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Tribute: GIANMARCO TAMBERI

by Monica Camozzi

The Winner takes it all

A cura di Monica Camozzi
foto sportive di Fidal/Colombo

Scomodiamo il tormentone degli Abba per Gianmarco Tamberi. Il suo trionfo, nello sport e nella vita, ci induce a farci una domanda: Cosa significa, essere vincitore? Non ha a che fare “solo” con un salto. Attiene alla fiducia in se stessi, al sacrificio, all’amore, al carattere. Forse anche alla genetica perché Gimbo, questo il suo soprannome, è figlio di un atleta, Marco Tamberi, che al pari suo volava. 

Gianmarco  ha compiuto un’impresa che ci ricorda il viaggio dell’eroe. 

Il sogno, la sfida, l’ingresso alla porta degli inferi (l’infortunio, la lesione del legamento deltoideo con lacerazione della capsula articolare della caviglia sinistra, che lo ha bloccato per un anno), la risalita a vedere le stelle. E il Trionfo. “Mi sento come un umano che batte i supereroi” ha dichiarato in occasione dell’oro ai campionati  di Budapest. Il titolo che gli mancava, dopo le vittorie alle Olimpiadi, al Mondiale indoor e a due Europei. E che porta l’Italia nella leggenda. Gimbo ha spiccato un volo di 2 metri e 36 al primo tentativo, imponendosi sullo statunitense JuVaughn Harrison e sul qatarino Mutaz Barshim (l’amico con cui aveva condiviso l’oro olimpico a Tokyo). 

Una cosa ci colpisce, oltre alla eccezionale performance sportiva: il cuore che questo giovane uomo mostra senza timori, con istintiva fiducia. L’amore per la donna che lo segue da sempre e che è appena diventata sua moglie, Chiara Bontempi. 

E la dedica al padre, ex allenatore: “Non è stato facile separarmi da lui. Mi ha insegnato a saltare, quello che sto facendo oggi è anche merito suo”.

Gianmarco ci dimostra fattivamente che il destino si struttura nel carattere e che non può mancare la spinta dell’anima. Non è un caso, se qualche giorno fa, mossi da un ineffabile istinto, gli abbiamo fatto qualche domanda…

Spesso le grandi imprese sono precedute da un momento di buio. Tu sei stato fermo due anni e mezzo per un infortunio. Come hai trovato la forza per crederci ancora?
Non è stato facile, anche perché è accaduto alla vigilia dei Giochi Olimpici di Rio, mentre ero in grande forma. I primi momenti sono i peggiori, ti crolla il mondo addosso e ti senti perseguitato dalla sorte. Poi però la luce si riaccende, inizi a focalizzarti su quello che c’è da fare per rialzarti e la vita ricomincia. 

Certo in un percorso così lungo ci sono alti e bassi ma l’oro di Tokyo mi ha ripagato di tutti i sacrifici.

Secondo te ognuno di noi è completamente padrone della propria vita o esiste un filo sottile già tracciato?
Onestamente non mi sono mai posto questa domanda, però ciò di cui sono certo è che reagendo in un modo o in un altro a ciò che ci accade possiamo indubbiamente cambiare il nostro destino. Non è importante sapere se esiste oppure no quel filo sottile già tracciato, è importante capire come farlo muovere nel percorso che lo porta all’altra estremità per superare i vari ostacoli che incontrerà.

Quali sono le caratteristiche del temperamento più importanti, per vincere nello sport?
Avere testardaggine nel perseguire i propri obiettivi anche quando sembrano irraggiungibili, ma anche lucidità per fare le scelte giusto al momento giusto.

Qual è il momento in cui ci si gioca tutto? Quell’attimo di concentrazione prima del salto? Oppure no?
La rincorsa e lo stacco sono i momenti più delicati, ma in realtà ogni dettaglio è importante, inclusa tutta la minuziosa preparazione che c’è dietro. 

Il salto è la punta dell’iceberg di un lavoro immenso che purtroppo passa inosservato.

Copertine di giornali, sfilate di moda, red carpet: ti piace questo lato della celebrità?
Mi ritengo al 1000% un atleta. Una persona che ha dedicato e dedica tutte le sue energie per raggiungere i propri risultati. Non ho mai, mai, sacrificato un giorno di allenamento per un evento mediatico o cose simili, né prima né dopo l’oro olimpico. Tutto quello che è arrivato dopo quello splendido 1° agosto è stato gestito senza mai scalfire il mio progetto da atleta. Questo perché voglio ancora vincere… Diventi dipendente da quelle emozioni che provi quando vinci e 

tirare i remi in barca per inseguire la celebrità penso possa essere una delle cose meno smart che un atleta possa fare. 

