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somiglianza

I meccanismi della visione

A cura di Simone Angarano

La visione è un fenomeno molto complesso che va oltre la semplice percezione dell’immagine proiettata sulla retina. Vedere non è un’azione passiva, automatica e regolare ma è molto intensa e stancante che esplora, riconosce, scandisce la realtà esterna mediante movimenti guidati dal cervello.

Quindi l’occhio vede la realtà con un meccanismo ben diverso da quello della macchina fotografi-ca: mentre questa registra un’immagine unitaria contemporaneamente, l’occhio registra una sequenza di particolari, o meglio scandisce gli elementi dell’immagine in sequenza. Per questo, pochi elementi caratteristici del soggetto sono sufficienti per richiamarlo alla mente.

I principi della percezione visiva, sono stati elaborati all’inizio del secolo in Germania dalla scuola di psicologia della Gestalt, hanno dimostrato di poter interpretare il meccanismo della visione in modo stimolante, gettando una nuova luce sul modo di leggere le immagini.

I principi essenziali di questa teoria che interessano anche la fotografia, hanno come ispiratore il termine Gestalt (che significa “raggruppamento”, “struttura”, “insieme”).  
Un insieme di elementi visivi è qualcosa di piú ampio e di differente dalla semplice somma delle sue parti. Ciò significa, per esempio, che in un ritratto fotografico gli elementi presenti nell’immagine produrranno un differente significato, una diversa lettura della stessa figura secondo il modo con cui sono raggruppati e organizzati.
Nel campo della comunicazione visiva si può abbinare il concetto di segnale/rumore che è fondamentale in tutti i tipi di comunicazione di segnali, per esempio nel campo della riproduzione del suono: nel nostro caso il rapporto diventa uguale a figura/sfondo.

In altre parole, anche nel trasferimento di un’informazione visiva, si ha un segnale, che può essere per esempio un volto, una figura umana, e uno sfondo che tende a confondere il messaggio e a renderlo meno leggibile, e che corrisponde all’insieme degli elementi dell’immagine che rendono meno immediata la percezione del soggetto stesso.
Tanto più elevato sarà questo rapporto, tanto piú nitida, “ad alta fedeltà’ risulterà l’immagine indipendentemente dal tipo di contenuto.

 I quattro principi seguenti permettono di interpretare il meccanismo visivo. 

Principio della vicinanza.

Quanto più vicini sono gli elementi visivi di un’immagine, tanto più è alta la probabilità che siano percepiti come un tutto. In fotografia questo criterio è importantissimo: infatti poiché nella riduzione dalle tre dimensioni della realtà alle due della composizione fotografica gli elementi su piani diversi vengono compressi su un unico piano, questi saranno visti facilmente come un tutto col soggetto, se sono ad esso vicini.

Principio della somiglianza

Gli elementi visivi simili per forma, tonalità e dimensione tendono ad essere percepiti come correlati. II piú importante e generale caso riguarda la simmetria o la ripetizione, che creano ritmo e unità all’immagine.

Principio della continuità.

Vengono percepiti come una linea continua gli elementi in riga che presentano il minor numero di interruzioni. Ciò spiega come elementi allineati tendano ad essere visti come linee e attirino lo sguardo prepotentemente.

Principio della forma chiusa. Linee e forme sono più facilmente percepite se sono chiuse, cioè non interrotte, come un cerchio o un poligono. Gli esempi di questo principio sono molti nell’arte figurativa. Per esempio, nella disposizione degli elementi compositivi, le forme a triangolo o ad ellisse sono di immediata percezione e di grande equilibrio.

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