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“Fire Escape Collapse” – Stanley Forman

Il dilemma tra diritto di cronaca e principi morali

A cura di Luca De Nardo

Una sequenza drammatica, immagini fermate per sempre a testimoniare la vita prima della morte, a scandire istanti in un divenire incalzante e straziante.
Stiamo parlando di “Fire Escape Collapse”, una serie di foto che raccontano e testimoniano la tragedia che disintegra la speranza della vita sulla morte.
Ma perché oggi vi parliamo di queste immagini e non affrontiamo invece argomenti che ci accarezzino con la voglia di bellezza e leggerezza?
Perché è un tema trasversale, obliquo, totalizzante, pervasivo a tutto quello che riguarda il mondo delle immagini e di conseguenza, dell’informazione. Sia che si tratti di fotografia Glamour, sia di fotografia Portrait, sia di Nudo, Reportage, Street Photography .. qualsiasi sia il genere.
Fin dove può arrivare un’immagine che racchiude una storia indipendentemente dal suo contenuto?

 

“Quali sono i limiti oltre il quale il diritto di informazione, la verità, la realtà, le forme espressive e i diritti derivati, possono e devono essere raccontate”?

Al di là del fatto che stiamo parlando di un’icona nella storia della fotografia in quanto rappresentativa anche di un dubbio morale, Fire Escape Collapse è soprattutto una pietra miliare e punto di svolta nella recente storia contemporanea a dimostrazione della potenza struggente della fotografia. Era il 1975.
Stanley Forman (che al tempo lavorava come fotografo per il Boston Herald e noto nell’ambiente per le sue capacità professionali) si recò sul luogo in cui si stava consumando una tragedia: l’incendio di un edificio, presso il quale erano intervenuti i Pompieri per portare in salvo gli abitanti del palazzo di 5 piani.
Stanley, cercando di testimoniare l’operato eroico dei Pompieri, si trovò incredulo testimone di una tragedia dentro la tragedia.
Stanley racconterà così la successione degli eventi:

A fine giornata stavo per lasciare gli uffici del Boston Herald quando arrivò una chiamata che ci informava di un incendio di un edificio vittoriano in una delle zone più antiche della città, in Marlborough Street.

Arrivato sul luogo vidi un’autoscala dei vigili del fuoco ergersi verso l’ultimo piano dell’edificio in fiamme perché c’erano persone intrappolate. “Quando guardai in alto notai una donna e un bambino (Diana Bryant e Tiare Jones, di 19 e 2 anni) sulla scala antincendio che cercavano di salvarsi dal calore del fuoco dietro loro”.

Nel frattempo, un vigile del fuoco di nome Bob O’Neil si era calato dal tetto per raggiungere e salvare i due in attesa sulla scala antincendio e portarli in salvo grazie alla scala mobile dei Vigili del fuoco .
Fu in quel momento che scelsi la posizione migliore per poter fotografare quello che pensavo si sarebbe trattato di un salvataggio di routine imminente a 15 metri di altezza. Bob O’Neill aveva appena chiesto a Diana Bryant di porgergli la bambina quando improvvisamente la scala antincendio dell’edificio cedette.

Senza accorgermene, mi ritrovai a scattare foto a raffica con la mia macchina dotata di trascinamento a motore (era settata a 3 fotogrammi al secondo) mentre Diana e Tiare cadevano nel vuoto. Poi mi voltai dall’altra parte.

“Mi ero reso conto di cosa stava succedendo e non volevo vederli cadere a terra. Ricordo ancora di essermi voltato e di tremare”.

La loro caduta si fermò dietro una recinzione dove c’erano i bidoni. Quando mi girai non li vidi più ma ho visto il pompiere, Bob, che si era salvato aggrappandosi alla scala mobile dei pompieri con un braccio come una scimmia, che aveva fallito nell’impresa, sbigottito.
Tiare si salvò, Diana morì tardi la notte. Tiare si era salvata perché cadde sul corpo di Diana, attutendo la caduta.

Queste sono le angosciose parole di Stanley, ricordando l’evento e raccontandoci la dinamica della testimonianza fotografica.

Per correttezza storica, “Fire Escape Collapse” è in realtà una lunga serie di foto. Un drammatico “reel” di fermi immagine, singoli keyframe dove ogni scatto esplode nella sua penosa voglia di vittoria della vita sulla morte, perdendo.
Questa è la realtà, questi sono i fatti e non lasciano spazio ad interpretazioni.
Inconfutabile cronaca, straziante verità, angosciante resoconto in cui la fotografia si allontana dalla sua essenza elementare quale linguaggio artistico, onirico, figurativo.

“Qui la fotografia diventa una lama tagliente ed entra nel cuore dello spettatore con il suo indiscutibile assioma”.

Aldilà dei fatti, “Fire Escape Collapse”, come in realtà anche altre immagini iconiche della storia della fotografia, come “Napalm Girl” (inserire link nella versione online), apre un mondo di domande, dubbi, quesiti, questioni ancora oggi senza risposta.
Fino a che punto arrivare?
Quale è il punto di non ritorno oltre il quale non bisogna andare?
Quale il Trade Off tra informare, rappresentare, raccontare da una parte e omettere, tacere, decidere gli “omissis” a rispetto della dignità umana, della tragedia, del dolore, dall’altra?
Credo sia una questione esclusivamente morale che rimane in mano a chi ha realizzato lo scatto. Decidere se renderlo pubblico oppure distruggere la cellulosa o il codice binario di quello scatto che ha superato o meno il punto di non ritorno.

“Diritto” all’informazione oppure “omissis” a favore della dignità umana?

Concludiamo ricordandovi che quando l’immagine principale venne pubblicata il giorno successivo in prima pagina (e le altre in terza pagina) sul Boston Herald, vi fu una brusca reazione da parte dell’opinione pubblica. Come è ovvio immaginare la fotografia venne rapidamente diffusa in tutto il mondo, ma i media vennero accusati di cercare il sensazionalismo e di calpestare la privacy e la dignità di Diana.

Nonostante le polemiche scatenate e le questioni morali scaturite, una delle fotografie di Stanley Forman vinse il Premio Pulitzer per “Spot News Photography” del 1976 e ottenne anche la nomina al “The World Press Photo of The Year”.

Una curiosità: si narra che, grazie al clamore del tragico reportage di Stanley, la città di Boston, e più avanti anche molte altre negli Stati Uniti, decisero di rivedere le norme delle leggi per la sicurezza antincendio.

Nota tecnica.
Le foto scattate da Stanley furono realizzate con una Nikon F dotata di un Nikkor-S 50mm f1.4 Nippon Kogaku (prodotto dal 1968 al 1971) e motore di trascinamento.

 

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