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Peter Müller: lo scatto è bello quando vedi la realtà dietro la fotografia

 

Lo scopo dello scatto per Peter Müller acquista valore quando una persona si riconosce in quella foto e la ama. Quando la realtà arriva attraverso una fotografia. A Peter Müller piace trasmettere una persona sicura di sé e forte nella vita, che può aver subito colpi del destino ma ne è uscita rafforzata. La bellezza fisica può sbiadire e quindi la vera bellezza si trova nella dignità, nei valori, nelle capacità sociali.

Ciò che mi interessa, è la realtà che sta dietro la facciata.

La frase di Peter Lindbergh campeggia nella home del sito di Peter Müller. La vocazione introspettiva del fotografo tedesco arriva forte e chiara, soprattutto incontrando le parole “voglio mostrare alle persone come si vedono realmente, come si sentono nel momento dello scatto”. 

Peter, quasi tutti hanno una maschera: la fotografia è davvero capace di farla cadere?
In generale, tutti cercano di apparire bene davanti a una macchina fotografica quando è chiaro che si viene fotografati. Sta alla persona davanti alla macchina fotografica decidere se aprirsi al fotografo o dare la propria immagine “socialmente desiderabile”. Fotografi come Lindbergh, Avedon, Albert Watson, Stefan Moses… sono riusciti a creare una tale base di fiducia con le persone durante la collaborazione che queste si sono aperte, hanno abbandonato la “facciata” e sono state pronte a farsi coinvolgere in tutto. Sono queste le immagini che catturano la nostra attenzione perché sono “diverse”, perché ci mostrano un volto familiare in un modo nuovo/diverso. Cerco di fare lo stesso nel mio lavoro con le persone, non sempre con successo, ma sempre più spesso.

E’ un’illusione che le foto siano fatte con la macchina fotografica…in realtà sono fatte con gli occhi, con il cuore  e con la testa, diceva Henri Cartier-Bresson.

Ogni fotografo esprime la sua visione della vita: qual è la tua? Cosa vorresti trasmettere a coloro che guardano una tua fotografia?
In generale sono una persona che pensa positivo, anche nei momenti bui, lo so per esperienza, ma spero anche che le cose si risolvino. Allo stesso tempo, vorrei vedere una società in cui donne e uomini siano in una posizione paritetica, nel lavoro, nella società e nella vita. Questo è ciò che cerco di trasmettere in tutte le mie foto: la persona sicura di sé e forte nella vita, che può aver subito colpi del destino ma ne è uscita rafforzata. 

In particolare voglio mostrare donne forti, non bambole edulcorate, ma donne che sanno quello che vogliono e lo prendono.

Helmut Newton, ad esempio, ha dimostrato che le donne nude non sono sinonimo di “sexy”, ma sono comunque forti e dominano la scena. È importante mantenere la dignità, indipendentemente dal tipo di foto che si fa alla persona davanti all’obiettivo.

Voglio mostrare le persone come si vedono, come si sentono nel momento in cui viene scattata la foto.

Il concetto di restituire alle persone la loro vera sensazione al momento dello scatto è bellissimo, sembra quasi psicoanalitico! Qual è per te il vero senso della fotografia?
A noi fotografi è stato dato un talento., bisognerebbe usarlo per creare qualcosa di meraviglioso a prescindere dal fatto che la persona sia giovane, meno giovane, forte o fragile. Sarebbe auspicabile che ognuno potesse trovarsi bello nella foto scattata. 

Una persona dovrebbe riconoscere se stessa nella foto e amarla. Quando raggiungiamo questo risultato, abbiamo ottenuto il vero scopo della fotografia. 

Pensi che l’eccesso di tecnologia possa impoverire la fotografia? Uno smartphone evoluto può sostituire il processo di genesi fotografica?
Il progresso tecnologico ha una doppia valenza, da un lato ha portato a una sovrapproduzione di immagini e dall’altra ha aperto la porta a tanti nuovi talenti dando loro modo di misurarsi con un’arte a cui  diversamente non avrebbero avuto accesso. La frase di Cartier-Bresson rende chiaro come una foto sia il prodotto dell’interazione fra due  o più esseri umani in quel momento. 

Credo che l’intelligenza artificiale, sebbene arrivi vicinissima a rappresentare la realtà e abbia tanto potenziale nella fotografia pubblicitaria, non sia in grado di creare un ritratto con l’anima.  

Perché i soggetti sono sempre tutti belli?  Ciò che è brutto deve stare lontano dall’obiettivo?

Cosa significa brutto?  Ciò che io non trovo bello può essere meraviglioso per un altro. 

Ci sono foto di persone piene di imperfezioni, io stesso da anni fotografo donne che hanno avuto il cancro al seno, con le loro cicatrici e le loro storie. Non tutto è bello in senso estetico, ma questa è la vita. Purtroppo il problema ha le radici nei media, soprattutto nei social media, che non sono interessati a rappresentare le immagini di cui sopra: nel loro mondo tutto deve essere bello, l’algoritmo è concepito perché la gente si soffermi solo su alcune immagini. 

Nel tuo portfolio ho visto bellissime immagini di nudo maschile: come mai è così raro?
Qui vale lo stesso discorso dei difetti. Gli uomini rappresentano la gran parte dei followers di un profilo femminile, ma non accade il contrario. Ho fatto partire due account nello stesso momento, uno legato ai colori e un altro alla fotografia maschile. Dopo tre anni il primo aveva più di 50.000 followers e il secondo 2.500… Ritengo che il mio modo di fotografare sia lo stesso.

Che cosa ti piace esprimere attraverso le immagini di nudo, la plasticità del corpo, erotismo, il potere della natura….
Quando fotografo opere d’arte per me stesso, mi interessa la bellezza del corpo umano in generale, la sua capacità di plasmare la luce e l’ombra in modo molto speciale, la sua individualità, ecc. I committenti a volte chiedono molto più erotismo, cosa che cerco di esprimere in senso Newtoniano.

Come è nata la tua passione per la fotografia? Come hai iniziato?
E’ partito tutto con un regalo di mio padre, che a 7 anni mi ha donato una macchina fotografica. Ho lavorato 35 anni in analogico, con una camera oscura e dal 2006 creo in digitale. Amo lavorare con le persone, 

detesto invece passare del tempo al computer a fare l’editing. Per questo cerco di costruire l’immagine in digitale come facevo con l’analogico

Per questo cerco di scattare la foto definitiva e nella Lightroom correggo il tiro su luci, ombre, contrasto. Molte delle mie foto sono immagini di JPG monocromatiche scattate direttamente dalla fotocamera.

Cos’è la bellezza?
Come ho già detto, la bellezza è relativa. Ognuno ha una percezione diversa della bellezza. Per me, la bellezza di una persona sta nella sua dignità, nei suoi valori, nelle sue capacità sociali e nella sua intelligenza. Tutto questo si sviluppa con l’età attraverso l’apprendimento e le esperienze di vita, mentre la nostra bellezza fisica può sbiadire. 

Pertanto, questa bellezza è senza tempo e può essere influenzata anche da noi umani, mentre la bellezza visiva (se non alterata dalla chirurgia) è un dato di fatto e dovremmo amarla e conviverci.

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