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Al Pacino - Credits Brigitte Lacombe

Sonny Boy: Al Pacino racconta la sua vita tra morte, rinascita e successi

Dalla povertà alle stelle, l’attore ripercorre carriera, amori e crisi personali in un memoir rivelatore, tra foto esclusive e ricordi indelebili.

A cura di Tobia Dell’Olio

“Ero tecnicamente morto, poi sono tornato”.

Sembra la frase di un film, una di quelle recitate nei capolavori a cui Al Pacino ci ha abituato nel corso della sua lunghissima carriera, e invece è la realtà raccontata, tra mille altre, nel libro Sonny Boy, in uscita mondiale il 15 ottobre per la casa editrice La Nave di Teseo – Collana Oceani. 336 pagine e tanti scatti fotografici emblematici e esclusivi per la prima autobiografia ufficiale dell’84enne attore hollywoodiano pronto a ripercorrere tutta la sua carriera, la sua vita.

Un vero debutto per la moviestar nata il 25 aprile del 1940, morta e risorta durante la pandemia del 2020, in gravissime condizioni economiche nel 2011 tanto da accettare film solo per soldi come “Jack & Jill” (qualcuno se ne ricorda?) e da giugno 2023 padre per la quarta volta grazie alla fidanzata 29enne Noor Alfallah. Una sorta di montagna russa per lui, da sempre molto bohémienne nel suo stile di vita, e forse questo libro darà serenità a se stesso, a due ex mogli e ai tre figli (Julie avuta con Jan Tarrant e due gemelli, Anton e Olivia, con Beverly D’Angelo), grazie a 5 milioni di dollari ottenuti per i diritti.

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Tanti bigliettoni che gli hanno dato la possibilità di vivere “…un’esperienza incredibilmente personale e rivelatrice, riflettere su questo viaggio e su ciò che recitare mi ha permesso di fare, sui mondi che ho potuto vedere”. Queste le sue parole affiancate a quelle della casa editrice che hanno sottolineato come il libro “…sia la memoria di un uomo che non ha più nulla da temere e nulla da nascondere”.

Nonostante non sia il primo scritto per Scarface, nel 2006 l’attore partecipò a Al Pacino: In Conversation With Lawrence Grobel, Sonny Boy è un memoir che ripercorre  le collaborazioni decisive, i legami più importanti, soprattutto le sue più grandi interpretazioni, ad iniziare dalla copertina che lo ritrae ai tempi dei suoi brillanti esordi al cinema, ossia sul set del film “Lo spaventapasseri” (Scarecrow, 1973) di Jerry Schatzberg, premiato a Cannes.

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Una pellicola girata tra i capolavori “Il Padrino” e “Serpico” e seguita subito dopo dal “Padrino Parte II” e “Quel pomeriggio di un giorno da cani”, ossia quattro nomination di fila agli Oscar tra il 1973 e il 1976. Ma solo il 1993 gli ha concesso l’ambita statuetta, conquistata per il remake americano di “Profumo di donna” (Scent of a woman) nel ruolo che fu di Vittorio Gassman nel film originale di Dino Risi.

Sonny Boy, questo era il suo soprannome da ragazzo, è ritratto in ogni attimo della sua vita e ogni foto è accompagnata da un commento, a volte ironico, a volte filosofico o drammatico, quasi a voler dare più forza a degli scatti che seguono le sue trasformazioni cinematografiche e biologiche.

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Da quando era una ragazzo nato in una famiglia poverissima di origine italiana, allevato da una madre affettuosa ma mentalmente instabile e dai nonni, dopo che il padre li aveva abbandonati quando Pacino era piccolo, al debutto a teatro e poi al cinema. Le uniche due strade che gli hanno dato salvezza.

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