Home Art & Style Ambra Marie: Sopravvivere agli amanti (e a XFactor)

Ambra Marie: Sopravvivere agli amanti (e a XFactor)

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi
Foto di Simone Angarano

Ambra Marie (Facchetti) sconfigge l’iconografia della bionda eterea con gli occhi blu, gentile e fiabesca. Bergamasca, tostissima, radicata nel suo sogno di fare del rock il suo pane quotidiano, ha due frecce all’arco: 1) il sogno lo ha realizzato; 2) è sopravvissuta a XFactor.  Anzi, ha traslato quel “tritatutto” in successo personale, lo ha metabolizzato e ne ha tratto l’esperienza per fare la musicista non solo su un palco in tv, ma nella vita. 

Scusa se vado subito a meta, che tipo di esperienza è stata XFactor?
Avevo vent’anni, non amavo raccontarmi oltre la musica, tantomeno giocare il ruolo del personaggio. Sono arrivata lì con le idee già chiare, perché la mia band l’ho creata a 16 anni e avevo già fatto esperienze sostanziali: avrei tratto da XFactor ciò che serviva per fare della musica un lavoro, per materializzare la mia passione nella vita quotidiana.

“Sono arrivata a XFactor già disincantata, avevo già preso le mie fregature”.

Quindi non sognavi il successo divorante?
Non l’ho mai desiderato. Volevo vivere nella mia “bolla” con persone che parlano la mia lingua, raccontare di me stessa senza dover spiegare troppo. La mia ambizione dal punto di vista musicale era avere un pubblico davvero interessato a ciò che faccio. 

Tu sei una che non scende a compromessi. Come hai fatto a rimanere “te”?
Grazie alla mia testa dura e a una certa chiarezza di idee. Desideravo la mia band, ho iniziato a cantare da piccolissima. Avevo quattro anni, ho fatto i primi concorsi animata da questo desiderio. E poi per natura non smetto di rincorrere una cosa fino a che non la ottengo.

“Davanti alle logiche di mercato imposte da fuori ho sempre detto no, grazie. Anche a costo di rinunciare a determinate cose”.

Non hai mai dubitato del tuo sogno nemmeno un attimo?
Beh, ogni giorno ti domandi “perché lo sto facendo”, ci sono alti e bassi pazzeschi, vedi tutta la fatica che fai, tutto l’impegno che ci hai messo, ma non tiri mai giù la saracinesca, perché alla fine ami questo saliscendi.

Dieci anni insieme (a Raffaele D’Abrusco ) e ora solo compagni di lavoro. Siete riusciti a trasmutare la cosa in amicizia?
Lui era il bassista della mia band, è stata una storia d’amore e di passione comune. Ma l’amore ha varie forme, a volte ci ostiniamo a volerne mantenere una, mentre bisogna essere capaci di evolvere e trasformarla in altro. Adesso abbiamo qualcosa che forse può durare per sempre.

A proposito di qualcosa, da dove viene John Qualcosa?
Questo è il mio progetto e di Raffaele, appunto. Il nome viene da una mia battuta fatta in macchina, ascoltavo una delle mie canzoni paranoiche e malinconiche e lui mi ha chiesto chi la cantasse, ho risposto “John…qualcosa”. La sera stessa abbiamo battezzato il duo e scritto il primo pezzo, Questioni irrisolte.

“Il rock è resistenza. Sensibilità fatta di empatia, ricerca, profondità, che non si esprime solo con le chitarre. Il rock è un modo di vivere”.

Sopravvivere agli amanti è un titolo bellissimo, da dove viene?
Da un film di Jim Jarmush, Only Lovers, dove esseri eterni coltivano arte e bellezza discostandosi dagli umani che fagocitano la vita come zombie e la buttano via in cose futili, senza comprendere quanto sia breve. Sopravvivere agli amanti è un pezzo dei John Qualcosa, ispirato a quel sentire. 

E la radio? La tua esperienza come speaker?
Allora, io ho il gene di Luca Giurato, detestavo parlare in pubblico e incespicavo (ride). È stata una terapia d’urto, grazie al primo programma ho superato la cosa. La radio è uno strumento affascinante, ti permette di immaginare, di costruire il tuo mondo mentre ascolti. 

Radiofreccia è un nome che si ispira al film, si tratta di una radio libera dove lo speaker non manda solo canzoni, racconta sé stesso. Manifesta l’idea di libertà attraverso il pensiero”.

Il pezzo più rock di sempre?
Keep on rocking in the freeworld di Neil Young. “Hey hey oh my mind rock can never die” è il concetto di resistenza che alla fine non muore mai. 

“Zio Neil (Young) è rassicurante, quando perdi la via te la fa ritrovare”.

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5

INSTAGRAM

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved  – Designed and Developed by Luca Cassarà