Home Eventi e Mostre Ritratti africani di Seydou Keïta, Malick Sidibé e Samuel Fosso – fino al 11 giugno

Ritratti africani di Seydou Keïta, Malick Sidibé e Samuel Fosso – fino al 11 giugno

A cura di Anna Smith

Il Magazzino delle Idee di Trieste ospita la mostra Ritratti Africani. Seydou Keïta, Malick Sidibé, Samuel Fosso, a cura di Filippo Maggia.

Ormai celebrati in tutto il mondo fra i protagonisti della fotografia dell’ultimo mezzo secolo, i tre artisti si sono stati scoperti in Occidente solo in anni recenti e le loro storie personali hanno contribuito a rendere ancora più affascinanti le loro opere.

L’esposizione presenta per la prima volta in Italia un’importante selezione di più di cento opere dei tre fotografi. Tutte immagini messe a disposizione dalla C.A.A.C. The Contemporary African Art Collection di Ginevra, dalla Galleria Jean Marc Patras di Parigi, dalla Fondazione Modena Arti Visive e da numerosi prestatori privati.

Malick Sidibé, Amici che combattono con le pietre, 1976, Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection and Galerie Magnin-A, Paris

Malick Sidibé, Amici che combattono con le pietre, 1976, Stampa alla gelatina ai sali d’argento. Courtesy Jean Pigozzi African Art Collection and Galerie Magnin-A, Paris

Ritratti africani: la mostra al Magazzino delle Idee di Trieste ci racconta la storia di un popolo

Seydou Keïta e Malik Sidibé nascono da famiglie modeste e iniziano la propria carriera in piccoli studi fotografici nella capitale del Mali, Bamako. Davanti al loro obiettivo sfilano i propri concittadini, in anni cruciali per la storia del Paese e dell’Africa. Immortalano con abilità straordinaria non solo un’eccezionale galleria di volti e di figure, ma soprattutto catturano le aspirazioni, le mode, l’evoluzione di una società che a partire dagli anni Cinquanta muta rapidamente sia in conseguenza della riconquistata indipendenza politica del Mali nel 1960, ma anche del desiderio dei giovani africani di stare al passo con i propri coetanei europei.

Di una generazione successiva a quella di Keïta e Sidibé, Samuel Fosso riparte da dove gli altri avevano lasciato. Anche lui inizia la propria carriera in un piccolo studio fotografico senza l’ambizione di essere artista, ma la sua opera, che al bianco e nero alterna il colore, non si compone come quella di Keïta e Sidibé di ritratti di altri. Fosso inizia quasi per gioco a ritrarre sé stesso, e il suo lavoro si sviluppa attraverso autoritratti in cui interpreta ironicamente gli stereotipi dell’Africa vista con gli occhi dell’Occidente o in cui reincarna, a partire da Malcolm X, le figure simbolo dell’emancipazione dei neri.

Samuel Fosso, Autoritratto. Dalla serie 70’s Lifestyle, 1975-1978, Stampa fotografica ai sali d’argento. Courtesy Jean-Marc Patras, Paris

Samuel Fosso, Autoritratto. Dalla serie 70’s Lifestyle, 1975-1978, Stampa fotografica ai sali d’argento. Courtesy Jean-Marc Patras, Paris

Il percorso si può configurare come una “staffetta”, come lo definisce il curatore Filippo Maggia, che permette di coprire un lungo periodo di storia africana. “Keïta – scrive Maggia – è attivo negli anni che precedono l’indipendenza del Mali (avvenuta nel 1960), Sidibé vive e racconta gli anni immediatamente successivi all’indipendenza, Fosso nasce negli anni in cui diversi Paesi africani raggiungono l’indipendenza. Una staffetta che riscontriamo anche nei contenuti delle loro immagini, come se il filo narrativo tracciato da Keïta alla fine degli anni Quaranta avesse poi trovato un suo percorso evolutivo che corre di pari passo con la progressiva conquista e manifestazione di una consapevole ‘africanità’, segno distintivo che leggiamo nei loro ritratti, che non casualmente divengono autoritratti in Fosso”.

Il genere del ritratto – per ragioni storiche, politiche, sociali e religiose – è stato scelto da molti fotografi africani. L’esposizione al Magazzino delle Idee, dunque, racconta un’Africa di rinascita e di ricerca della propria identità, documentando le aspirazioni sociali dei soggetti fotografati sullo sfondo di una realtà culturale, politica ed economica con caratteristiche e urgenze lontane da quelle occidentali.

Completa il percorso espositivo la ricostruzione di uno studio fotografico come quello di Keïta e Sidibé. Un’occasione per il visitatore di immedesimarsi nei luoghi e nell’atmosfera da cui sono nate molte delle fotografie in mostra, scattandosi un ritratto su un inedito set con arredi e oggetti vintage che richiamano proprio l’ambientazione delle opere esposte. La fotografia potrà essere postata sui propri canali social utilizzando i seguenti hashtag e tag: #magazzinodelleidee @magazzinodelleidee

LUOGO
Magazzino delle idee, Corso Cavour 2, Trieste

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