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Parlare con un alieno via App: artificialmente reale

di Monica Camozzi

Un punto fermo nel mare ondulato della design week c’è stato: chi ha varcato la soglia di via Broletto 5, sede di Banca Investis, durante la Design week, ha potuto parlare con un alieno, via App naturalmente.

L’alieno si chiama Xelar e consente un amabile dialogo, grazie al bagaglio di conoscenze trasferito nella AI ad hoc. Un’esperienza suggestiva, potenziata dal contesto che Banca Investis ha dedicato allo spazio. The Space Week, installazione in cui convergono percorsi esperienziali multipli, ha proiettato almeno la fantasia oltre le fasce di van Allen, consentendo di vivere immersi in una consapevolezza espansa per una manciata di minuti.

L’alieno Xelar dà risposte puntualissime, anche perché a inserire i dati in questo agente artificiale sono stati i super esperti di Morfeus AI, Matteo Arnaboldi e Simone Zin, rispettivamente CFO e CEO della società che da qualche anno forma le aziende all’utilizzo della AI come risorsa irrinunciabile ai fini dell’efficienza.

Parlare con un alieno via App: artificialmente reale

“L’alieno non è un’esperienza isolata, abbiamo creato spesso mascotte personaggi pubblici –spiega Arnaboldi. “in questo caso, all’alieno abbiamo dato prompt, regole di base, uno stile di comunicazione e tutte le informazioni utili alle risposte. Naturalmente, chi andava fuori tema veniva riportato al core, ovvero il percorso concepito da Banca Investis per l’evento.

Ad esempio, la meravigliosa opera realizzata da Studio Rotella, Mete/OrA, simbolo di rinascita e speranza per il pianeta.

Non solo l’alieno: il ritorno alle origini

Parlare con l’alieno non è stata l’unica prestazione straordinaria. La tecnologia immersiva consentiva altresì di toccare supporti simili ai grattacieli di una città, condensando i suoni in una playlist personalizzata, scansibile da QR code e importabile sul proprio smartphone. Natura e spazio sono i due elementi apparentemente opposti ma in realtà compenetrati, resi protagonisti dal duo creativo WOA Studio.

Origin parte dalle radici e si espande verso l’alto, verso l’universo, utilizzando piccoli nastri costellati di led e lunghi 8 metri, capaci di intrecciarsi e di relazionarsi per mezzo di giochi luminosi e suoni digitalizzati. In sostanza, ne esce una sorta di loop ipnotico, la cui realizzazione tecnica risulta tutt’altro che semplice e il cui senso rappresenta una metafora potentissima della civiltà attuale, smarrita fra umanità materiale e potenziale virtuale.

Parlare con un alieno via App: artificialmente reale

L’opera site specific è stata creata nel 2022 per il Kunstkraftwek di Lipsia, un’ex centrale elettrica trasformata in museo di arte digitale e ha raggiunto Milano grazie al progetto di Banca Investis.

Il menu spaziale di Stefano Polato

L’avventura spaziale non ha contemplato solo il dialogo con l’alieno e l’immersione nel loop di Eiwa in versione digitale: c’era anche qualcosa di molto concreto e commestibile, nella fattispecie i menu che lo chef Stefano Polato ha creato per Samantha Cristoforetti, Paolo Nespoli, Luca Parmitano. La figura dello chef spaziale si colloca a metà fra scienza e arte, poiché il cibo da mandare in orbita deve durare almeno un anno, essere liofilizzato o termostabilizzato, contenere poco sale e non produrre briciole. Nel 2013 Luca Parmitano era riuscito a farsi preparare un tirami su termostabilizzato. Non a caso oggi Polato è responsabile dello Space Food Lab di Argotec, azienda che si occupa del bonus food della Agenzia spaziale europea. Dopo aver parlato con l’alieno, i visitatori di via Broletto hanno assaggiato insalata di quinoa, sgombro, pomodori e zucchine, riso agli asparagi, gamberi, mandorle con zest di limone e pomodori secchi, bocconcini di pollo alla curcuma e verdure.

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