Festival di Sanremo 2026 si chiude con una vittoria che profuma di promessa eterna e con una serata che va oltre la musica. A trionfare è Sal Da Vinci con Per sempre sì, ma la finale all’Ariston è stata molto più di una classifica: è stata un intreccio di emozioni, attualità, memoria e passaggi di testimone destinati a lasciare il segno.
Sal Da Vinci vince Sanremo 2026 con Per sempre sì
Quando viene pronunciato il suo nome, l’Ariston esplode. Per sempre sì è una dichiarazione d’amore limpida, intensa, costruita su una melodia capace di entrare sottopelle. Sal Da Vinci conquista pubblico e giurie con un brano che parla di fedeltà, scelta e sentimento che resiste al tempo.
Alle sue spalle, Sayf con Tu mi piaci tanto, rivelazione autentica di questa edizione, capace di unire freschezza e immediatezza emotiva. Terza Ditonellapiaga con Che fastidio!, che oltre al podio si porta a casa il Premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale.
Quarta Arisa con Magica favola. Quinti Fedez & Masini con Male necessario, tra i favoriti della vigilia, premiati con il Bardotti per il miglior testo. Il Premio della Critica Mia Martini va invece a Fulminacci per Stupida sfortuna, riconoscimento che celebra la scrittura più raffinata.
Sul fronte degli ascolti, la finale registra 11 milioni 22mila telespettatori con il 68,8% di share su Rai1. Numeri importanti, anche se inferiori al record del 2025. Ma al di là delle cifre, questa edizione sarà ricordata per l’intensità del suo racconto.
L’Ariston invoca pace mentre il mondo trema
La serata si apre in un clima sospeso. Le notizie che arrivano dall’estero, con l’escalation della crisi internazionale e la morte di Ali Khamenei, entrano inevitabilmente nel racconto del Festival.
Carlo Conti, insieme alle co-conduttrici Laura Pausini e Giorgia Cardinaletti, rilancia l’appello dell’Unicef per i bambini coinvolti nei conflitti. Le parole sono misurate, ma il peso è evidente. A metà serata, al rientro del Tg1, il pubblico scandisce “pace, pace” in un coro spontaneo che attraversa la platea.
Diversi artisti scelgono di esporsi. Leo Gassmann chiude la sua esibizione con un grido contro la guerra. Ermal Meta trasforma Stella Stellina in un canto per i bambini silenziati dalle bombe. Michele Bravi ricorda il privilegio di poter festeggiare mentre altrove si combatte. Maria Antonietta e Colombre parlano di felicità e pace come responsabilità collettiva.
Per una sera, Sanremo diventa anche coscienza civile.
Stefano De Martino guiderà Sanremo 2027
Poi, quando la tensione sembra sciogliersi nella musica, arriva l’annuncio inatteso. Carlo Conti scende in platea e compie un gesto inedito nella storia del Festival: annuncia in diretta il suo successore.
Sarà Stefano De Martino il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2027. L’emozione è palpabile. De Martino parla di onore e responsabilità, si porta la mano di Conti sul petto per fargli sentire il battito accelerato. Un passaggio simbolico, umano, che segna l’inizio di una nuova fase per la kermesse.
Andrea Bocelli e i momenti che restano
Tra le immagini destinate a rimanere c’è l’arrivo di Andrea Bocelli, che si presenta all’esterno dell’Ariston in sella al suo cavallo bianco, Caudillo. Poi il silenzio, il pianoforte, Il mare calmo della sera e Con te partirò. Standing ovation, applausi lunghissimi, occhi lucidi.
I Pooh celebrano la loro storia con un premio alla carriera, mentre la comicità surreale di Nino Frassica alleggerisce la tensione con gag e trovate imprevedibili.
Il momento più intenso: le parole di Gino Cecchettin
Il tempo si ferma quando sul palco sale Gino Cecchettin. Sullo sfondo scorrono i nomi delle 301 donne uccise negli ultimi tre anni. Tra loro c’è anche sua figlia Giulia. La voce si incrina, ma il messaggio è chiarissimo: le donne non sono sole, la libertà non è negoziabile, l’amore non deve ferire.
Non è una guerra contro gli uomini, dice, ma contro il maschilismo tossico che distrugge vite. Laura Pausini ricorda il “signal for help”, il gesto silenzioso per chiedere aiuto in caso di violenza. L’Ariston ascolta in piedi. È uno di quei momenti in cui la musica lascia spazio alla responsabilità.
La serata delle madri e degli affetti
Il Festival si chiude così come era iniziato, nel segno della famiglia.
Raf canta per la moglie Gabriella Labate, che lo guarda commossa. Tommaso Paradiso saluta la madre e ringrazia per essere vivo. Serena Brancale indossa l’abito della madre scomparsa durante l’esibizione di Qui con me. Sayf scende in platea per prendere per mano la madre Samia. Anche Samurai Jay abbraccia la sua tra le lacrime.
Sanremo 2026 non è stato solo un concorso musicale. È stato uno specchio del presente, un palcoscenico di dichiarazioni d’amore e di richieste di pace, di passaggi generazionali e di memorie che non si vogliono dimenticare.
E mentre cala il sipario sull’Ariston, resta la sensazione che, per una notte, l’Italia abbia cantato insieme qualcosa di più grande di una canzone.
