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Barbie-core de mamma

Confronto apolitico sul “pink is the new black” effuso atomicamente dal nuovo film Barbie.

A cura di Ermanno Ivone

Nessuna allerta spoiler
Non racconterò nulla della trama del film Barbie.
{bello che abbiano fatto un film omonimo perché così posso scrivere Barbie senza aggiungere come accento alla fine}

Se non siete ancora andati a vedere il film “Barbie” avrete avuto qualcosa di meglio da fare. Ma volete davvero privarvi di un film che viene già definito un cult e catapultato tra i vincitori delle statuette con spadone di Hollywood?
Se vi piace il rosa, se vi piace il pop, se vi piace la narrativa fantascientifica trash, le morali dominanti nelle sceneggiature, la ricerca del product placement nei film, Chiara Ferragni, la gente che canta e balla all’imporovviso, le bionde, i biondi, i muscoli, l’isola che non c’è, la giustizia sovra-giustizialista, la libera espressione di pensiero, i piedi ben curati, la giustapposizione della dualità dell’essere allora dovreste vedere questo film.

Se invece non vi piace nulla di tutto questo, dovreste andare a vederlo per rafforzare la vostra disapprovazione.
I parteggiatori del “non mi piace” non possono estraniarsi dal presente semplicemente dicendo “no”. Bisogna affrontare di petto una bionda vestita di rosa come fareste con un terrapiattista in un osservatorio astronomico.
Questo perché di sorprese ve ne aspettano parecchie e gli stereotipi saranno sicuramente rivoluzionati dalla visione filmica della regista/sceneggiatrice Greta Gerwig.

Non è solo un film. È quello che ci aspetta nei prossimi mesi, declinato in spunti commerciali e titoli giornalistici (anche quelli che riguardano le diete last minute. Esiste la “dieta Barbie”).

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Il minimo che potete fare e cercare di capire il perché. In rete le motivazioni si accatastano una sull’altra. Nel bene e nel male.
Un manifesto femminista, un woke washing (usare temi di giustizia sociale come strategia di marketing) della Mattel, un ipermercato per la vendita miliardaria di merchandising, la ricollocazione del woman-power, il tentativo di ipnosi globale attraverso un unico colore (il rosa fluo), le performance incredibili di Margot Robbie e Ryan Gosling.

Basta andare a leggere i commenti su Letterbox (una piattaforma che tiene traccia e aiuta la consultazione di film/serie da vedere con le natiche debitamente consacrate dal divano) per comprendere quanto questo Pianeta blu possa bi-dividersi sulle intenzioni sceniche date da questo film. Un po’ una lotta tra destra e sinistra, repubblicani vs democratici, Coca Cola ti-rompo-il-c**lo-BruceLee Pepsi. Ma c’è sempre, in tutto, un vincitore: il subliminale suggerimento di stile e le sue possibilità di infinite applicazioni.

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Già prima che il film uscisse nelle sale, esistevano fantamilioni di spunti verbali (socialmente definiti articoli) che promuovevano o informavano su ciò sarebbe meglio fare per essere al passo con i tempi grazie all’aiuto di Barbie.
Stiamo parlando di barbicore make up (ingigantimento cosmetico degli occhi e delle ciglia, smalto rosa imprescindibile, ombretto rosa abbagliante), fashion capsule che si riproducono con la velocità di un coniglio selvatico europeo (Oryctolagus cuniculus, la femmina va in calore ogni 21 giorni e ogni cucciolata può essere composta da 14 figli), invenzioni imprenditoriali abitative e vacanziere (La casa dei sogni di Barbie), specifici PANTONE, hype di TikToK, filtri di Instagram, siti per Agalmatofiliaci (persone sessualmente attratte da oggetti inanimati antropomorfi. Diversi dai rispettabilissimi plushophili che sono attratti dai peluche). Per non parlare dell’aumento dell’attenzione verso l’autentica Barbie e le sue infinite declinazioni sincronizzate con i tempi che corrono (ma mai abbastanza perché non è solo un giocattolo ma un alter esistenziale).

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[come potete notare, sto tenendo fede al giuramento e non ho ancora raccontato nulla di spoilerante del film Barbie]

Il Barbiecore, come tutti gli altri “core” di questi ultimi anni (harnesscore, kinkycore, normcore, ecc.) è lo stile di tendenza che influenzerà la nostra estate e non solo.

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Fondamentalmente consiste in un’estetica girly in stile Barbie con outfit ispirati agli anni ’90 e 2000. Il tutto ovviamente intinto nel fucsia (o in varie tonalità di rosa shocking).

[TRUE or FALSE: Per la produzione del film Barbie sono state utilizzate quantità galattiche di un preciso colore rosa fluorescente. Acquistato prevalentemente dalla marca Rosco. Questo ha provocato una carenza internazionale di quella precisa tinta]
*[la risposta alla fine dell’articolo]

Per quanto Barbie sia stata contestata come stereotipo di una femminilità patriarcale, è fuori da ogni dubbio che quelle gambe lunghissime e quella bionditudine così vicina alla realtà abbiano reso il mondo un posto più bello. Lei, la Bionda sulle punte impeccabilmente vestita, è l’estensione in cloruro di polilvinile della Gioconda vinciana. Il dessert pantagruelico di quello che tutti vorrebbero trasformare in vitamine giornalmente assumibili. Per uomini e donne è una porzione tascabile di quello che chiunque vorrebbe essere: perfetti (e con i capelli auto-aggiustanti).
Non voglio parlare per tutti. Ma chi di noi non vorrebbe svegliarsi al mattino già socialmente/accettabilmente pronto a interagire con il mondo con l’impeccabilità di un sorriso super-white inestinguibile?

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Il film non parla di quel sorriso – credo – ma di qualcosa di ben più importante e contemporaneo che non vi dirò. Lo scoprirete in sala con i pop corn in mano.

Riporto, sempre per dovere scientifico, una semplice associazione.

Il cinema è fatto di sogni /
In quanto sogno, si insinua nei nostri pensieri //
Appena riapriamo gli occhi o usciamo dalla sala con il dolby, quello che abbiamo visto ci resta attaccato alle tempie. ///
(Ce lo insegnano film come Nuovo cinema Paradiso e Inception)

Per una volta, con coscienza e pop nel cuore, lasciamoci condizionare da una bionda. Male non può fare.
Anzi, può solo portarci un po’ di sole in forma di cheratina.
(personalmente posso dire di aver avuto cose strepitose dalle portatrici di sole a ciocche).

1

 

*[TRUE] è verissimo. Sono state esaurite le scorte di rosa fluorescente. Assorbite completamente dalla produzione del film. Ma c’è sempre un ma. Le scorte di quello specifico colore della Rosco erano già scarse a causa dalla pandemia da poco – sperem - finita]

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