Modella, docente e madre, racconta come ha trasformato gli stereotipi in forza e la fotografia in passione.
La conditio sine qua non
Finalmente, una donna sincera. Che alla domanda “Se fossi nata brutta, la tua vita sarebbe cambiata?” risponde di sì.
La bellezza, nella vita di CarolaMente, è stata la conditio sine qua non per un numero rilevante di avvenimenti.
“Negarlo significa non saper valutare la realtà. Tante cose, nel bene e nel male, mi sono successe perché ero bella. Ad esempio, se non lo fossi, non avrei mai fatto la modella e non avrei conosciuto il 60% dei miei attuali amici nonché il mio compagno.
Sarebbe stata comunque una vita avvincente, ma diversa”.
CarolaMente ha fatto un percorso atipico: è partita dalla salute, dal primo soccorso, per arrivare alla fotografia come crogiolo in cui si coltiva la bellezza.
“Allo stesso tempo, posso affermare che non tutto quello che mi è successo è stato determinato dalla bellezza come mia unica dimensione, anzi, molto spesso faccio leva su altro: una testa che pensa anche troppo, un’insaziabile curiosità, una buona dose di faccia tosta e a volte imprudenza, ma soprattutto una sconfinata ostinazione”.
Prima di tutto, un piccolo excursus sulla tua vita: come hai scelto il percorso che stai facendo
“‘Excursus della mia vita’ e ‘piccolo’ sono un ossimoro. Ci provo comunque. Nata a Roma, ho vissuto a Gragnano fino alla maturità classica, per poi tornare a Roma per l’università.
Dopo la laurea ho lavorato per circa 10 anni in ambito sanitario e di primo soccorso. Nel frattempo, ho scoperto tardi e un po’ per caso il mondo della fotografia, iniziando a posare a 28 anni. Mi sono buttata subito a capofitto in questa folle passione, dividendomi tra lavoro e shooting senza un giorno di pausa.
In questo mondo ho anche conosciuto Enrico Burani, fotografo, mio compagno di vita e di avventure.
Nel 2022 ho scritto un punto e a capo, decidendo di iscrivermi nuovamente all’università per diventare insegnante di sostegno nelle scuole secondarie di II grado.
Da quasi un anno sono diventata mamma e questo mi farà riscrivere ancora la mia biografia”.
In Amore a prima svista, film con Gwyneth Paltrow di tanti anni fa, veniva toccato un tema cruciale. Il protagonista vedeva bellissime le donne la cui interiorità era splendente e viceversa. Ogni bellissima ragazza veniva vista orribile secondo l’archetipo che grande bellezza è uguale a vuoto interiore. Perché secondo te nasce questo luogo comune? Tu come hai gestito la tua grande bellezza e il valore interiore?
“È una domanda estremamente ampia.
Da sempre si è tracciato un legame tra bellezza esteriore e interiore. Già in età classica, la virtù dell’eroe greco era caratterizzata dall’essere bello e buono. Al contrario, il cattivo era anche brutto, come ci insegnano i tanti demoni e le streghe e gli orchi.
C’è, invece, un altro tipo di relazione che lega bellezza interiore ed esteriore, stavolta in senso inversamente proporzionale, ma che, in questo caso, caratterizza tipicamente la figura femminile. Da Eva in poi, infatti, la donna dal bell’aspetto è fonte di seduzione, corruzione, dissolutezza e peccato in senso più ampio, nei casi più innocui, di vuoto o stupidità.
Questo anche per un classico dualismo anima/corpo che penalizza sempre il secondo rispetto alla prima, senza mai conciliarli come alleati.
Rifletto spesso su questa tema, sul quale rischio uno scivolone da docente che qui vorrei evitare. In realtà, concludo, bellezza interiore ed esteriore sono semplicemente scollegate come alcune tra le tantissime qualità che possono caratterizzare o meno una persona”.
Il tuo rapporto con la fotografia è più amore folle o relazione complicata?
“Amore folle. Ho smesso con le relazioni complicate da tempo. La fotografia mi piace e mi manca tantissimo in questo periodo in cui mi sono dovuta dedicare ad altro”.
Ti sei mai trovata in situazioni imbarazzanti, equivoche o che non vorresti mai rivivere?
“Ho scoperto di essere testimone di nozze durante le nozze. Sì, perché mentre andavo ad accomodarmi nella platea, gli sposi mi indicavano che mi era riservato un posto all’altare, tutto ciò non potendomi sottrarre davanti agli occhi di tutti”.
Secondo te il vestito rappresenta la donna sempre o può essere anche un modo di giocare con le percezioni? Tu come ami vestirti?
“L’abito fa il monaco. Sempre. L’abito è travestimento e ci consente di entrare e uscire dai vari ruoli che ‘rivestiamo’. Anch’io mi vesto in base ai contesti e mi piace cambiare”.
Sei una docente e un’esperta di psiche: quali sono i luoghi comuni in cui cadiamo spesso, legati all’estetica, secondo te?
“Questa domanda si allaccia molto alla seconda, ma anche alla precedente. L’estetica è il primo piano di percezione che incontriamo dell’altro, quindi il primo giudizio si basa proprio sull’aspetto fisico. Quel primo giudizio spesso rischia di diventare ‘pre-giudizio’, anche frutto di letture stereotipate e culturali. Ad esempio, l’aspetto del docente è giudicato conforme o meno al modello che ci si aspetta di docente. Tra i compagni di classe, l’aspetto è uno dei fattori che determina l’inclusione in un gruppo o nell’altro (e purtroppo a volte di nessuno).
La prima percezione è automatica e non pretendo di eliminarla, ma insisto affinché non ci si fermi a quella”.
Cosa ne pensi della omologazione vigente della bellezza? Stesse labbra, stesse sopracciglia, stessi capelli…
“Se pensassi un’unica risposta cadrei nel rischio di farmi guidare dall’aspetto fisico per costruirci sopra un pregiudizio. Ci possono essere infinite motivazioni dietro, al di là del fatto che è sempre esistito un canone unico di bellezza, solo che mancavano i mezzi per uniformarcisi”.
Cos’ è per te la sensualità?
“La sensualità vive negli impliciti, è fatta di dettagli, piccole cose, la sensualità è mentale”.
Se potessi esprimere tre desideri con certezza di realizzazione, quali esprimeresti?
“Banale e sincera: qualche milione di euro, lunga vita in salute per me e my baby”.
Un fotografo o una fotografa con cui ti piacerebbe lavorare
“Le sorelle Torres. Un vecchio sogno nel cassetto. Il loro modo di fare ritratto femminile riflette una visione romantica e forte allo stesso tempo, in cui non mi sono ancora mai vista”.
Credits: fotografie di Enrico Burani, Luca Cassarà, Monica Cordiviola , Luca De Nardo, Paolo Del Frate, Riccardo Lancia, Roberto Mannini , Federico Pecora, Eolo Perfido, Vassilis Pitoulis 








