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Serena Grandi: la grande bellezza dell’essere donna in un mondo di uomini

Dobbiamo accettarci nel migliore dei nostri pregi e nel peggiore dei nostri difetti

A cura di Diego Lanuto

“Ah, gli uomini, che bambinoni! Non crescono mai: bisognerebbe prenderli a sculacciate e poi comprargli il gelato. Vuoi mettere le donne: ormai siamo forti, indipendenti, con le pa**e […]”! Parole, queste, che rispecchiano alla perfezione Serena Grandi, d’altronde è stata proprio lei a pronunciarle poco più di un decennio fa, e che condensano in poche righe l’essenza del suo lungo percorso artistico e personale. 

Era solamente una ragazza, in effetti, quando iniziò a fantasticare di potersi affermare come attrice. Eppure, nonostante quello del cinema si sia dimostrato in più occasioni un mondo prettamente maschilista e di rado indulgente con le donne, è riuscita a tener fede a quel sogno e a realizzarlo. Una volta terminati gli studi, in breve tempo è stata in grado di consacrarsi come una delle maggiori icone cinematografiche italiane del biennio ’80-’90, avendo l’opportunità di spaziare in più ambiti e di mettersi in gioco attraverso generi differenti. Dall’horror di Joe D’Amato all’eros di Tinto Brass che la portò al successo, passando per la commedia di Dino Risi e Sergio Corbucci, i film con Roberto Benigni, Alberto Sordi e Paolo Villaggio, il sodalizio con Pupi Avati, la partecipazione alla realizzazione della pellicola Premio Oscar “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, i progetti per la televisione e quelli per il teatro. 

Un autentico viaggio in salita, che l’ha vista alternarsi tra piccolo e grande schermo, palcoscenico teatrale e studi televisivi, e in cui, nel corso degli anni, c’è stato spazio anche per la scrittura. Sono diverse, infatti, le pubblicazioni a suo nome, alle quali si va ad aggiungere il recente thriller “L’uomo venuto dal Po” (2022, Giraldi Editore) scritto a quattro mani con Carlo Alberto Biazzi, regista e produttore che l’affiancherà, inoltre, nel cortometraggio di prossima uscita “Al di là del mare”. 

Insomma, quella della Grandi è stata (e continuerà ad essere) una vita ricca di emozioni e successi, ma anche di difficoltà e dolori che l’hanno resa, senza ombra di dubbio, uno dei simboli di un’epoca artistica che è destinata a non fare più ritorno. 

Sin da giovane si è distinta per la sua bellezza prorompente, tant’è che lei stessa ha rivelato in diverse circostanze di essere stata oggetto di numerosi complimenti e apprezzamenti. Questo fattore le è mai pesato o lo ha sempre ritenuto un suo punto di forza?
A dir la verità non sono mai stata pienamente consapevole della mia bellezza, che di certo non sarà passata inosservata agli occhi degli uomini e che per le donne, forse, poteva essere un motivo di conflitto. Spesso riguardo le foto di me stessa di tanto tempo fa e mi dico: ‘Se solo avessi saputo di essere così bella…’. Sono una persona semplice, non avrei mai speculato sul mio aspetto fisico e in effetti non l’ho fatto. Sarò sicuramente una donna di bella presenza, ma con l’animo di una bambina inconscia della sua esteriorità. E sinceramente parlando, credo sia proprio questo il mio punto di forza. 

Dal punto di vista professionale, invece, ritiene che la sua estetica abbia condizionato la sua carriera?
Beh, ci sono momenti in cui vengono a crearsi dei “vuoti” che non possono essere colmati e questo vale per chiunque svolga un lavoro come il mio. Magari si è troppo in là con l’età per ricoprire determinati ruoli oppure non si è abbastanza maturi, professionalmente e anagraficamente, per conferire la giusta credibilità ad un personaggio. E lo stesso vale per l’aspetto esteriore. Ad esempio, capita che chi ha una bellezza particolare, e perché no, anche un po’ provocante, possa risultare inadatta per la parte di una madre. O al contrario, di una ragazza più giovane. Quando ero ancora un’attrice in erba, facevo maggiormente caso a queste cose e mi dispiaceva il non poter vestire i panni di un genitore o di una persona più adulta per via del mio aspetto. Ad oggi, però, essendo in una fase decisamente più matura della mia carriera e della mia vita, non ci bado molto e non mi vedrei affatto male in ruoli di tipo matriarcale. Perciò sì, la mia estetica ha indubbiamente condizionato il mio percorso, ma sono comunque contenta di tutti quei traguardi che sono riuscita a tagliare.  

