Come l’AI ha rivoluzionato il processo creativo nel film di Brady Corbet
Nel cuore della produzione cinematografica di “The Brutalist”, film diretto da Brady Corbet e premiato al Festival di Venezia, c’è un elemento che ha suscitato stupore e curiosità: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Sebbene il film, che racconta la storia dell’architetto László Tóth, sia stato applaudito per la sua narrazione e la performance degli attori, una recente rivelazione ha fatto emergere un dettaglio sorprendente che potrebbe cambiare la percezione sul futuro del cinema.
Nel corso delle riprese, la produzione ha fatto ricorso a Respeecher, un software AI avanzato, per perfezionare la pronuncia ungherese di Adrien Brody e Felicity Jones. Grazie a questa tecnologia, gli attori hanno registrato i dialoghi in ungherese, permettendo al software di “allenarsi” sulle loro voci per creare un risultato che rispecchiasse la lingua originale in modo autentico e naturale. Il montatore Dávid Jancsó ha spiegato che, sebbene fosse possibile realizzare questo lavoro manualmente, l’uso dell’intelligenza artificiale ha accelerato notevolmente il processo, consentendo al team di concentrarsi su altri aspetti cruciali del film.
Ma la tecnologia non si è fermata ai dialoghi. L’AI è stata anche utilizzata per generare alcuni degli edifici e disegni che appaiono nelle scene finali del film. Una scelta intelligente, vista la limitata disponibilità di budget, ma anche un chiaro segnale di come la tecnologia possa integrarsi perfettamente in un processo creativo senza compromettere la qualità estetica. “L’AI è un potente strumento che ci ha permesso di risparmiare tempo e risorse, mantenendo l’integrità artistica del progetto“, ha dichiarato Jancsó.

A confermare l’approccio innovativo del film è stato lo stesso regista, Brady Corbet, che ha precisato che l’uso di Respeecher ha avuto l’unico scopo di perfezionare la lingua ungherese, senza alterare o sostituire la recitazione degli attori. L’obiettivo era quello di garantire una performance fedele e autentica, senza scadere in compromessi tecnologici.
Questa scelta ha suscitato un dibattito acceso, sia nel mondo del cinema che tra gli esperti di intelligenza artificiale. Da un lato, c’è chi ritiene che l’uso dell’AI in produzione possa sminuire il lavoro umano e l’autenticità dell’interpretazione. Dall’altro, ci sono registi e professionisti che vedono nell’AI un alleato che può facilitare il lavoro creativo, come dimostrato anche dal regista Paul Schrader, che ha utilizzato ChatGPT per sviluppare idee innovative per i suoi film.
“The Brutalist”, quindi, non è solo un’opera cinematografica premiata, ma anche un esperimento che segna un passo importante nel futuro della produzione cinematografica. Con l’introduzione di tecnologie come l’AI, il mondo del cinema potrebbe essere pronto a reinventarsi, rendendo più accessibili e veloci quei dettagli creativi che un tempo richiedevano risorse enormi.
Se da un lato c’è una certa resistenza a questa evoluzione, dall’altro, la tecnologia non sembra più essere una scelta opzionale ma una necessità per rispondere alle nuove sfide artistiche e produttive. In futuro, vedremo probabilmente sempre più registi e team di produzione abbracciare l’intelligenza artificiale come strumento indispensabile per realizzare progetti sempre più ambiziosi.
