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Il Ladro di Emozioni

A cura di Lorenza @lastanzettarosa

La voce di Jarno trasmette il calore tipico reggiano, una voce sorridente e umile. Jarno non scatta momenti, lui scatta emozioni, ti ruba l’anima. Osservare una sua fotografia ti porta a pensare “volevo esserci anche io!” Per tutti è conosciuto come “il fotografo di Ligabue”, una collaborazione durata oltre vent’anni quella con Luciano. Jarno viene citato tra i ringraziamenti nell’ultimo libro del Liga e lo si può considerare amico ma soprattutto un uomo di fiducia per l’artista. Una bellissima scoperta Jarno e poiché tutto ha un’origine vorrei partire proprio da lì:

Quando e come è nata questa tua passione viscerale per la fotografia?

La mia passione per la fotografia è nata a undici anni, durante una gita scolastica sulle rive del fiume Po.

In quell’occasione mi ritrovai per la prima volta, con la macchina fotografica di mio padre, a ricercare l’inquadratura giusta perché nella mia testa era scattata l’esigenza di fotografare tutto ciò che era bello per poterlo mostrare al mondo.

La musica ha avuto un ruolo fondamentale nella tua carriera, quali sono i tuoi dischi “consumati”?
Sicuramente la musica ha avuto un ruolo decisivo nella mia carriera. Ho sempre amato la buona musica e i dischi che ho letteralmente consumato sono “Making Movies” dei Dire Straits e “The Joshua Tree” degli U2.

Il tuo stile fotografico ti ha portato spesso a raccontare eventi on stage e dietro le quinte. Quali fotografi nella storia ti hanno ispirato?
I fotografi che stimo e che mi piacciono sono tanti. Quelli da cui ho sicuramente tratto ispirazione, proprio perché la mia crescita fotografica ha toccato principalmente il mondo musicale, sono : Danny Clinch, Anton Corbijn e Guido Harari.

Il momento dello scatto, la tua visione del risultato e la condivisione dello stesso….cosa provi in queste tre fasi e quale ti appaga maggiormente?
Nel mio processo mentale, arriva prima la visione di ciò che vorrei come risultato ed è questo che funge per me da richiamo. Il momento dello scatto è importantissimo e durante la mia carriera principalmente rivolta a eventi live ho sviluppato proprio la capacità di fare “clic” al momento giusto. Se però parliamo di appagamento, raggiungo il culmine con la condivisione, principalmente con il soggetto ritrattopoiché è lì che capisco se ho veramente colto l’essenza di ciò che ho fotografato.

Nell’arco della tua vita c’è stata una fotografia che ti ha colpito in modo particolare e che ti ha fatto pensare “perché non l’ho fatta io?”
Assolutamente si, (ride ndr), se devo citarne alcune, un momento pazzesco ritratto da Danny Clinch durante un concerto dei Pearl Jam e due scatti di Guido Harari: Tom Waits a Parigi con il mantello in movimento e Lucio Dalla in Piazza Maggiore tra i piccioni.

Tecnica o emozione cosa pesa di più in uno scatto. Quale è secondo te lo scopo principale della fotografia?
Senza dubbio pesa di più l’emozione per quanto mi riguarda, anzi tendo ad odiare un po’ la tecnica. 

La fotografia è un grande strumento che abbiamo a disposizione per ricordare e mostrare le cose: la bellezza, un luogo, una persona o un particolare momento.

Durante la pandemia, a spettacoli fermi, ti sei reinventato. Verso quale direzione soffia il tuo vento ora? Quali progetti e sogni vorresti realizzare?
Durante la pandemia con lo stop della musica ho iniziato a vivere di fotografia a 360° senza pormi dei limiti e sperimentando, grazie a commissioni provenienti da altri settori, un nuovo modo di fotografare che può toccare il fashion, l’aziendale o l’architettura. La novità mi consente di avere una visione fresca e di ottenere ottimi risultati. Per quanto riguarda i progetti, parteciperò al Mojotic Festival 2023 con la mostra “All Areas” che racconterà il mio cammino artistico a fianco di Luciano Ligabue. L’inaugurazione della mostra dovrebbe essere il 19 agosto. 

I sogni sono tanti e tra questi un grande viaggio fotografico on the road. 

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