C’è qualcosa che ti fa fermare sul profilo di Michela Triulzi. Una serie di caratteristiche contrarie all’omologazione vigente. La voglia di essere vera, una sensualità potente e naturale, senza vanagloria. E una massa di ricci quasi ornamentale, incontenibile e ingovernabile, tanto che lei stessa li definisce spesso “my mess”.
Quando hai capito che volevi fare la fotomodella? È stata una decisione pianificata o una “coincidenza felice”?
Ho scoperto questa passione tardi rispetto a molte altre ragazze perché avevo finite le superiori, perciò a circa 19 anni. Lavoravo in un negozio di abbigliamento e il proprietario, che faceva anche il fotografo, iniziò a farmi alcuni scatti. Da lì partì tutto. Poi negli anni vi fu un’evoluzione che porta alla Michela di oggi. Una persona che vive la fotografia non solo come grande passione, ma come un lavoro.
Se dovessi descriverti in tre parole, quali sceglieresti e perché?
Sceglierò tre parole che mi descrivano sia in ambito personale sia fotografico (che poi alla fine trovo siano la stessa cosa).
- Umile: mai perdere la propria umiltà, soprattutto noi modelle/i. Dobbiamo sempre ricordarci che davanti all’obiettivo non siamo persone diverse da quelle che siamo nella vita, mostriamo “solo” lati di noi un po’ “nascosti”. E soprattutto, dobbiamo sempre ricordare da dove siamo partiti prima di diventare ciò che siamo ora.
- Altruista: aiuto sempre gli altri dove posso, così come sono stata aiutata quando ne avevo bisogno. E non me lo dimentico mai.
- Energica: mi piace la dinamicità, il cambiamento, l’evoluzione delle cose. Difficilmente mi “accomodo”.

Una cosa sorprendente di te? Che non viene comunemente associata alla tua immagine?
Il mio lato “pantera”. Lo esprimo solamente davanti all’obiettivo e per chi mi conosce nel quotidiano fa un po’ strano perché non si direbbe affatto io sia così.
Ti sei sempre sentita a tuo agio davanti all’obiettivo o hai dovuto lavorarci?
L’unica volta in cui penso di aver provato un disagio iniziale è stato il primissimo scatto di nudo artistico diversi anni fa. Una volta presa consapevolezza del mio corpo e di quello che ero in grado di fare, il disagio non ha più fatto parte del mio vocabolario fotografico.

Come vivi i tuoi super ricci in un mondo di donne piastrate? Questa caratteristica ti ha avvantaggiata
Come li vivo? Ne sono gelosissima e riservo loro un’attenzione particolare. Costituiscono parte della mia personalità e unicità. Nella vita come nel lavoro. Guai per loro!
Quale parte di te ami di più e quale invece hai imparato ad accettare?
A livello estetico non mi esprimo perché ognuno di noi ha le proprie fisse…parlerei più sul piano caratteriale, dicendoti che sono molto fiera dell’umiltà ed educazione che riesco a mantenere in ogni situazione, mentre sto imparando ad accettare il fatto di non essere wonder woman e di avere bisogno di riposarmi sul divano qualche ora anche io ogni tanto!

Se potessi lavorare con un fotografo o una fotografa famosa, chi sarebbe e perché?
Se ne avessi la possibilità, mi piacerebbe molto lavorare con Alessio Albi…un fotografo a mio parere eccezionale. Di lui, tra tutte le sue capacità, amo in modo particolare il modo in cui fa parlare i soggetti dei suoi scatti attraverso l’autenticità dei suoi sguardi.
Cosa distingue uno scatto sexy da uno volgare?
Tanti aspetti, ma mi limiterò a parlarti dello sguardo, dell’espressività…può essere lo scatto più asettico del mondo a livello di posa, ma se gli occhi “parlano”, al fisico non presti molta attenzione, perché loro ti hanno già comunicato tutto. Per rendere uno scatto volgare invece, purtroppo, basta poco: una bocca troppo pronunciata…una mano nel punto sbagliato…Ad ogni modo, sta al buon senso di ognuno di noi: chi posa, chi scatta, chi guarda. Anche se sappiamo che spesso non è così.
Hai un capo d’abbigliamento o un accessorio che ti fa sentire irresistibile?
In realtà non ne ho uno in particolare. Anche se devo ammettere che la tutina in pizzo dei miei ultimi post mi dava sensazioni da brivido…

Se potessi descrivere la tua sensualità con una canzone, quale sceglieresti e perché?
Smooth Operator di Sade. Quando la ascolto, penso sempre a una donna sexy ed elegante, mai volgare, provocatrice al punto giusto, che lascia parecchio spazio all’immaginazione senza far trapelare troppo. Insomma una donna da scoprire…che è un po’ come mi sento io davanti all’obiettivo.
Chi è, nella vita, Michela? e che cosa sogna?
Domanda difficile. Michela è una donna che nella vita ha dimostrato tanto ma sente di avere ancora molto da offrire. Desidero proseguire per la strada che ho scelto di intraprendere, migliorando costantemente e trasmettendo questa mia esperienza a chi avrà voglia di mettersi seriamente in gioco!
Credits: fotografie di Luca Alutto, Luca Cassarà, Andrea Peroni
