Home Art & StyleArte Maurizio Gabbana – Per (ri) creare, non ci resta che togliere

Maurizio Gabbana – Per (ri) creare, non ci resta che togliere

A cura di Artemide De Blanc

  • Togliere la luce. Arrivare a un bianco saturo, non abbacinante, come sospeso. Perché in quella assenza composta, silenziosa, ognuno rimetta nell’immagine ciò che sente. Un po’ come gli album che un tempo ti davano lo sfondo su cui appiccicavi le figurine a modo tuo, creando il tuo mondo. Maurizio Gabbana ritorna a parlare con la potenza della luce.

Ne libro Con la luce negli occhi ci rapiva nell’estasi di una Milano colta dall’istinto del fotografo, in una capriola visiva che lasciava gli occhi sospesi all’insù.

Poi, con Infinite Dynamics, era riuscito a dilatare lo spazio e il tempo con una tecnica di multi-esposizione, creata esponendo più volte sullo stesso fotogramma e cambiando manualmente la posizione dell’obiettivo per rotazione o avvicinamento/allontanamento. Il risultato erano immagini “esplose” come se centinaia di vetrini le avessero rifrante: e infatti la Triennale gli aveva dedicato una personale. Perché usare la luce è arte. Con Assenza, stavolta ci parla di “levare per riempire di nuovo, per ritrovarsi”.

Se dobbiamo ritrovarci…ci siamo persi?
Si, è come se l’uomo avesse messo nel cassetto i suoi talenti, la condivisione, la speranza, la sincerità, i valori. Ma ha messo nel cassetto anche la vergogna. Quel benefico rossore che per me rivela un bel sentimento. Tutto ciò che gli ha permesso di fare le più grandi scoperte è stato archiviato da un sistema binario dove se c’è il problema si sanziona. Si cercano soluzioni facili, si “scrolla”. La mia foto più significativa è quella dove una donna è china sullo smartphone, il ragazzino le offre il cuore ma lei non vede è troppo impegnata a scrollare.

Perché hai usato il bianco per riportarci a riflettere?
Perché evoca il silenzio, quello in cui si calavano i grandi osservatori della luce, dei meccanismi della natura, come Tiepolo prima di affrescare. Dobbiamo tornare a osservare, ad approfondire. Quindi ho sottratto, svuotato le figure umane in modo parziale o totale, lasciandone il contorno, per rappresentare questa “presenza assente” e gli edifici perché… senza l’uomo la storia non c’è! Attraverso la luce ferma del bianco ognuno può ritrovarsi: ho sottratto per restituire, affinché ognuno, osservando, possa trovare ciò che manca o meglio ciò che manca a se stesso.

Dici che abbiamo perso la capacità di arrossire…e l’erotismo?
Per me oggi anche quello viene influenzato da tutto ciò che abbiamo intorno. A mio parere attiene a una sfera intima. Amo tutto ciò che diffonde un messaggio positivo: la donna per me è portatrice di vita, ogni cosa che esalti la sua forza vitale mi piace. Ora sto indagando il tema della violenza ma non userò un corpo nudo per rappresentarlo. Non ho mai fatto Nude Art. Ritengo però che attraverso la luce la donna ritrovi consapevolezza di sé.

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