È una donna dal carattere molto forte e non lo ha mai nascosto. Era così anche da ragazza, quando ancora sognava di affermarsi sul grande schermo? O il tempo e il percorso artistico che ha scelto di seguire hanno influito?
Sono sempre stata una ragazza buona ed emotiva, empatica e anche molto determinata. Tuttavia, con il passare degli anni mi sono accorta di quanto possa essere insidioso il mondo che ci circonda, in particolare quello dello spettacolo. È un ambiente difficile e i vari ostacoli che ho dovuto superare mi hanno aiutata a capire di essere molto più forte di quel che pensavo. Non lo avrei mai immaginato, ma tutte le esperienze che ho vissuto, nel bene e nel male, mi hanno reso la donna che sono oggi. 

Il mondo dello show business, in particolare quello del cinema, ha continuamente imposto canoni e alimentato stereotipi legati alla figura femminile. Le è mai stato chiesto di cambiare qualcosa di se stessa per potersi conformare ai “dettami” del periodo?
Artisticamente sono nata in una generazione in cui le pin-up e le donne curvy erano il modello del momento, richieste del genere sarebbero state fuori luogo e contro tendenza. Da questo punto di vista, dunque, non mi è stato mai chiesto di cambiare nulla e qualsiasi esperienza lavorativa abbia avuto l’ho sempre vissuta con piacere. Ricordo, però, che una volta Pupi Avati mi impose di non mettermi a dieta prima dell’inizio delle riprese perché, ripeteva in continuazione, ero ‘perfetta e meravigliosa’ così com’ero. Chiaramente, i tempi sono cambiati, oggi vivo il mio essere curvy in maniera più moderna e sono ancor più orgogliosa del mio corpo e delle mie forme. 

Quali sono gli ingredienti per diventare una stella di successo come lei?
Non dimenticare mai il proprio percorso, avere sempre degli obiettivi, non scoraggiarsi di fronte ai ‘no’ e vivere con un pizzico di leggerezza in più, lasciandosi trasportare dai propri sogni. Poi, ci vogliono anche un po’ di fede, un grande orgoglio personale e la voglia di condividersi e condividere emozioni con il pubblico e le persone con cui interagiamo. 

Molte sono le donne, tra cui anche numerose star, che ricorrono alla chirurgia plastica nella speranza di poter raggiungere un’ideale di perfezione, per adeguarsi o semplicemente perché non riescono ad accettare se stesse e il proprio aspetto. Cosa pensa a riguardo?
Sebbene la chirurgia sia ormai diventata una pratica più veloce rispetto al passato e ci siano molti meno pregiudizi a riguardo, credo fermamente che dovremmo tutti imparare a credere di più in noi stessi e ad amarci. Sicuramente si può migliorare ciò che può essere migliorato, ma dovremmo comunque accettarci nel migliore dei nostri pregi e nel peggiore dei nostri difetti cercando di valutare le imperfezioni come fossero delle opere d’arte che rendono ciascuno di noi unico nel suo genere. 

Sono molteplici le vicende spiacevoli legate al mondo del cinema che negli ultimi anni sono venute alla luce. Svariate attrici hanno rivelato di essere state vittime di abusi e soprusi. Le è mai capitato di ritrovarsi coinvolta in situazioni del genere sul set di un film?
Purtroppo, lo dico a malincuore, non è difficile imbattersi in episodi così sgradevoli all’interno di un mondo che appare estremamente bello e straordinario se visto dall’esterno. È capitato anche a me, certo, ma sono una donna che sa difendersi bene. Sono del parere che i compromessi non servano quando ci sono il talento e la determinazione, e questo mi ha aiutato molto ad evitare qualunque tipo di circostanza spiacevole. Per carità, non è facile esprimersi in merito dal momento che ogni situazione è differente e non tutte hanno magari la forza di reagire o denunciare. Fortunatamente, però, siamo in tante e sono convinta che, un giorno, essendo sempre più solidali le une con le altre, potremo arrivare ad estirpare definitivamente questo male alla radice!  

