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Enzo Calabrese

Enzo Calabrese – Nulla è come sembra

A cura di Artemide

Non serve il metaverso. Per viaggiare nelle sinapsi dei nostri circa 85 miliardi di neuroni cerebrali, basta parlare con Enzo Calabrese.  E di colpo, parole come

bellezza, sostenibilità, cambiamento, architettura,

si svuotano del banale omologante e ritrovano un senso allineato alla natura all’universo, all’intelligenza – che poi null’altro è se non duttilità. 

La lampada Sampei (prodotta da Davide Groppi), che gli è valsa il compasso d’oro, “ruba” la fisionomia a una canna da pesca”.  È stata definita “una struttura leggera, capace di catturare le emozioni e di vibrare al minimo cambiamento”… si potrebbe dire che stabilisce un rapporto empatico con chi la vive. 

Il porta CD disegnato per I Guzzini all’inizio dell’avvento dei piccoli suonatori digitali (li chiamavamo così i CD) The Stone, in realtà dava una percezione completamente diversa dalla funzione per cui era stato concepito.
Viveva di un’esistenza a sé stante. 

“Il Maestro Bertolucci nel suo studio ne teneva tre, ma senza C, gli piaceva la sensazione che davano non si essere oggetti ma alterazioni della superficie. Ero affascinato dai sassi di fiume, perché dove sono nato, a Brindisi, non ci sono fiumi. E poi non amo i fianchi delle cose, te li trovi di fronte sempre irrisolti, così ho fatto sempre di tutto per eliminare o ridurre l’impatto negativo che provocano “i fianchi”.

Per presentare il progetto a Domenico Guzzini dormii in macchina 7 ore”. 

Come definiresti l’architetto?

Il ruolo dell’architetto è interpretare il sentimento del suo presente.

Perché ogni elemento ha senso in relazione all’ambiente in cui esiste in quel preciso istante. E fino a un certo punto della nostra storia gli architetti hanno costruito cose bellissime… realizzavano i desideri… poi son diventati tanti e contemporaneamente è crollato il desiderio di bellezza lasciando il posto ad altro.

Perché, ora non lo fanno più?
Posso dirlo francamente? Penso spesso che se per un evento eccezionale dovessero crollare i nostri bellissimi centri storici tutti insieme, quello che resterebbe, farebbe del nostro Paese uno dei più brutti.

Abbiamo perso il controllo della bellezza. La bellezza è uno stato mentale che si evolve.

E l’Italia si è fermata al passato remoto. Non ha usato la storia per realizzare il presente e quindi il futuro. Le nuove costruzioni sono spesso mostri o peggio esseri senza senso né definizione. 

All’estero non accade?
In Austria, Olanda, Germania, sulle colline trovi architettura contemporanea, che ripesca la tradizione ma usa materiali attuali, non prova a mimare il passato offendendolo con risultati terribili. Da noi è come se ci fosse stato un bug, tutti si sono dimenticati di quando l’Italia insegnava al mondo come si inventa, progetta e costruisce. Pensiamo a San Carlo alle 4 Fontane di Borromini, i contemporanei dell’epoca dissero che era una offesa all’intelligenza umana …quello era in realtà

il coraggio di creare il presente!

Un importante ecclesiastico gli pose il problema di una chiesa in una via lunga e stretta che non con consentiva una visione frontale e lui si inventò di piegare la facciata affinché fosse percepita anche lateralmente come una sequenza temporale di parti che restituiva un unicum.

Questo coraggio non c’è più? Perché secondo te?
L’Italia soffre della malattia di politicizzare tutto, anche l’architettura. E poi si procede per filoni, prendiamo ad esempio il green. O la parola sostenibile che, da sola, non significa nulla. L’ipocrisia e il buonismo imperanti delegano a questa parola il sollevamento da ogni colpa, ma non è mai stato così. Vogliamo davvero pensare ad architetture green? Le Torri del vento, in Iran, funzionano ancora! 

Cosa sono le torri del vento?
Si ispirano ai nidi delle termiti, ogni casa ha torri altissime che captano l’aria e la incanalano fino a 7/10 metri sotto il suolo. Si creano convettori naturali e si innesta uno scambio termico che porta l’aria a circolare nelle intercapedini degli edifici. Certo, ogni elemento ha un senso nell’ambiente dove è collocato. E non basta ricoprire di piante un edificio…

Ogni riferimento è puramente casuale?
Se parliamo di Green, quello non lo è. 

Tu eri stato delegato a progettare un concept di città a emissioni Zero ad Abu Dhabi, come finì?
Come dicevo … che non era possibile farla. Per essere green, avrebbe inquinato oltre ogni immaginazione.  È nel disegnare che ti chiarisci le idee. Fra consumo di energia e manutenzioni, nulla lì era sostenibile. Anche se non avevi più bisogno dell’auto, il progetto era gravato da altri problemi. Qualche tempo dopo Foster realizzò una porzione di quel piano, Masdar, fu un flop

Cos’è la sostenibilità?
Uno stato mentale, in primis. Se lo hai, cerchi anche l’approccio culturale per reggerlo. È inutile che tu faccia la casa in categoria A 10 gold se poi hai i led che metti ovunque, anche nello zoccolino di un balcone, consumando alla fine dieci volte di più delle lampadine. O ancora chi ha detto che sostenibile è, che so, un tavolo di plastica riciclata?

Un oggetto capace di durare lustri non è sostenibile?

Bisogna mettere insieme tanti elementi ed è la somma quello dirimente. 

La cosa più sostenibile che hai visto?
Un villaggio danese, tanti anni fa, un esperimento che prevedeva di staccare un piccolo luogo residenziale dalla rete rendendolo autonomo. Un sistema olistico che ha modificato i parametri consueti: non veniva usata l’energia solare bensì l’idrogeno e il sistema prevedeva case “madri” che ne alimentavano altre più piccole, con un combustibile che emanava vapore acqueo. Il tutto ha seguito un pensiero in divenire. 

Cosa ci separa da questo traguardo?
Ciò che è facilmente vendibile. Il problema è quando arrivi a un punto dove perdi l’etica del tuo mestiere e il tutto diventa un’autocelebrazione di un estetica fine a se stessa. E poi ci sono i luoghi comuni.

Ad esempio?
Ad esempio, 8 e-mail consumano come fare un km su un’auto Diesel.  Sotto gli oceani abbiamo migliaia di processori che necessitano di essere raffreddati…il chi ci riporta al senso della domanda “cosa significa sostenibile”? 

Cos’è la bellezza?
La luce è bellezza, conferisce senso alle cose e qualità allo spazio.  La luce stacca un oggetto dalla sua fisicità e lo porta a essere dimensione e sensazione interiore. Anche la mia ultima nata, “Edvige” (di Covo), fa questo e usa la luce come scusa per essere molto altro, anche un luogo di incontro.

La luce la cerco da sempre, ho capito che è un desiderio, un modo di essere.

Forse perché sono cresciuto a Brindisi, al piano terra con un palazzo di otto piani a due metri dalla mia finestra. Sono cresciuto senza alcun tipo di luce e alla fine quel desiderio è diventato sogno e infine ricerca.

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