Home EdizioneEd. 12 Nick The Nightfly: in radio la voce non deve essere impostata, nessuno parla così nella vita
Nick The Nightfly

Nick The Nightfly: in radio la voce non deve essere impostata, nessuno parla così nella vita

by Monica Landro

A cura di Monica Landro
Foto in studio di Davide Pizzi

Nick The Nightfly rappresenta un’icona nel mondo della radio e della musica. Con la sua profonda conoscenza della musica, dal jazz al soul, passando per il blues ed oltre, Nick nel corso degli anni, si è guadagnato un posto d’eccellenza e raffinatezza nel mondo della radio grazie a “Monte Carlo Nights” il programma notturno più famoso d’Italia.

Partiamo da quando sei arrivato in Italia?
A me è sempre piaciuto viaggiare e suonare. Tra i vari viaggi, per un periodo sono stato a Londra, cantavo nei locali e lì ho incontrato un sacco di italiani, così mi sono detto, “Vado a visitare l’Italia!”. Sono arrivato a Milano nel 1982 e poi a Brescia, dove ho vissuto diversi anni, incontrando molti musicisti. Grazie a queste conoscenze ho iniziato a lavorare come corista per artisti come Battiato, Celentano, Alice… sono stato anche a Mosca nella band con Celentano. Mi sono trasferito a Milano ed ho anche insegnato inglese nelle scuole. Facevo supplenze al liceo Classico, in quel periodo avevo i capelli lunghi e gli occhiali scuri. Andavo con la chitarra e cantavo canzoni di James Taylor, di Cat Stevens… erano tutti affascinati. Insegnavo l’inglese con le canzoni. 

Cantante, corista, insegnante… come arriva la Radio?
La radio è arrivata dopo, grazie alla musica. Avevo fatto un disco per la EMI che era diventato disco o’clock su Radio DJ con Claudio Cecchetto. Il disco era la mia versione di I Shot the Sheriff di Bob Marley e anche Radio 105 iniziò a suonarla. In quel periodo le radio facevano le serate in discoteca con i cantanti. Io andai con 105 in un locale fuori Milano. Ero nel pullman della radio e c’era anche Alberto Hazan, l’allora editore del gruppo: c’è stato subito feeling. In quel periodo loro stavano lavorando ad un programma New Age, New Sound e Alberto mi chiese di realizzare i jingles. Mentre cantavo un dirigente della radio, Silvio Santoro, notò la mia voce e da lì è nato un provino su Radio Montecarlo. In realtà io dissi ad Alberto che non mi interessava fare radio e che non capivo la musica italiana. Mi rispose che il programma voleva essere proprio sul genere di musica che amavo io. L’idea era di fare “Montecarlo Nights” e di farlo presentare a me. Era davvero un programma sperimentale. È nato come un gioco ma dopo poco tempo iniziò ad avere molto successo.

Monica Landro intervista Nick The Nightfly

Monica Landro intervista Nick The Nightfly

Programma sperimentale: ed esiste da 33 anni, però! Oltretutto la formula non è mai cambiata. Le radio cambiano, i programmi si trasformano ed invece Montecarlo Nights non necessita nessun aggiornamento. Qual è il segreto della tua trasmissione?
Mi piacerebbe saperlo, guarda! Io penso che intanto ci sia davvero tanta credibilità sulla qualità della musica e poi diciamo che siamo molto inclusivi a livello di stile musicale. Io suono anche musica pop come Adele, ma cerco all’interno degli album brani meno conosciuti perciò

credo che il segreto possa risiedere nel fatto di fare conoscere tanti colori diversi della musica, di un cantante e poi fare viaggiare la gente, farli sognare

Prima di andare on air, tu pensi di più a quello che devi dire o alle emozioni che devi trasmettere?
Io non penso a niente, non preparo niente. Certo, devi essere informato sulle tournée, i dischi nuovi ma in generale quando parlo cerco di calare l’artista nel quotidiano.

In radio devi essere naturale, niente di particolarmente studiato. La voce non deve essere impostata, nessuno parla in quel modo nella vita.