In molte sostengono che le donne debbano lavorare il doppio degli uomini per poter raggiungere i loro stessi obiettivi. Sulla base della sua esperienza, è d’accordo con questa affermazione?
Le donne pensano due già volte in più degli uomini. Dev’essere stato probabilmente un uomo a rilasciare queste dichiarazioni! (ride)

Da un paio di anni si dedica anche alla scrittura. Alle scrittrici, al pari delle attrici, viene spesso attribuita una credibilità minore rispetto ai loro colleghi di sesso maschile. Alla luce di ciò, cosa ha significato e continua a significare per Lei essere una donna in una realtà che concede più prerogative agli uomini?
Per fortuna ho sempre goduto dell’appoggio del mio pubblico, sia sul grande schermo che sulla carta stampata. Sin dalla pubblicazione del mio primo libro, “L’amante del federale”, i miei fan mi hanno supportata. È vero, gli uomini hanno un monopolio e una credibilità in più rispetto alle donne in determinati ambiti, ma alla fine sono gli spettatori e i lettori ad avere l’ultima parola. Basti pensare alla critica che, nella maggior parte dei casi in cui una donna sceglie di cimentarsi in qualcosa di innovativo, di sperimentare, si mostra puntualmente titubante per poi, in un secondo momento, ammorbidirsi non appena cominciano ad arrivare i primi feedback positivi. Quando questo accade, da una parte ci sono quelli che continuano a mostrarsi fermi sulla loro posizione, spesso basata su pregiudizi o preconcetti. Dall’altra, invece, ci sono tutti quelli che si sono ricreduti. Dopotutto, si sa, il pubblico è e resterà sempre il solo e unico sovrano! 

È sempre stata spinta dal desiderio di volersi affermare sul panorama dello showbiz e ci è riuscita. Guardando indietro al suo percorso, però, c’è qualcosa che cambierebbe?
Assolutamente no. Non amo particolarmente pensare a quelli che potrebbero essere dei rimpianti. Chissà, forse avrei potuto essere più astuta in determinate situazioni o magari cogliere determinate occasioni in maniera diversa, ma preferisco non spendere troppo tempo a rimuginarci su. Non cambierei nulla del mio percorso, rifarei ogni cosa, dalla prima all’ultima.  

Attrice, autrice, scrittrice. C’è qualche altro sogno ancora che vorrebbe si realizzasse?
Mi piacerebbe davvero tanto realizzare una linea di abiti che unisca l’utile al dilettevole. Capi d’abbigliamento che soddisfino i canoni di eleganza e comodità, adatti a qualunque tipo di fisicità e che valorizzino la bellezza di chi li indossa. Creare qualcosa che accompagni le donne in ogni momento della giornata, da quelli più banali a quelli più eccezionali che richiedono maggior cura e attenzione. 

Cosa ha lasciato lei al cinema e cosa il cinema ha lasciato a lei? E la scrittura, invece, che cosa le ha dato?
Il primo amore non si scorda mai. Quello con il cinema è sempre stato un rapporto basato sul “do ut des”. Ci siamo dati, ci siamo tolti, ci siamo amati e continueremo ad amarci. La scrittura, invece, mi ha dato una nuova dimensione e la possibilità di mettere in pratica quegli strumenti che ho acquisito lavorando per il grande schermo. Se l’attore deve portare in scena qualcosa, lo scrittore dev’essere al tempo stesso attore, sceneggiatore, scenografo, regista e casting director, perché ha bisogno di studiare e pensare la scena, caratterizzare al meglio i personaggi e le situazioni, per fare in modo che l’intera storia funzioni. Insomma, una sorta di cambio di inquadratura. 

Un messaggio per le lettrici o le esordienti che vorrebbero intraprendere la sua stessa strada?
Non arrendetevi mai, la vita può essere riscritta in qualunque momento. L’importante è non smettere di sognare e non cercare di soffocare la propria creatività perché se ci credete davvero e lavorate sodo, sarete in grado di fare qualsiasi cosa vogliate! 

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