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Fotografo VS Fotografo

Fabio versus Gabriele

A cura di Artemide De Blanc
Foto di Luca De Nardo e Simone Angarano

Ogni fotografo descrive la realtà mediate da…se stesso! 

Ogni fotografia è uno sguardo individuale sul mondo. L’occhio della camera diventa una traslazione della retina, con una forma pensiero dietro. 

Abbiamo fatto un divertente “faccia a faccia” tra  Fabio Pregnolato e Gabriele Martino.

Uno laureato in ingegneria civile, fotografo per scelta irreversibile, Canonista convinto. 

L’altro film maker, fotografo,  attore, capace quindi di mettere a confronto i singoli mondi. 

“Siamo tutti esseri meravigliosi, fatti di mille sfaccettature, sogni, desideri, emozioni. Il segreto del bravo fotografo è quello di mettere nella foto tutte queste cose, facendo sentire le sue creature al massimo della bellezza e al massimo della pazzia”

Fabio Pregnolato

Fotografia: passione od ossessione? 
(Fabio) È rimasta una passione,  nonostante sia diventato un  lavoro. A farti progredire è viverlo come una ricerca continua,  una sperimentazione senza fine.  Non essere mai soddisfatto,  cercare sempre quel qualcosa in più. 

(Gabriele) Di sicuro una passione, nata sei anni fa,  mentre ero già film maker. La differenza è che il fotografo coglie dei momenti statici, il film maker crea situazioni in movimento e le articola in un montaggio. Alla fine, si tratta di una narrazione che usa immagini per esprimersi. 

Alla fine, sono sempre tutti belli. Possibile che non si esca mai dall’archetipo?
(Fabio) Per chi lavora nella moda, ci sono canoni estetici un po’ vincolanti. Io mi ispiro a  Peter Lindbergh quando una persona viene da me deve essere consapevole di doversi riconoscere,  senza venire snaturata. In realtà, si tratta di riuscire a far emergere le caratteristiche capaci di rendere unica quella persona, finanche i difetti.  

{Gabriele) Non parlerei di bellezza oggettiva, nel mio caso, fotografando anche nudo artistico, prediligevo ragazze che non erano modelle, apprezzavo di più la particolarità rispetto al solito stereotipo della modella.  Ognuno di noi ha qualcosa da rivelare e non è un luogo comune. Bisogna saperci fare a livello tecnico, la ragazza deve sentirsi a suo agio, insomma è una costruzione che implica più fattori. 

Tre caratteristiche fondamentali  per un fotografo 
(Fabio) Capacità  di ascolto della persona  che hai davanti, l’attitudine a non fermarsi mai e ad apprendere cose nuove e l’inclinazione a non accontentarsi mai del proprio lavoro. Io riguardo le mie foto e dopo un mese non mi piacciono più. 

(Gabriele) Professionalità, fantasia e ingegno. Spesso ho incontrato fotografi che corrispondevano a questo quadro ideale. La bravura consiste nell’affrontare le complicazioni che insorgono  con competenza e spirito reattivo, risolvendo i problemi senza crearne altri. 

Ti è mai capitato di non entrare in connessione con chi fotografi?
(Fabio) Riuscire a entrare nella testa della persona che hai davanti, stabilire una connessione, è fondamentale. Si, mi è capitato 4 o 5 volte di mandare a quel paese qualcuno perché aveva una crisi di identità con Scarlett Johansson, oggigiorno bastano 1000 like sui social per sentirsi una celebrità. A dire il vero queste poche volte mi è successo con modelle quotate, con persone che lo fanno per mestiere. 

(Gabriele) Si, talora in questo mondo si trovano persone esaltate e anche a me è successo. Uno  deve lavorare di psicologia e cercare di portare a casa il lavoro. Certo, alla fine non si creerà un’ amicizia, rimarrà distacco. Ma anche di fronte a questo, il mio comportamento, la mia gentilezza, non cambiano.  

