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Paolo Ruffini

Paolo Ruffini a tutto tondo, tra teatro, libri e impegno sociale

A cura di Tobia Dell’Olio

A teatro e in libreria, ecco i due posti dove potete trovare Paolo Ruffini, il comico livornese classe ’78 che in questi giorni fa accomodare l’Italia in platea e in galleria ad applaudire lo spettacolo “Quasi Amici” e fa leggere l’Italia grazie alle pagine di “Posso solo amare”. Momentaneamente in pausa dal cinema e dalla televisione (lontano il suo debutto nel film “Ovosodo” e come vj a Mtv), da tempo si dedica alle persone “diverse” e in difficoltà e lo fa in maniera artistica, trasponendo dal cinema al palcoscenico un film francese con una dozzina di anni alle spalle e scrivendo 256 pagine di un libro.

Paolo Ruffini, "Posso solo amare".

Paolo Ruffini, “Posso solo amare”.


Paolo, partiamo con una novità
SanpaCineLab, questo è il nome, anzi la sfida che ho intrapreso con 30 ragazzi della comunità di San Patrignano. Un laboratorio sperimentale di cinematografia che darà vita ad un cortometraggio poi a giugno in cartellone al Giffoni Film Festival. Si partirà con un corso sul linguaggio audiovisivo e di recitazione base e poi 3,2,1 ciak! Sarà una fantastica esperienza in un luogo difficile ma al tempo stesso entusiasmante, luogo che avevo già conosciuto a dicembre 2023 quando ho portato in scena al PalaSanpa lo spettacolo “Up & Down”.

L’ordine delle parole

A proposito, “Up & Down” non si ferma mai
È in giro per l’Italia dal 2016, lo sarà anche quest’anno con un cast rinnovato e ritornerà il prossimo anno in una nuova versione e rispolverato. Ma la caratteristica principale rimane: il cast fatto di attori con sindrome di down e disabili.

Occhio all’ordine delle parole, attori prima di tutto e poi con disabilità. Non mi aspettavo questo successo, temevo il pietismo o “il fare beneficienza”, invece grande accoglienza.

Stessa accoglienza per un’altra opera teatrale, “Quasi amici”
Dopo il Canada, l’Italia è l’unico paese che ha portato in scena il film francese del 2011 con Francois Cluzet e Omar Sy. Massimo Ghini nei panni di Philippe e io di Driss abbiamo approfondito l’aspetto più psicologico della disabilità. Io ne ho una culturale, sono un maleducato, un ignorante, uno spietato, lui sociale. ma rimane affascinato da questa differenza. Soprattutto, senza imitare il film e contestualizzandolo con riferimenti tutti italiani, c’è la tematica del prendersi cura, tant’è che lasciamo il dubbio allo spettatore di chi si è preso cura dell’altro.

L’inclusione

La cura è un elemento molto presente anche nel libro “Posso solo amare” (dal 30 gennaio)
Lo diceva già Franco BattiatoEd io avrò cura di te, Io sì, che avrò cura di te…Con l’amore si cura tutto, nasciamo già volendo bene a qualcuno. Quando nel 2022 ho realizzato il documentario “PerdutaMente”, volevo parlare dell’Alzheimer e invece alla fin fine ho parlato più dell’amore e quel discorso l’ho riversato nel libro. Otto storie di sofferenza e vicinanza, di pazienti e di caregiver, ma soprattutto otto storie pericolose, perché quando dici ti amo ad una persona con problemi fisici o mentali, sai che verranno a mancare prima o poi oppure sai che si trasformeranno in persone diverse da quelle conosciute all’inizio. Scatta un pericolo, uno splendido pericolo però, guidato e gestito solo dall’amore.

Nella tua vita sono molto presenti parole come down, diverso, inclusivo
Attenzione alla parola inclusività, perché se poi non posso parlare di omosessuali ad esempio, diventa solo una supercazzola. Io non lo faccio né per far spettacolo né per primeggiare, ma solo perché è un mondo che mi ha colpito e non posso fare a meno di “includerlo”.

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