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Max Angioni: “Registro continuamente cose che mi vengono in mente e poi ci costruisco gli spettacoli”

di Monica Landro

A cura di Monica Landro

Max Angioni non è solo un comico ma è davvero un’esperienza da vivere. Con la sua mimica facciale, le sue imitazioni e i suoi racconti assurdi, riesce a farci ridere dei nostri errori e ci ricorda che, alla fine, l’importante è sorridere! Nei teatri d’Italia dalla primavera del 2024 con oltre 40 date, porta in scena “Anche meno” uno spettacolo surreale in cui reinterpreta tutto ciò che gli passa per la testa soffermandosi in maniera leggera su un argomento molto importante che è il senso della vita. 

Ma chi è veramente Max Angioni, questo giovane 33enne di Como ma con origine sarde che partendo da Italia’s got talent nel 2021, oggi conduce Le Iene e porta la sua comicità non solo in giro per l’Italia ma anche in molte capitali europee? 

Qual è la tua performance più memorabile?
Ho due momenti memorabili! Sicuramente all’Arcimboldi con Bisio e Incontrada. Era il giorno del mio compleanno, era il primo Zelig e mi esibivo lì, cavolo…Ho fatto Kevin Scannamanna, questo personaggio che interpretavo già da qualche tempo.

Le persone già mi conoscevano e quindi quando sono entrato c’è stata -per la prima volta- un’ovazione di quelle che ho pensato “Ah, mi vogliono!”.

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Il pezzo è andato benissimo e alla fine c’è stata un’altra ovazione. E poi Bisio disse anche che era il mio compleanno e tutti a farmi gli auguri… un momento incredibile, incredibile! E poi i provini, sempre per Zelig. Avevo portato due personaggi: Kevin Scannamamma e un allenatore e mi ricordo che era andata talmente bene che alla fine Bisio disse al pubblico: “Adesso, per applauso, scegliamo quale personaggio portare a Zelig? Chi vuole Kevin Scannamanna?” e giù applausi! “Chi vuole l’allenatore?” E ancora applausi uguale! “Allora decidiamo noi!!” Fu una cosa pazzesca per me! 

E la situazione peggiore invece?
La più terribile forse è stata quella che poi mi ha fatto decidere “Ok! Provo a fare questo mestiere!”. Accadde prima della mia popolarità. Era il 2014: Festival di cabaret di Martina Franca in Puglia. Io prima di allora avevo fatto uno spettacolo comico in un posto dalle mie parti, in Lombardia ed era andato benino. Vado giù e faccio cinque minuti di questo tifoso laziale in questo Festival. E c’è il gelo totale, sai cosa vuol dire gelo? Che nessuno ha mosso un muscolo per tutta l’esibizione! È andata malissimo. Però in quello stesso Festival c’era gente importante e quindi mi sono detto “Cavolo, però sono vicino a gente brava! Forse posso cercare di fare qualcosa”.

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E quindi tu nella vita vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
Vuoto, sempre mezzo vuoto, per abitudine! Nella mia vita fino a quando poi non ho deciso di prendere questa strada, ho sempre visto progetti che dovevano partire ma che poi non partivano, occasioni che si dovevano raccogliere, ma che poi non venivano raccolte. Ero continuamente spettatore di giornate in cui succedeva qualcosa che poi portava non a non far accadere delle cose e quindi io mi sono preparato a quel concetto di attesa delusa e dentro di me ho sempre paura di progettare nel timore che poi non vada in porto! Sono partito con questa mentalità.

Ma vale ancora oggi?
Oggi meno.

Ho imparato che tu ti prepari e se le cose vanno bene, bene! Se vanno male, comunque hai capito delle cose.

È un passaggio fondamentale, però devi fare un click mentale.

Appari sempre molto spiritoso e solare ma nel tuo privato, che carattere hai? 
Io sono molto riflessivo, penso tanto e sono anche abbastanza asociale. Non chiuso perché ho voglia di comunicare con le persone, di parlare, di ascoltare… però di base sono pensieroso, molto introspettivo, nei miei confronti sono ipercritico. C’è un piccolo dittatore verso di me.
Di contro, però, cerco sempre l’ironia come ossigeno. Per me la comicità è veramente una necessità, come bere dell’acqua o fare una pausa caffè.

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La comicità è per te un modo per affrontare la vita?
È il mio modo di metabolizzare la vita ma anche di darle valore. Tu non puoi e non devi mai pensare che oggi non accadrà niente perché

accade sempre qualcosa ed io sono molto attento, registro continuamente cose che mi vengono in mente e poi ci costruisco gli spettacoli.


Ho un’ora e mezza di materiale registrato proprio perché blocco i momenti della vita e mi dico che prima o poi potrebbero servire e fare ridere. 

Ma quindi non vai mai in pausa…
Non si va mai in pausa. Dino Risi diceva che anche quando guardava fuori dalla finestra stava lavorando. Anche secondo me chi fa un lavoro creativo dove mette in gioco se stesso non può andare in pausa perché qualunque pensiero può essere utilizzabile.

Qual è il miglior consiglio che hai ricevuto da qualche tuo collega? 
Da Federico Basso che mi ha detto “Una battuta brutta e sicuramente migliore di una non scritta” e questo mi ha insegnato che bisogna scrivere tutto perché magari è una battuta brutta che non funziona ma sicuramente è meglio di una roba che tieni nella tua testa.

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Registri vocali o hai sempre carta e penna?
Se accadono cosa che mi stimolano registro vocali immediatamente, altrimenti poi li perdo. Li registro, libero spazio nel cervello e posso pensare ad altro. Quando però ho raggruppato tante registrazioni, allora le scrivo. 

E quando scrivi qualcosa che ti piace e che pensi di voler portare sul palco, c’è qualcuno a cui la fai sentire in anteprima o con il quale ti confronti?
Prima mi confrontavo più con i miei collaboratori, con le persone con le quali scrivevo, adesso invece le provo nelle serate che faccio a Milano e vedo le reazioni del pubblico. Sono loro il mio riferimento ma anche me stesso perché deve scaturire in me quella scintilla che mi fa pensare che la battuta è carina, mi diverte.

Questa scintilla che adesso ovviamente è consapevole e la strutturi, ce l’avevi anche quando eri bambino?
No, no. La cosa che avevo da piccolo che magari ho ancora adesso è questa voglia immotivata di fare qualcosa di divertente per le persone, per gli altri e per me stesso ovviamente.

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Ho sempre avuto bisogno di questa connessione sulla risata con gli altri,

anche da bambino, per esempio con i miei compagni di classe… 

 

A proposito, i tuoi compagni di scuola o i professori, lo avrebbero mai detto che saresti diventato un comico di successo? 
Guarda, al liceo una volta un professore disse “Godiamocelo, noi che possiamo averlo gratis adesso” ha detto questa cosa!! che io gli rispondevo: “Eh, magari…”

Cosa vorresti fare che ancora non hai fatto?
Mi piacerebbe ampliare di più il mio range d’azione ed essere sempre più sicuro di quello che faccio, alzare di più la qualità, non solo per un discorso personale ma anche perché mi piacerebbe essere una figura positiva per le persone in vari modi….

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