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Umberto Galimberti

Le cose dell’Amore: amore è follia, è mancanza, è rigenerazione di sé

A cura di Monica Landro

Tra gli appuntamenti del “Festival della Bellezza” tenutosi durante la scorsa estate, ce n’era uno molto atteso. Umberto Galimberti, filosofo e psicanalista, ha tenuto una lectio su “Le cose dell’amore”, dal titolo di un suo libro edito nel 2004, al Castello Sforzesco di Milano, davanti ad un pubblico di oltre 2000 persone. Non c’è parola più equivoca di “amore” che penetra i meandri del sentimento e del desiderio con l’idealizzazione dell’altro per poi tramutarsi, magari, nell’amarezza della disillusione.

Ma che cos’è l’Amore? 
“Platone dice che l’amore è follia, un follia proveniente da Dio e assai più bella dell’umana ragione” Così inizia la lezione di Umberto Galimberti.

Ma come, proprio Platone, che ha fondato la ragione in Occidente, ci dice che la follia oltrepassa la ragione umana?
“Tutti noi, oltre alla dimensione razionale, abbiamo anche la dimensione folle. Ogni volta che andiamo a letto, si acquieta la coscienza, si estingue la ragione e incominciano i sogni, i quali sono il teatro della follia perché nel sogno non funziona il principio della ragione, che è quello della non contraddizione -spiega il filosofo – Nel sogno infatti io sono lo spettatore ma ne sono anche il protagonista e questo la ragione non lo consente. Oppure il protagonista del sogno è una donna, io sono un uomo ma so che quella donna sono io. Il principio di non contraddizione che stabilisce che quella cosa è se stessa e non altro, nel sogno viene totalmente eliminato. Prova ne è che la mattina, quando ci alziamo, la prima mezz’ora non siamo ancora esattamente padroni di noi stessi, stiamo recuperando la parte razionale, coscienziale, affidandoci alle nostre abitudini che vengono eseguite rigorosamente in modo assolutamente identico ogni mattina. Questo ci permette di ritornare coscienti. La coscienza non è qualcosa che ci assicura la sua continuità, può essere interrotta in qualsiasi momento dalla follia che ci abita, perché noi siamo abitati anche dalla follia, anzi, se nell’uso della ragione siamo più o meno tutti uguali, motivo per cui riusciamo ad intenderci mentre parliamo, la qualità della nostra personalità è data dalla tonalità della nostra follia. Questo ci rende realmente differenti”.

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Quindi la ragione è regolata dal principio di non contraddizione che dice che qualcosa è se stessa e non altro?
“Platone, che ha inventato la ragione, ci avverte che questa altro non è che un sistema di regole per poter comunicare e per poter prevedere i comportamenti ma non è la verità – spiega il Prof. Galimberti- Nella verità sono i bambini che prima di arrivare all’età della ragione fanno le cose più disparate. Come arrivano alla ragione? Attraverso i NO. Alla ragione si arriva attraverso l’insegnamento ma non è il luogo della verità. Ed allora il luogo della verità finisce con l’essere la follia”.

Secondo Platone, anche Amore è follia, è la confusione di tutti i codici.

L’IO non controlla Amore

“Quando uno dice “io ti amo” chi parla? La mia passione, il mio desiderio, la mia idealizzazione, l’angoscia della solitudine? Chi è quell’ IO?” domanda Galimberti.  “È uno pseudonimo, noi siamo tante altre cose. L’IO è solo la parte razionale che ci governa nella comunicazione abituale. Amore non è a disposizione dell’IO, casomai il contrario: è Amore che dispone dell’IO, che lo travolge, che lo sconfina. L’IO non controlla Amore”

Se vogliamo parlare d’Amore dobbiamo dunque uscire dal luogo dell’IO ed entra in una dimensione in cui è concesso parlare d’Amore.

