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Tribute: Laura Morante

di Monica Camozzi

L’artista ha la facoltà di sognare anche quando non dorme

A cura di Monica Camozzi

Guardare Laura Morante nell’interpretazione di una vita – che il soggetto sia suo o di altri – è come entrare in quelle scarpe, camminarci dentro, vibrando delle stesse emozioni, risalendo la colonna fino ad arrivare al talamo. Par quasi di sentire il profumo di quel tormento, di quella incertezza, di quel sottile contrappasso tradito da un battito di ciglia. 

Potremmo dire, rubando le parole a Paoli, che è un attimo senza fine. Perché te lo porti dentro. 

Infatti, quando uscì il film La Stanza del Figlio di Nanni Moretti, molti le chiesero se per rappresentare quella madre in modo così verosimile avesse simulato dentro sé la stessa perdita. 

Risulta naturale, vederla come voce narrante, per dare vita al pathos che animava la Divina nello spettacolo dedicato a Callas 100, concerto itinerante in occasione del centenario dalla sua morte.

Ricordo che lei morì nel 77 ero in scena a Parigi con Carmelo Bene e lui le dedicò lo spettacolo di quella sera

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Laura, cosa ti ha colpito maggiormente di Maria Callas come donna?
Mia figlia, appassionata d’opera, mi aveva regalato un piccolo epistolario con le sue lettere. Maria viveva un conflitto che non è raro: quello fra i desideri umani e le aspirazioni. Quando si hanno doti artistiche così grandi è impossibile sottrarsi alla necessità di esprimerle, diventa quasi una tirannia.

Kafka diceva  vivere per scrivere. Tanto più sei dotato quanto più risulta difficile vivere un’esistenza appagante ed  equilibrata

Cosa hai notato nelle lettere che la Callas scriveva?
Mi ha colpita la componente naïf, un elemento importantissimo per l’espressione artistica ma penalizzante sul piano personale.

Se ci pensiamo, la Callas ha sofferto atrocemente per un uomo, Onassis, che forse non la meritava. La sua innocenza, la sua componente infantile, così preziosa per esprimere il talento, diventava quasi un handicap nella vita. 

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Tu hai rappresentato un’altra grande, Sarah Bernhardt, in Madame Tosca. Una donna forte, passionale, piena di contrasti. Ti riconosci in lei?
Mah, se guardiamo la biografia abbiamo poco in comune: lei era una star che amava il divismo, esibizionista e spendacciona. Io non ho alcuna di queste caratteristiche ma, come faccio sempre, trovo punti di contatto. In questo caso, la fragilità di fondo che si maschera con la forza. Il tendere a dissimulare la parte più fragile per proteggerla.

Vivere tante vite come attore aiuta a capire meglio la propria?
Spesso c’è dentro di te una caratteristica inespressa che sul palco o sul set riesci a portare fuori. In un certo senso è terapeutico ma penso avesse ragione la Magnani.

Anna Magnani diceva che gli attori sono spesso persone con carenze affettive, che cercano nell’amore astratto del pubblico di supplire a bisogni inappagati

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Siamo vittime di modelli perfetti da emulare? Come la protagonista di Assolo, soggetto che hai scritto tu?
Solo lei li vede come perfetti..l’illusione della perfezione crolla vedendo un’amica insicura, l’altra che tradisce. In realtà è la protagonista a crogiolarsi dentro la chimera della perfezione. Un istinto autodistruttivo, che vede gli altri migliori di noi stessi. In realtà, tutti i riferimenti assoluti si rivelano fallaci alla fine. 

Ti piaci? Ti riguardi volentieri?

Ci sono film che ho fatto e che non ho mai visto! Ed è successo parecchie volte che non mi riguardassi

Spesso quando vado a fare le sincronizzazioni in post produzione, ripetendo le battute dette in scena, dico “qui lei” e mi rammentano che sono io, che dovrei dire “io”! In realtà è quasi una dissociazione, mi sembro un’altra! 

 È vero che la tua passione era la danza? E che il cinema è arrivato quasi per caso?
Sì, frequentavo una compagnia di danza e venni ”data” in prestito dalla mia coreografa, Patrizia Cerroni, per uno spettacolo di Carmelo Bene. Fu un momento di grande fatica, lui lavorava di notte, la mattina alle 8.30 ero in sala prove. 

Come ballerina non mi sentivo sicura dei traguardi che mi prefiggevo e piano piano si è insinuato un altro mestiere, che funzionava

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Chi ti ha fatto il primo provino cinematografico?
Stavo recitando  in teatro con un regista e attore, Donato Sannini, che era amico di Giuseppe Bertolucci. Giuseppe mi vide e  volle farmi un provino. 

Inutile chiederti se preferisci cinema o teatro…
Mio padre scriveva per il teatro, avevo fatto cose per lui da ragazzina. La distinzione fra cinema e teatro in realtà è una caratteristica italiana, all’estero è quasi impossibile per un attore non fare teatro. Il cinema è un meraviglioso inganno, con il montaggio, i primi piani, le luci possiamo fare sembrare straordinario anche un attore mediocre. 

A teatro non c’è inganno, c’è la sfida con sé stessi, l’imprevisto, il buco di memoria. E poi l’irripetibilità di quella serata, di quel momento

Come riesci a rappresentare così bene il dolore?
Non so, avrò la mia dose personale a cui attingo! Conosciamo tutti la morte, il dolore, l’ansia, la paura, le incertezze è un pozzo senza fondo. In genere avviene in modo inconsapevole. Io cerco sempre una forma di autenticità, mi interessa che non sia una simulazione, che non sia un fatto esteriore ma che sia reale. Accade un po’ a tutti gli artisti, ti domandi “come è uscita questa cosa da me”? 

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L’artista ha la facoltà di sognare anche quando non dorme 

A proposito di sogni, diccene uno tuo!
Avevo il sogno di interpretare la tragedia greca e…me lo sono realizzato da sola. Ho sempre fatto cinema autoriale dove i caratteri sono sfumati e spesso, più che scegliere personaggi intensi in un film poco convincente, sceglievo un contesto con interpreti che mi andassero a genio. Ora è sorta in me l’esigenza di interpretare personaggi forti, più romanzeschi. 

Donne forti? Come le eroine delle tragedie?
Eroine non è il termine esatto, piuttosto direi meravigliosi personaggi femminili. Cassandra, Elena, Andromaca, Elettra.

Clitemnestra forse è la mia preferita 

Il lavoro si chiama “Notte di sfolgorante tenebra” e mette in scena 6 monologhi di altrettanti personaggi femminili, tutti legati alla guerra di Troia.  

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