l’elevazione dello spirito umano

e questo pensiero è sempre attuale poiché l’arte fa parte dell’uomo, quindi l’intelligenza artificiale può fare delle cose ma il fattore umano è insostituibile. La tecnologia non va penalizzata e aiuta assolutamente in tutti i settori, ma non deve schiacciare l’uomo bensì aiutarlo.

FABIO LOVINO “Emozione di Luce Propria”

 Come è nato invece il tuo approccio alla regia?
Io avevo già fatto dei programmi TV come “Pop Life” dove artisti italiani incontravano artisti stranieri e si parlava di arte e “Photocall” dove io scattavo attrici italiane provando a tirar fuori da loro la parte più intima. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di raccontare in modo dinamico oltre che statico e ho fondato una piccola società di produzione, la “Reggatta Production”. Ho girato diversi documentari per WeWorld Save the Children e UNHCR raccontando temi importanti come la violenza sulle donne e la povertà nel mondo. Ovviamente ho toccato anche argomenti più leggeri. Girare un documentario ti porta, a differenza di un film con sceneggiatura, a raccontare l’evoluzione di una persona attraverso il tempo e quindi la realizzazione diventa più lunga; Ad esempio per “Backliner” su Riccardo Sinigallia, raccontato da Valerio Mastrandrea e con la partecipazione di molti artisti tra cui Frankie Hi-nrg e Caterina Caselli ci sono voluti quasi quattro anni.

C’è ancora qualcosa di incompiuto rimasto nel tuo cassetto? Attualmente a cosa ti stai dedicando?
Restano sempre tante cose incompiute perché ventiquattro ore al giorno sono sempre poche rispetto a quello che vorrei fare. Una cosa che mi manca e che vorrei fare è fotografare Bob Dylan, perché con Allen Ginsberg e l’incontro tra musica e poesia ha giocato un ruolo fondamentale rivoluzionando la musica d’autore e ha lasciato un segno. Adesso sto lavorando a due progetti a cui tengo molto, un documentario sulle Fosse Ardeatine ed uno su Marco Bellocchio.

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