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Il mistero della Zonale

A cura di Simone Angarano

In questo numero parleremo del Sistema Zonale. Si tratta di un sistema ideato negli anni 30, quindi circa un secolo fa, dal famoso Ansel Adams e da Fred Archer. Adams voleva rendere affidabile e riproducibile un sistema per trovare “la migliore esposizione” a prescindere da qualsiasi condizione di luce.
Ma ai tempi del digitale questo sistema è ancora valido?
Per rispondere a questa domanda bisogna fare chiarezza sul perché nacque tale sistema e quali erano i reali campi applicativi e valutare se alcuni dei principi fondamentali sono validi ancora oggi.
Doveroso dire che in questo articolo non approfondiremo tutti i dettagli del sistema zonale. Considerate che Adams scrisse 3 Libri a riguardo La Fotocamera, Il Negativo e la Stampa, quindi per chi volesse approfondire l’argomento questi sono sicuramente 3 capi saldi da possedere.
Ma torniamo alla risposta della nostra domanda, quando Adams sviluppo la Zonale lo fece principalmente per la fotografia in bianco e nero, lo sviluppo era gestito in modo separato per ogni singolo fotogramma, infatti le sue fotografie erano quasi sempre eseguite su lastre a largo formato. In questo modo era possibile sviluppare in maniera univoca ogni negativo. Questa risulta essere una prima similitudine con la fotografia digitale che grazie ai software di post-produzione le modifiche ai file negativi possono essere applicate individualmente a ogni scatto.
Dicevamo prima che lo scopo di Adams era quello di avere un sistema affidabile per prevedere la resa della gamma di luminosità di una scena in fase di stampa.

Per far si che questo accada, Adams suddivise la scala di luminosità che andava da un nero senza dettaglio a un bianco bruciato in 11 livelli di grigio denominati valori E numerati con numeri romani da 0 a X.
A questi valori vengono attribuite determinate Zone sul negativo (ecco perché si chiama Zonale).
Pertanto alla zona 0 sul negativo corrisponde il valore 0 in stampa e via dicendo per gli altri numeri.
La zona V corrisponde al Grigio medio dell’esposimetro.
L’unita di misura di discostamento tra una zona e l’altra è la medesima di quella usata in fotografia cioè di 1 Stop.

il mistero della zonale le zone

 

Per Adams la zona 0 e la zona X non vanno mai utilizzate perché innaturali. La I e la IX servono a marcare i contrasti ovver i classici accenti, la II e la VIII sono le alte luci e ombre profonde. La zona III e VII sono quelle più ricche di dettaglio dove risiedono i grigi medi.
Per farla breve, Adams quando utilizzava i negativi a cristalli di argento riteneva fondamentale esporre per le ombre mediante un esposimetro a Spot. Leggendo l’ombra l’esposimetro segnalerà l’impostazione tempo/diaframma e metterà il punto in ombra in zona V (che corrisponde a un grigio medio). Ma sapendo che si tratta di un’ombra molto scura ma con ancora del dettaglio dovrà essere riposizionata nella Zona III. Quindi in modo molto semplice basterà sottoesporre di 2 stop il valore iniziale.

Come un domino tutte le altre zone cadono in altre a seconda del baricentro che abbiamo scelto.
Ovviamente va controllato se questa caduta sia compatibile con l’immagine che vogliamo realizzare.
Va detto però che per aumentare la gamma dinamica delle pellicole, Adams esponeva per ombre e sviluppava per le luci per via della reazione chimica dei Sali d’argento sul negativo che risulta essere non lineare. La conseguenza è che, nell’analogico, posso entro certi limiti comprimere o estendere la gamma tonale delle alte luci sul negativo attraverso la manipolazione dei tempi di sviluppo.
Questo sistema può essere applicato in modo estremamente efficace anche nel digitale, il nostro File RAW attraverso la gestione delle curve del nostro software di fotoritocco permette di spingere o tirare lo sviluppo come nel Negativo a pellicola.
Il principio è il medesimo si fissa l’esposizione su un baricentro studiato con cura in base all’immagine che si vuole ottenere e poi si gioca con lo sviluppo perché la gamma tonale cada come vogliamo.
Quindi possiamo applicare tutto quello che dice Adams anche al digitale? NO!
Lo puoi fare solo se inverti i ruoli tra tono chiari e tono scuri!
Con il negativo analogico l’esposizione va fatta per le ombre, e lo sviluppo tarato sulle alte luci, nel digitale l’ordine è invertito: devi esporre per le alte luci, e poi sviluppare per le ombre. Questo perché nel digitale è più facile recuperare le ombre e la ricchezza tonale è al suo massimo nei toni chiari.
In conclusione basterà esporre per l’alta luce di cui il dato dell’esposimetro restituirà il valore “V” e di conseguenza sovra esporre di 2 stop per riportala in zona VII.
Se vi interessassero maggiori informazioni su questo tema scriveteci.


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