Questo è il nostro lavoro, più vinciamo e più aumenta la celebrità. Detto ciò, nel tempo libero fa chiaramente piacere partecipare a delle cose diverse e soprattutto rende felice mia moglie.

Se avessi davanti a te il Genio della Lampada cosa gli chiederesti?
Diventare campione NBA! Scherzi a parte (ma non troppo), non ho tanti desideri da esaudire, la mia vita mi piace com’è. Dal punto di vista sportivo, dopo che ho raggiunto l’unica medaglia che mi mancava ai Mondiali di Budapest, ora vorrei arrivare in forma a Parigi 2024 per poter difendere al meglio l’oro di Tokyo, mai nessuno ci è riuscito nella storia del salto in alto. Ah, sì, vorrei che finisse la ristrutturazione della casa che stiamo facendo io e Chiara che è iniziata praticamente da quando mia mamma mi allattava. Un esaurimento, non ristrutturate mai nulla!

Tre cose senza le quali ti sarebbe difficile vivere.
Mia moglie Chiara, che è la mia fonte d’energia positiva; il basket che amo in maniera viscerale; l’adrenalina della competizione.

SI vince con le doti fisiche o con quelle psicologiche? Qual è la dotazione di natura necessaria per il vincitore?
Ritengo che la mente sia molto più potente del fisico. Se faceste dei test valutativi dei parametri fisici dei migliori 20 al mondo nel salto in alto, non trovereste mai il mio nome in quella lista. 

Tante volte chi è molto dotato fisicamente rispetto ai propri avversari ha bisogno di molto meno per raggiungere lo stesso risultato. Questa cosa nel giro di anni giocherà fortemente a sfavore di chi all’inizio sembrava favorito perché il “meno dotato” pur di provare a vincere a perfezionato ogni singola cosa della sua vita per migliorarsi, dalla tecnica all’allenamento, alla dieta, al sonno, allo stile di vita…. Questa è la mia storia, dopo un bruttissimo infortunio ho dovuto analizzare e perfezionare veramente tutto per tornare al livello in cui ero. Con la caviglia di stacco operata 2 volte e una placca di titanio che tiene attaccato il legamento deltoideo al malleolo non è proprio la stessa cosa scaricare più di 800kg a terra ogni salto. Ve lo assicuro.

Cosa si prova a conquistare un oro olimpico? A pensare “sono la persona che salta più in alto del mondo”? È un’ emozione fugace o qualcosa che resta dentro per sempre?
Credo che la risposta sia soggettiva, ognuno reagisce a modo suo. 

Io ho lottato tanto, fra mille avversità per arrivare a quell’oro quindi ho provato un’emozione fortissima che non dimenticherò mai. 

Al di là del momento in cui è arrivata la vittoria, ho assaporato quella gioia per settimane, degustandola lentamente come un buon vino. Ancora oggi, dopo due anni, è qualcosa che mi fa sentire bene e mi motiva ad essere ottimista quando le cose sembrano difficili.

Quali sono i tuoi progetti futuri. E cosa sogni
Per adesso sono concentrato sui prossimi 12 mesi. L’oro Mondiale appena raggiunto mi ha regalato tanta gioia, ma anche una grandissima voglia di affrontare nel 2024 gli Europei a Roma (7/13 giugno) e ovviamente l’Olimpiade parigina (26 luglio/11 agosto): obiettivo tripleteDopo si vedrà, ora tutte le mie energie fisiche e mentali sono focalizzate su questo, al cosa vorrai fare dopo ci penserò dopo visto che questi già sembrano obiettivi parecchio impegnativi. Dal punto di vista personale non potrei essere più felice: ho sposato la donna della mia vita e stiamo ristrutturando la casa dei nostri sogni, sperando che un giorno potremo dire: ABBIAMO FINITO DI RISTRUTTURARE la casa dei nostri sogni.

Tra qualche anno ci piacerebbe allargare la famiglia, sarebbe meraviglioso!

Ora dobbiamo goderci quello che abbiamo, questa vita fatta di alti altissimi e bassi bassissimi è pesante ma bella allo stesso tempo, siamo fortunati a poter vivere così tante emozioni.

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