Home Art & StyleDa Teheran all’alta moda. La storia di Faeze Mohammadi, icona di liberazione tra Oriente e Occidente
Da Teheran all’alta moda. La storia di Faeze Mohammadi, icona di liberazione tra Oriente e Occidente

Da Teheran all’alta moda. La storia di Faeze Mohammadi, icona di liberazione tra Oriente e Occidente

di Matteo Muzio

L’arte della moda: la storia di Faeze Mohammadi, emblema di integrazione e innovazione

A cura di Matteo Muzio

Spesso i grandi percorsi artistici iniziano nella cameretta dei protagonisti, intenti a svolgere l’attività che li farà grandi in futuro. Anche nel caso di Faeze Mohammadi è stato così. Nel suo caso però la stanza era molto lontana da qui: ad Hamedan, in Iran, nel 1990. Faeze, all’epoca voleva diventare una pittrice. Oggi, dopo una lungo percorso che l’ha vista lavorare come giornalista, disegnatrice di moda e sarta presso l’atelier di Gianni Molaro e di Fendi, disegna una sua linea di vestiti e si sta concentrando in particolar modo sulla produzione di camicie. Tutto il suo percorso è molto ispirante, tanto da sembrare una favola.

Da quei disegni nella stanza ambisce a entrare nell’accademia di belle arti di Teheran, dove sogna di diventare un’artista a tutto tondo.

Poi cosa succede Faeze?
Entrare all’accademia è molto difficile però ero comunque brava e sono arrivata 269esima su 132mila, su una selezione nazionale, ma così sono potuta comunque entrare nell’unica università femminile del paese, quella di Alzahra, a Teheran, dove sono entrata per fare un corso di moda.

Cos’hai pensato?
I miei genitori volevano che diventassi pittrice e anch’io sono rimasta un po’ interdetta, però ho comunque deciso di andare avanti con questa formazione.

È stato allora che hai scoperto l’Italia?
Sì, un paese famoso per la sua arte, il suo artigianato e la sua bellezza. Studiando moda ho scoperto il ruolo che aveva Milano, la capitale della moda. Ma non sono finita subito lì.

Cos’hai fatto prima?
Sono stata traduttrice prima e poi giornalista in un’agenzia di stampa statale. Ma ero precaria e il lavoro a stretto contatto con la politica del mio paese era difficile e faticoso. Così sono venuta in Italia nel 2013, all’Accademia di Brera. E nel 2016 sono stata riconosciuta come miglior studentessa.

Nelle tue prime collezioni che disegnavi da freelance c’era molto l’aspetto artistico?
Sì, erano molto disegnate, molto di concetto,

volevo tracciare un ponte tra Oriente e Occidente e vincere gli stereotipi.

Io pensavo che in Europa gli abitanti fossero freddi, con poche emozioni da esprimere. E invece ci somigliamo molto.

Nel 2019 hai vinto poi con il tuo disegno la possibilità di disegnare il logo della manifestazione Altaroma.
Quello è stato davvero un grande risultato. Per chi come me ha sempre disegnato ovunque, anche mentre era sulla metro, vedere una mia opera come logo di un evento così importante mi ha dato un segnale importante. Devo ringraziare Simonetta Gianfelici per avermi invitato a fare quel disegno, ispirato a un abito di Arthur Arbesser. Per realizzarlo ho svolto lunghe ricerche che ero già abituata a fare quando facevo la giornalista. Una fatica premiata anche da tanti complimenti ricevuti.

Ci eri arrivata dopo lunghi tempi di lavoro…
Sì, per certi periodi lavoravo anche dodici ore al giorno, quasi sedici. Però mi dicevo intanto che ero bella (ride) nonostante la stanchezza e che presto sarei stata ricca e famosa.

E com’è andata?
Sto ancora costruendo una nuova Faeze.

Già, perché nel frattempo eri diventata iconica a tua volta
Avevo cominciato a essere invitata da trasmissioni televisive come Detto Fatto su Rai 2 o Tiki Taka Russia, dove venivo notata anche per il mio look particolare: all’epoca portavo il velo e avevo un monociglio, secondo gli standard di bellezza dell’Iran.

Questa ce la devi spiegare meglio.

All’inizio del Novecento in Persia venivano considerate belle, donne in sovrappeso con sopracciglia molto folte.

Anche io quando ho cambiato look mi sono sentita meno a mio agio, ma ora mi sento meglio, più me stessa.

Cosa significa per te la bellezza?
Mi esprimo in modo poetico su questo: è una sensazione che riesce a toccare l’anima, che si sente col cuore.
È un concetto molto profondo e intenso che si realizza come quando incontriamo anime pure e sincere che riescono a trasmettere gioia e tenerezza e io voglio trasmettere queste sensazioni tramite le mie creazioni.

E adesso cosa fai? Quali saranno i tuoi prossimi progetti?
Negli ultimi anni ho lavorato come freelance designer e ho fornito consulenza per diversi brand. Nel frattempo, ho creato piccole collezioni di vestiti che vendo presso diversi boutique in Italia, Montecarlo e Iran. Disegno vestiti per alcuni personaggi televisivi come Rajae Bezzaz di Striscia la Notizia e,

da quasi un anno, ho lanciato una linea di camicie di alta sartoria realizzate con tessuti naturali.

Ho dato una svolta pratica alla mia sensibilità artistica, realizzando capi più facilmente indossabili. Per il futuro voglio che il brand Faeze Moda diventi conosciuto, che io possa aprire un atelier tutto mio ed aprire nuove boutique in giro per l’Italia, paese del quale voglio diventare presto cittadina.

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