Home Art & StyleCinema e Teatro Addio a Raquel Welch, la donna che liberò l’aggressiva sensualità femminile
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Addio a Raquel Welch, la donna che liberò l’aggressiva sensualità femminile

Se n’è andata all’età di 82 anni Raquel Welch, attrice di origine latino-americana che divenne una sex symbol negli anni ’60, anticipando un’era di liberazione pur rimanendo conservatrice in una Hollywood sempre più progressista

A cura di Matteo Muzio

C’erano già state le Pin-Up, all’epoca in cui Raquel Welch si affermò ad Hollywood. E anche una sex symbol assoluta come Marylin. Lei però aveva portato qualcosa di più, superando la fragilità di Marylin.
Lei, nata nel 1940 a Chicago, figlia di un’ingegnere aeronautico di origine boliviana (il suo vero cognome era Tejada) e di una casalinga inglese, era un perfetto mix di tratti anglosassoni e di esotismo.

Dall’età di due anni si trasferisce a San Diego con la famiglia, al confine tra California e Messico. Ed è proprio a fine anni ’50 che comincia ad affermarsi uno strano rapporto tra i due lati del confine: da una parte, i genitori si preoccupano per “le droghe” che i figli prenderebbero dai brutti ceffi messicani corruttori della meglio gioventù, dall’altra invece il fascino per questa contaminazione, non più confinata alla toponomastica e alle comunità di migranti che lavoravano nei numerosi frutteti, con l’immenso successo di una serie Disney come Zorro, ambientata nell’epoca in cui proprio la California faceva parte del Messico.

I tratti di Raquel Tejada la rendevano perfetta per affermarsi in quel mood socio-culturale di timore e di fascinazione, ma il suo agente di allora, Patrick Curtis, la convinse a usare il cognome del suo primo marito, Welch appunto, per evitare di avere ruoli da latino-americana. La sua fisicità prorompente, non edulcorata da tratti rassicuranti come l’essere svampita di Marylin, la resero particolarmente adatta a un decennio di cambiamento come gli anni ’60.

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La sua immagine nel poster di un film di produzione angloamericana del 1966, “Un milione di anni fa”, la rende un sex symbol grazie a un bikini di pelle di daino. Diventa parte dell’immaginario erotico generale e viene utilizzata anche come oggetto di battute da parte dei più grandi comici dell’epoca: Woody Allen che sognava di “essere le sue collant”, Michael Palin dei Monty Python che diceva di volere che “gli cadesse in faccia” fino al nostro Carlo Verdone nel suo film “Borotalco” quando fa dire al personaggio di Manuel Fantoni, interpretato dal compianto Angelo Infanti, che Raquel, per quanto non fosse più una bambina aveva due seni “belli tosti” e ai Gatti di Vicolo Miracoli che la misero nella loro hit “Capito?”.

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Questa sua sensualità esagerata però non le fece fare quel salto di qualità come a Sophia Loren, che divenne un’attrice da Oscar, rimase sempre legata a questi ruoli anche durante la fase crepuscolare della sua carriera, dove mostra ancora la sua fisicità travolgente. Non l’ha aiutata nemmeno, in una Hollywood che diventava sempre più progressista, il suo essersi sempre definita una conservatrice, tanto da aver pubblicamente sostenuto l’intervento americano in Vietnam e aver sempre votato quel partito repubblicano che pur avendo espresso come presidente un ex attore come Ronald Reagan, era sempre più distante dalla nuova sensibilità degli studios.

Eppure, poche altre come lei hanno promosso una libera espressione della sessualità femminile, così aggressivamente prorompente e liberatoria che liberava le donne dalle caratteristiche sponsali e virginali nelle quali erano state confinate per così tanti secoli. Non è un caso che la sua carriera sia esplosa negli anni in cui si affermava un magazine come Playboy. Raquel Welch fu l’ambasciatrice di una nuova era, senza goderne pienamente i frutti.
Di questo però l’umanità le deve essere grata.

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