cavalcanti (1)

Coup de theatre

di AdminAg

A cura di Monica Camozzi
Foto di Simone Angarano e Luca De Nardo

Costumista teatrale. Brasiliana. Questi due elementi, sono il detonatore con cui Flavia Cavalcanti entra nella vita visiva, psichica, intellettuale di chi la osserva attraverso i suoi abiti. Terzo, ma non trascurabile fattore, come lo spiega lei ,

“sono uno Scorpione, approfondisco ogni cosa, anche nel dolore tocco il fondo e poi risalgo con gioia infinita, davanti ai colpi della vita dò peso al sorriso e al pianto allo stesso modo”.

Un suo abito è costruzione di personalità, scenografia, commistione fra l’anima del personaggio che veste e la sua.
In lei nulla è velleitario, anzi, la sbornia egoica dei social non le corrisponde proprio.

“L’artista per me può essere definito tale quando eccede in quello che fa, tutti seguono quella linea ma lui va oltre e si distingue. Però l’avvento dei social ha un po’ confuso le acque, alcuni fake hanno rubato lo spazio ai talenti veri. Spero che questo momento prima o poi finisca e che l’autenticità torni a riempire la scena”.

In lei si scorge lo stesso Dna creativo di uno dei suoi miti, Iris van Herpen, stilista di haute couture olandese che riesce a infondere nella moda profondità, cultura, spirito, quasi una mistica del costume. Con una passione profonda per i bustier, un simulacro del femminile.

“Andavano molto a inizio del 900 ma tenevano costrette le donne. Poi Coco le ha liberate per donare respiro, per favorire un ingresso della donna nel mondo del lavoro. I miei bustier non sono classici, cerco di costruirli con materiali nuovi. Amo tantissimo il corpo della donna. Mi piace segnarlo con una vita stretta, valorizzare il seno, non sposo estetiche mortificanti”

L’avventura di Flavia nasce quasi per gioco, parte nel lontano 94, quando per lavoro faceva animazione a Riccione nei locali e indossava capi autoprodotti.
“Costruivo abiti da sera, body, accessori fuori dagli schemi per distinguermi. Erano momenti molto creativi, mi studiavo gli abiti couture e li ricostruivo cambiando i modelli. Ma in realtà avevo già iniziato a creare le mie cose da piccola, durante il carnevale. Quando nasciamo siamo portati per fare alcune cose non solo una e io ho trovato che questa strada fosse nelle mie corde”.

Qui, il legame con l’arte e con le correnti culturali è palpabile. “Traggo cose interessanti anche dai materiali di scarto, lavoro di riciclo spesso e do una seconda vita alle cose, scomponendo, riassemblando, cambiandone l’immagine”.
Il punto di partenza, con ogni soggetto che Flavia rappresenta, è sempre l’ascolto.

“Parto sempre da un confronto, mi piace capire quali colori sono in sintonia con una persona, cosa invece non vorrebbe mettere in evidenza. Però, di solito, quando faccio di testa mia funziona sempre…”

 
         

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