Devi essere te stesso. La bellezza della voce è che ognuno ha il suo suono e i suoi racconti. 

In questo studio sono venuti veri mostri sacri della musica: Sting, Annie Lennox, Miriam Makeba ma anche Pino Daniele. Chi ti ha colpito di più per qualcosa che ha detto o qualcosa che ha fatto?
Ho tanti ricordi bellissimi. Ma ti voglio raccontare di Amy Winehouse. Era seduta di fronte a me e stava andando tutto benissimo e poi le ho chiesto di suonare ma era in difficoltà, non le veniva bene, così ha lasciato stare. Dopo un po’ ha riprovato e ha fatto un errore. Io le dicevo che era bello anche così ma lei era agitata, diceva che non si sentiva bene e abbiamo interrotto. Avevamo fatto solo metà intervista e lei andò via. Fu la prima volta che mi successe che un’artista andasse via così. Era venuta per il suo primo disco Frank. Era ai suoi primi approcci. Ma nonostante questo, lei mi ha lasciato questa bellissima canzone che ogni tanto io suono ancora in radio. 

Nick The Nightfly

Nick The Nightfly


Nel panorama italiano attuale, che vede come mainstream il mondo rap, così distante dal tuo mondo, c’è qualche artista che sta catturando la tua attenzione?
Mi è piaciuto molto Blanco, all’inizio. Non sono un grande fan del genere ma mi piace lo stile di Ghali. E apprezzo molto Dardust, che racconta tanto attraverso la sua musica. Era venuto nella mia trasmissione quando era agli esordi. Ci sono anche altri artisti italiani che seguo da tanto come Paolo Fresu, Ludovico Einaudi, Stefano Bollani, Sergio Cammeriere, Tosca, Joe Barbieri. Sono artisti molto bravi che sposano diversi stili di musica. Mi piace molto anche Chiara Civello. Mi piace Elisa, ha una voce straordinaria.  

Quando tu hai iniziato 33 anni fa…

No, aspetta,

io ti vorrei raccontare anche un’altra delle mie interviste più belle: Pino Daniele e Pat Metheny. Io li ho fatti conoscere attraverso il mio programma

così i due artisti si sono scambiati i loro dischi. Entrambi avevano un tour in Italia ma prima di iniziare sono passati insieme dal mio programma. Era il 1995, l’anno in cui era uscito il mio primo album in Italia. Non avevo i CD e ho dato una cassettina ad entrambi: una cassettina!! Ho quell’intervista nel cuore. 

Programmi che cambiano, programmi che chiudono, conduttori che cambiano radio… in tutto questo tu sembri “fuori campionato”, dall’alto guardi il mondo delle radio che si muove…
Nel 1998 sono andato a Radio Capital ma nel 2001 sono tornato a Radio Montecarlo. È stato bellissimo all’inizio con Linus e Albertino. Volevano fare un nuovo progetto radiofonico con i grandi della radio: c’era Massimo Oldani… l’idea, molto bella, era di mettere personaggi radiofonici che portavano la loro cultura musicale in radio…

E perché sei tornato a Montecarlo?
Quel progetto si è spostato a Roma. Le cose sono cambiate. E nello stesso momento mi cercavano a Radio Montecarlo. Sono tornato. Questa è casa mia, non mi vedo su un’altra radio con questo programma.

Sono aperto alle esperienze nuove, ma sto bene in questa radio. Poi adesso è un nuovo gruppo: siamo Radio Mediaset. Noi abbiamo la nostra storia, loro portano il loro sapere e questo dà spazio a grandi aperture. Oggi è un momento storico molto positivo per la radio. 

Ho una domanda curiosa! Che rapporto hai con il tuo cappello?
Il cappello è il mio portafortuna. L’ho usato la prima volta nel programma Jammin su Italia 1. Stavo intervistando Jamiroquai e lui aveva uno dei suoi tanti cappelli strani e hanno dato un cappello anche a me. Pian piano ho iniziato ad usarlo anche nei miei concerti, è diventato pure il mio logo. Fa parte del mio personaggio.

Quando non voglio farmi vedere, tolgo il cappello e non mi riconosce nessuno.

  

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