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Terme De Montel: l’acqua di oggi scorre su una leggenda di ieri

Un luogo che unisce storia, bellezza e benessere a Milano

16.000 metri di bellezza abbacinante, che lascia parlare al Liberty il suo lessico inconfondibile e altri 5.000 metri interni, in cui affondare lo spirito e i sensi. Le nuove Terme De Montel, le più grandi d’Italia, portano in superficie l’acqua che era nascosta a quasi 400 metri nel sottosuolo e che uscì, sgorgando lieve, nei primi anni Duemila lasciando tutti con un palmo di naso. Socchiudendo gli occhi si potrebbero veder uscire Francis (Scott Fitzgerald) e Zelda, da quanto è pregnante la suggestione Belle Époque di questa struttura straordinaria, scenografica come un anfiteatro greco, a pochi passi dallo stadio di San Siro. Bravissimo, fu l’architetto Paolo Vietti Viola, stesso artefice dell’Ippodromo, a esprimere lo spirito del tempo, quando l’imprenditoria di alto livello non investiva in calciatori ma in cavalli. Le Terme di Oggi sono le Scuderie De Montel di ieri. E qui, su questi prati, nell’epoca in cui le guardie Savoia a cavallo arrivavano al passo fino in Piazzale Loreto, si consumava la rivalità nascosta dietro una patina di noblesse fra Giuseppe De Montel, banchiere, industriale della seta, dandy serio e compassato e Federico Tesio, allenatore sanguigno e passionale cui dobbiamo le vittorie di Ribot e Nearco, che portarono l’ippica italiana alle vette più alte. La rivalità era così accesa che Tesio fu costretto a ricorrere all’aiuto della famiglia Incisa della Rocchetta per poter contrastare l’implacabile De Montel. Le scuderie, erette nel 1915 su progetto dell’architetto Vietti Violi erano in gemellaggio con quelle del Duca di Condè, accanto alle quali sorgeva un altro gioiello, l’ippodromo di Chantilly. Oltre a Tesio e De Montel, ai vertici dell’ippica c’erano i fratelli Crespi (Giulia Maria fu fondatrice del FAI) e imprenditori come Gino Mantovani, produttore del latte Mellin. Persino Luchino Visconti, che visse un fugace momento di passione per i purosangue.

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Le Terme: un piccolo “tradimento”

Al giungere della guerra, De Montel fu costretto a dismettere tutto, essendo ebreo. E le sue scuderie iniziarono un lungo e inesorabile degrado lungo 80 anni. Nel 96 l’area passò al Comune di Milano che, dopo un lungo lasso di tempo, si accorse del potenziale nascosto sotto le frasche. Poco dopo, l’acqua sorgiva sottostante iniziò a dare segno di sé e nel 2007 venne ripristinata la sorgente. Un bellissimo progetto sulla destinazione dell’area fu fatto dal Liceo Leopardi di Milano, che vinse il torneo del Paesaggio del FAI con esso e venne valutato il migliore fra quelli dei 5.000 istituti partecipanti. Sulla falsariga del progetto liceale, nacque poi il Comitato che intendeva preservare la destinazione d’uso del sito, ovvero essere un luogo per i cavalli, storicamente dedicato all’ippica. Qui infatti si allenarono e vinsero miti come Orsenigo, che detiene il record di 3000 metri sulla pista di San Siro e Havresac II. WWF non fece mistero della sua propensione a mantenere la destinazione originale, con un occhio di riguardo per ippica e ippoterapia. Le scuderie furono altresì oggetto della campagna di Legambiente Salvalarte. Poi, un concorso per progetti vide emergere quello di Giovanna Franco Repellini che proponeva di utilizzarla come spazio terme (questa era anche una proposta del Circolo di Legambiente).

il sito prima della riprogettazione

Reinventing Cities e l’intervento di Azimut

Nel 2017 il destino del sito tanto caro a De Montel ebbe finalmente luce, grazie al bando internazionale Reinventing Cities e all’investimento del fondo Infrastrutture per la Crescita – ESG (IPC) di Azimut Libera Impresa SGR, in partnership con il gruppo Terme & SPA Italia. Sarebbe diventato uno stabilimento termale, ma con prerogative tali da renderlo unico. In effetti, lo è. Il progetto, coordinato da Studio Marzorati e J+S, è finalmente al lancio dopo quattro anni di lavoro. Zero emissioni, niente cloro nelle piscine, piantumazione di 3.500 alberi per compensare la CO2 (a cui si aggiungeranno altri 2.500 nuovi alberi nei prossimi anni). 10 piscine termali, con diversi tipi di acqua a temperature che consentono vari tipi di esperienze (compresa la densità di sale tipica del Mar Morto). 4 saune, di cui una in pino cembro per armonizzare il battito cardiaco. 16 sale massaggio, caffetteria, bistrot, ristorante, food tracking ma di lusso. L’acqua delle vasche non conterrà cloro, ma verrà cambiata al 30% ogni giorno, sfruttando un sistema di vasche sotterraneo per il recupero dell’acqua piovana. La realizzazione della SpA è stata affidata a un’azienda di respiro internazionale, la bbspa-Group di Gabriella Francia e Régis Boudon-Doris, imprenditori capaci di vere meraviglie in questo contesto. Lo scalpiccio degli zoccoli di Orsenigo resta in sottofondo. E nel mito.

l'immagine di una delle 4 saune


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