Home StoriesIntervista a Enrico Burani, l’istinto che illumina il ritratto

Intervista a Enrico Burani, l’istinto che illumina il ritratto

Enrico Burani non fotografa semplicemente volti: li attraversa. Nei suoi ritratti femminili la tecnica si ritira nell’ombra per lasciare spazio a un istinto che guida sguardo, luce e gesto. Ogni immagine nasce da un dialogo sottile, costruito in quei pochi minuti in cui la distanza tra fotografo e modella si scioglie e affiora qualcosa di autentico. In questa intervista Burani racconta come è arrivato a considerare il ritratto un terreno personale, soggettivo, un luogo dove l’emozione vale più della precisione e dove la scelta di uno scatto diventa un atto istintivo, quasi brutale, ma sempre sincero.

adriana grillo
Adriana Grillo

Com’è nato il tuo rapporto con la fotografia? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che sarebbe diventata la tua strada?

Dopo un inizio – confesso – senza particolari entusiasmi, in cui mi sono cimentato soprattutto in fotografia di matrimoni e gioielli indossati, ho scoperto il mio vero amore: la fotografia di ritratto.

I tuoi ritratti femminili hanno sempre una forte intensità emotiva. Cosa ti guida quando scatti?

Quando gli aspetti tecnici sono diventati automatismi, il ritratto femminile mi ha permesso di far emergere un’istintività che prima restava nascosta. Oggi i miei ritratti rappresentano il mio modo personale di vedere e percepire la donna. È un lavoro soggettivo, l’unico modo per costruire una visione davvero unica. Un ritratto, anche se riproducibile, non potrà mai restituire l’emotività del momento in cui avviene la ripresa.

miki kraviz
Miki Kraviz

Quali artisti o mondi esterni alla fotografia hanno influenzato maggiormente il tuo sguardo?

La contaminazione è inevitabile, anche quando avviene in modo inconsapevole: è cultura. Helmut Newton mi ha impressionato profondamente, soprattutto se penso al contesto storico dei suoi lavori. Ha avuto un impatto devastante sulla fotografia dell’epoca. Non posso non citare Peter Lindbergh, che ha rivoluzionato il ritratto e la fotografia di moda, creando una vera e nuova grammatica visiva. Annie Leibovitz mi ha affascinato per la potenza dei suoi ritratti ambientati, spesso realizzati in situazioni difficili e con pochissimo tempo a disposizione. Chiudo con Alina Lebedeva, fotografa russa di nudo: la ritengo una delle voci più forti nella rappresentazione del corpo femminile dal punto di vista di una donna.

natasha legeyda (2)
Natasha Legeyda

Hai un rituale prima di iniziare uno shooting?

Prima di scattare mi prendo sempre un momento per fare due chiacchiere con la modella. Mi serve per cogliere alcune chiavi del suo vissuto, rompere il ghiaccio e impostare il rapporto su un piano paritario e rilassato.

Nel tuo lavoro si percepisce una grande attenzione alla luce. È una firma stilistica o un mezzo per entrare in relazione con il soggetto?

La luce è tutto nella fotografia. Disegna, modella, racconta. E, soprattutto in bianco e nero, alimenta le emozioni: gioia, felicità, ma anche dramma.

anna haholkina
Anna Haholkina

In un panorama visivo saturo di immagini femminili patinate o artificiose, come riesci a restituire autenticità nei tuoi ritratti?

Nulla vieta di creare immagini patinate. Ma se la tecnica è ormai nel background – come guidare senza pensare alla frizione – allora l’autenticità emerge da sé. Quando decido di scattare, quel momento nasce in modo istintivo. Se si ha bisogno di preparazione, il tempo per farlo è sempre “prima”. Durante lo scatto bisogna lasciare spazio all’istinto.

carolamente
Carolamente

Guardando indietro alla tua carriera, c’è uno scatto o un incontro che consideri una svolta?

Più che uno scatto, la svolta è arrivata quando ho imparato a lasciar andare subito le foto che non mi davano un’emozione chiara entro un paio di secondi. Una selezione immediata, emotiva, fatta prima che intervenissero la razionalità o i mille ragionamenti tecnici. Così ho lasciato passare anche qualche imprecisione, certo, ma almeno ho la certezza dell’autenticità del mio lavoro.

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