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VITA E SCANDALI DI TAMARA DE LEMPICKA

Icona, artista, donna.

A cura di Anna Smith

Femminilità, audacia, talento e sensualità sono solo alcune delle peculiarità più seducenti di Tamara de Lempicka, figura che ha camminato a testa alta nel dissenso e nei luoghi comuni che hanno caratterizzato la prima metà del 1900, frantumando questi pregiudizi, schiantandoli al suolo come un bicchiere di cristallo, dimostrando non solo di essere una un’artista con doti uniche e apprezzate in tutto il mondo, ma anche e soprattutto una donna forte, che ha lottato per tutto ciò che le stava più a cuore, per la libertà di genere, per l’essere donna, con le sue sfumature chiare e le sue ombre spigolose.

tamara de lempicka kizette balconeTamara de Lempicka, nacque Maria Gurwik-Górska a Varsavia il 16 maggio 1898 (anche se dichiarò sempre di essere nata nel 1902) da madre polacca, Malvina Decler, e da padre di nazionalità russa, Boris Gurwik-Górski, un uomo ebreo molto ricco. Il morso di un grande dolore emotivo lasciò il segno a Tamara quando questa era ancora molto piccola, con la prematura dipartita del padre, che rappresentò sempre un mistero: non fu mai chiaro se questo morì per morte naturale, oppure per suicidio. Fu così che Tamara rimase insieme a sua madre, ai suoi due fratelli e alla nonna Clementine, figura fondamentale per sua educazione artistica ed intellettuale, permettendole di frequentare prestigiosi istituti scolastici, come il Collegio Polacco di Rydzyna o la scuola Villa Claire di Losanna, in Svizzera. Nonna Clementine accese la curiosità artistica di Tamara quando questa aveva appena nove anni, grazie a un viaggio in Italia che si rivelò fondamentale e in cui apprese le prime nozioni di pittura. Nel 1907, a seguito della scomparsa della tanto amata nonna, De Lempicka si trasferì a San Pietroburgo, città in cui conobbe e sedusse un giovane avvocato di nome Tadeusz Lempicki (ed è proprio da qui che proviene il suo nome d’arte) che sposò nel 1916 e da cui ebbe una bambina di nome Kizette, che compare in alcune opere dell’artista.

A questo punto della storia, la vita di Tamara cambia completamente e si ritroverà ben presto a dover risorgere dalle sue stesse ceneri, come una fenice ferita, ma più forte che mai.

Scoppia la Rivoluzione russa nel 1918 e il marito viene arrestato. Grazie alle conoscenze dell’artista, questo viene liberato e scappano in Francia. Nel 1920 circa, Tamara si trasforma da donna ricca dell’alta società a una rifugiata di guerra con un passato di agi e benessere ormai lontano.

L’artista non si perse mai d’animo e trovò lavoro come disegnatrice di cappelli; iniziò contemporaneamente il suo percorso di studi artistici all’Académie de la Grande Chaumiere e all’Académie Ranson, dove ebbe come maestri gli artisti Maurice Denis e André Lhote. Fu immediatamente scoperta e iniziò ad esporre pubblicamente per la prima volta nel 1922 al Salon d’Automne, per poi partecipare alle maggiori mostre di Parigi. Tamara De Lempicka era sulla bocca di tutti.

Era conosciuta con un nuovo nome, un nome che l’avrebbe affermata come una donna forte, unica, rinvigorita dal suo stesso talento e dalla sua stessa passione. Nei suoi ritratti e autoritratti, traspare tutta la determinazione della donna che li ha dipinti.

tamara de lempicka la bella rafaelaIl suo fascino irresistibile, il suo sguardo freddo e penetrante, la sua personalità così spiccata era tanto coinvolgente da far crollare ai suoi piedi alcuni degli uomini più potenti del 1900. Tamara divenne ben presto una sorta di icona e punto di riferimento nella pulsante vita artistica e mondana di Parigi, abbandonandosi ai divertimenti più sfrenati e irresistibili, divenendo sempre più popolare e desiderata, concedendosi anche passionali relazioni con giovani e bellissime donne, spesso raffigurate nei suoi dipinti. Ricordiamo “La bella Rafaëla”, definito dagli storici dell’arte uno dei nudi più grandiosi del secolo in una raffinata miscela dello stile Art Déco, neoclassico e post cubista, che ritrae la modella che Tamara incontrò per strada a cui domandò senza alcun indugio di posare nuda per lei. Rafaëla accettò e fu proprio su quel divano nell’atelier dell’artista che nacque una passionale storia d’amore, che rese la modella oggetto del desiderio di Tamara.