In greco antico ” Έτσι, δεν γνωρίζω ” significa “So di non sapere”

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Il Prof. Galimberti spiega: “Socrate, famoso per la sua frase “so di non sapere” è il filosofo della dotta ignoranza. Ignoranza vuol dire che non sai niente. Dotta vuol dire che sai di non sapere niente. Dotta ignoranza è la caratteristica di tutti i filosofi. La filosofia non sa niente. Il compito del filosofo, dal punto di vista di Socrate, non è tanto quello di istruire qualcuno ma di mettere in gioco le idee che tu hai in testa per vedere se sono fondate oppure no. Se non sono fondate vanno scartate. Fare filosofia significa ripulire le idee che hai in testa per vedere se sono fondate o se sono frutto di una fede, di una persuasione, del senso comune. La filosofia è un lavoro critico

Il termine “episteme” (ἐπιστήμη) si riferisce alla conoscenza, alla scienza o alla comprensione di un argomento o di un campo scientifico.

“τα ερωτικά” le cose dell’amore

Ebbene Galimberti ci spiega che Socrate, di una cosa sola ha “episteme”, cioè un solo sapere fondato e riguarda “τα ερωτικά” le cose dell’amore

Il filoso a questo punto entra nel vivo delle cose dell’Amore e nelle dinamiche dei rapporti amorosi. L’uomo e la donna non coincidono con i loro pensieri.

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L’uomo ha un pensiero logico matematico, che poi è quello che si insegna in tutte le scuole. La donna oltre a questo ha anche un pensiero intuitivo che è irrazionale per cui tante volte capisce come andranno a finire le cose. E poi la donna ha anche un pensiero sentimentale, che non riguarda solo qualcosa che si sente ma che tocca anche l’aspetto cognitivo.

“Quando uno ama capisce molto di più delle parole dell’altro rispetto a qualcuno che ascolta ma non ama quella persona. Quando due sono innamorati utilizzano il linguaggio comune al quale danno un eccesso di significato che capiscono solo loro due – approfondisce Galimberti- Succede così che quando una donna utilizza la sua dimensione intuitiva oltre che razionale un uomo non la capisce e le dice “ragiona!” che significa “attieniti alla logica razionale, altrimenti non capisco niente” e qui entrano in gioco tanti scenari. Non ci si capisce più. Ad eccezione di quegli uomini che hanno una relazione con la loro parte femminile e sono in grado a loro volta di essere intuitivi e sentimentali, nel senso del sentimento come facoltà cognitiva”.

L’essenza di Amore è sostanzialmente la mancanza

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Un altro aspetto che Platone sottolinea è che l’essenza di Amore è sostanzialmente la mancanza.

“Cosa è il desiderio? Il desiderio è mancanza. Tu desideri le cose che non hai. Quelle che hai te le godi. Amore è il tempo della mancanza, del desiderio, il tempo in cui non possiedi quello a cui aspiri. Amore è la ricerca incessante di ciò che ti manca. Amore non è possesso – sottolinea il filosofo – Dovremmo acquisire il concetto che la persona con cui viviamo è altro da noi. Questa alterità alimenta il desiderio della conoscenza dell’altro. Se l’altro è davvero altro, io sarò sempre alla ricerca di quel nucleo segreto inaccessibile che mi stimola verso l’altro”.

E che ne è di quell’IO, travolto dall’Amore? Di quell’IO che non riesce a controllare Amore?
“Quando una relazione finisce, il tuo IO non è più quello di prima. Chiunque abbia avuto una storia d’amore sa bene che comunque finisca, l’IO che esce da quella storia, non è lo stesso che è entrato, è un IO arricchito, nuovo, rigenerato”.

Una Lectio magistralis che ci lascia un grande insegnamento. L’IO è un viaggio che compiamo ogni giorno, che cambia aspetto ogni giorno e che speriamo un giorno ci porti alla destinazione che desideriamo. Che sia Amore, che sia follia o forse anche la conoscenza di noi stessi.

Del resto, una delle più belle frasi di sempre resta quella di Socrate: “γνῶθι σεαυτόν”, conosci te stesso.

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