Quando ti avvicini a qualcuno dopo avergli fatto una foto la reazione è spesso di timore:  “oddio come sono venuto”? Perché  l’obiettivo fa cosi paura?
(Fabio) Ognuno di noi di fronte all’ obiettivo ha dei filtri per nascondere se stesso. Quando non ce la aspettiamo, le foto rendono meglio.  Tendiamo  a proteggerci per trovare qualcosa di bello.  Milla Jovovich disse a Franca Sozzani durante un’intervista per Vogue Italia 

“per essere al top mi devo sentire al massimo della bellezza e al massimo della pazzia”.
(Gabriele) Alcune persone hanno una forte ansia da prestazione, come se la macchina fosse una pistola.  Però  anche lì  sta alla bravura del fotografo:  io sono molto solare, alla mano, creo subito un rapporto umano rassicurante, mettendoli a proprio agio.

Uno smartphone non sarà mai una macchina fotografica: quali differenze? 
(Fabio) Sulla macchina hai impostazioni di profondità  di campo,  esposizione,  hai parametri di messa a fuoco precisi. Ad esempio per me  gli occhi sono l’unico punto che rappresenta la realtà  della persona; c’è  chi invece chi lavora con dinamica più ampia ma in ogni caso sarà sempre diverso  dall’ottica di un cellulare. Fra macchina e smartphone ce ne passa di strada…

(Gabriele) Il telefono pecca di obiettivo, a parte il grandangolo che consente belle foto.  Se vuoi un primo piano con profondità  di campo, una determinata nitidezza, effetti speciali, devi lavorare con la macchina.  

Sei fotografo anche quando osservi la gente al tavolo di un bar?
(Fabio) Sono fotografo sempre.  Per fare questo mestiere il primo aspetto a mio avviso è la  cultura fotografica,  grafica,  libri di arte,  osservazione del mondo circostante.  Ci  sono tanti momenti in cui la mente sembra non lavori e invece lo fa. Scatta il ricordo di qualcosa mentre osservi un dettaglio e la mente elabora subito, cercando l’aspetto artistico della realtà che stai osservando.

(Gabriele) L’istinto di “catturare” c’è sempre,  se avessi con me la macchina in ogni istante qualche scatto lo porterei a casa ogni giorno. Spesso mi capita di osservare le persone in metropolitana, in altri luoghi, l’aggancio alla fantasia è immediato, sei sempre  con la mente sullo scatto.

Ti sei mai innamorato di una modella?
(Fabio) Si è capitato. La bellezza è qualcosa da cui ti fai trasportare poi negli anni, con la consapevolezza, cambi. C’è  sempre una paratia che divide sfera personale dalla lavorativa. Su 600, 700 modelle che ho ritratto, sono rimasto in contatto con  4 o 5 perché è rimasto legame personale 

(Gabriele) Innamorato mai. Certo, in passato quando ero più giovane ho fatto qualche cavolata (ride) e mi sono giocato qualche lavoro. Oggi per me è lavoro, certo, si crea un rapporto per cui fatto il primo shooting ne fai un secondo, si stabilisce magari un’amicizia ma nei confini del rispetto. 

Hai un archetipo fisico prediletto?
(Fabio) Non amo le modelle curvy , non mi piace scattare forme “importanti”, la mia donna ideale in fotografia è  spesso magra. Inoltre  preferisco scattare la ragazza delle porta accanto, mi sembra che racconti qualcosa di più. 

(Gabriele) Non amo la magrezza, apprezzo fotograficamente i seni grandi, le forme mediterranee. 

Domanda indotta dagli intervistati: i “figamatori”. Nulla a che vedere con la fotografia di nudo… 
(Fabio) Ecco questa è una fattispecie che degrada tutto. Ovvero, chi fotografa per entrare in contatto con le ragazze.  I figamatori si presentano con macchine costosissime, il miglior sensore, il migliore obiettivo ma…ha un altro obbiettivo! 

(Gabriele) Un mio  vecchio insegnante di fotografia dice che i fotografi “sono tutti pipparoli…, tanti scattano pur di vedere donne che si spogliano. Io dico sempre alle ragazze che abbiamo la fortuna di aprire i social e prendere le dovute informazioni sulle persone. Un fotografo professionale si percepisce immediatamente 

 

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