Tramortito dal successo della moglie e dal suo nuovo stile di vita, l’avvocato decise di divorziare da Tamara e di proseguire per la sua strada. Tamara De Lempicka iniziò una nuova relazione con il barone Raoul Kuffner de Diószegh, con cui si risposò successivamente nel 1933. 

Nel 1928, Tamara aveva infranto tutte quelle fastidiose regole che rendevano le donne facili prede dei pregiudizi sociali. Era infatti donna, madre, divorziata, risposata, pittrice, femminista, attivista, infedele e bisessuale. Amava la vita, divertirsi, concedersi alla lussuria. Non le importava né delle etichette, né del parere della società. Rincorreva i suoi desideri (che spesso erano donne attraenti da voler immortalare per sempre su una tela), difendeva la sua posizione e si è sempre fidata del suo istinto. Dimostrò di essere una donna di fortissimo acume, amava vestirsi sia con peccaminosi abiti femminili, sia con indumenti prettamente maschili, e fu piena sostenitrice del diritto di tutti gli esseri umani di esprimersi in piena libertà, senza dover subire alcun tipo di discriminazione e violenza, che oggi, purtroppo, nella fittizia luce dorata del ventunesimo secolo, siamo ancora costretti a sopportare

Dopo numerosi viaggi per l’Europa, all’inizio della seconda guerra mondiale, De Lempicka si stabilì con la famiglia negli Stati Uniti, a Beverly Hills in California. A causa di un periodo di forte depressione che accompagnò l’artista in questo periodo, decise di impegnarsi in attività umanitarie e volte alla solidarietà. Tornò a dipingere a pieno regime nel 1969, anno in cui fece ritorno a Parigi. Il successo la accompagnò fino al 18 marzo del 1980, data della sua morte. 

Nelle opere di Tamara De Lempicka è possibile sentire, dentro il cuore e sulla pelle, la sua passione, la sua indipendenza, il suo desiderio di divenire simbolo della femminilità e dell’emancipazione femminile.

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Autoritratto sulla Bugatti Verde, uno dei suoi quadri più significativi dipinto nel 1929, è un piccolo olio su tavola, che oggi appartiene a un collezionista privato svizzero. Eleganti guanti in daino, caschetto da pilota e una sciarpa grigia avvolta attorno al collo, si dipinge alla guida di una costosissima auto da corsa. Non un uomo, come tutti si sarebbero aspettati, ma si tratta proprio di lei, con il suo sguardo orgoglioso e sfidante. Una donna alla guida di un’auto di lusso, considerata ai quei tempi una capacità prettamente maschile. Tamara invece, con il suo volto aggraziato, con le labbra carnose e rosse, con le sue dita sottili ed eleganti, prende possesso di questa Bugatti e la fa sua, la possiede e vuole lanciare un messaggio a tutte le donne. Desidera gridare a gran voce che lei non è solo una donna che la società vuole etichettare come brava moglie e ligia ai suoi doveri di casa, ma un essere umano con sogni, passioni e desideri. Vuole comunicare che tutte le donne dovrebbero dimostrarsi determinate e stare alla larga dai luoghi comuni e prendersi, di fatto, ciò che desiderano. Nessun uomo ha il diritto di dire a una donna ciò che può e non può fare. 

Ricordiamo Tamara De Lempicka non solo perché è stata una grande artista del secolo scorso, ma anche e soprattutto perché è anche grazie a lei che oggi possiamo permetterci il lusso di vivere in una società che si sforza di essere più inclusiva e che abbraccia, finalmente, la possibilità di non avere limiti a ciò che si desidera essere.

Un inno alla femminilità, alla forza, alla libertà. E ora, donne, facciamole eco.

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