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(N)ever Enough: la retorica del benessere riletta dalla fotografia

di Monica Camozzi

Ne avremo mai abbastanza? La domanda è lecita, soprattutto in una società dove il cibo negato è strategia di guerra, ricatto, paradosso.

La mostra fotografica che si terrà dal 25 settembre al 9 novembre a Matino e nel Salento, dà corpo alla nona edizione dello Yeast Photo Festival, chiamato appunto (N)ever Enough. L’ospite d’onore sarà Martin Parr, con una mostra personale di 60 immagini legate alla società dei consumi e un talk in programma venerdi 26 settembre.

Qui, la fotografia è lo strumento d’indagine su un mondo che per una parte spreca, per l’altra fatica a tirare avanti.

“La quarta edizione di Yeast Photo Festival – spiega la Direttrice artistica Edda Fahrenhorst – esplora il contrasto tra l’abbondanza che riempie le nostre tavole e la scarsità che affligge molti. Da un lato, viviamo in un mondo in cui ogni desiderio gastronomico può essere soddisfatto quasi all’istante; dall’altro, questa stessa opulenza nasconde un costo che grava sull’ambiente e su chi, vicino o lontano, fatica a procurarsi il necessario per sopravvivere”.

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La metafora, qui, è incessante e infinita: la fame diventa arma, il corpo reliquia, la tecnologia potere.

I 14 progetti in mostra a Yeast Photo Festival compongono un atlante visivo del nostro tempo, dove il cibo è il punto di partenza per indagare ingiustizie, identità, tecnologia: ai fotografi il compito di lasciare intercapedini di riflessione e potenziale cambiamento.

Martin Parr: la mostra e le 5 gigantografie a Gallipoli

Il titolo è ironico: “Snack it”! Un excursus dissacrante e lucido sulla società dei consumi e sulla rappresentazione del cibo nella nostra cultura visiva, quello di Matin Parr. Perché il cibo non è solo nutrimento: è economia, potere, cultura, identità. E la fotografia può ancora mostrarci tutto quello che un piatto non dice.

La sede della mostra sarà a Matino, a Palazzo dei Marchesi del Tufo, in co-produzione con Creation e sarà composta da oltre 60 immagini. Ogni istante viene documentato nella sua tragicomica banalità, in maniera dirompente. Nella sua magistrale espressione, la fotografia diventa lessico imbattibile.

“Snack it!” trasla il banchetto quotidiano in tripudio visivo, sbattendoci in faccia le nostre quotidiane ossessioni, oltre a condensare decenni di osservazioni sui rituali, i gusti e le stranezze della vita di tutti i giorni.

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Dai morsi rubati lungo la strada alle silenziose tensioni delle sue iconiche “Bored Couples”, il grande fotografo britannico spinge il cibo oltre il suo significato di nutrimento: diventa specchio della cultura e del comportamento umano.

Sei gigantografie esposte dal 5 settembre sulle mura antiche di Gallipoli, anticiperanno la mostra di Parr a Matino.

Preservation: il miele come allegoria della conservazione

Nella società della AI, della velocità, dei bit, dove nulla deve invecchiare ma tutto passa di mano con un battito di ciglia, l’allegoria della conservazione “spacca”. E il miele diventa materia dolcissima, sgocciolante, contenitiva. Nelle immagini di Blake Little conservare, eternare attraverso il miele è atto sovversivo. “Preservation” è una riflessione sulla fragilità e sull’identità, sulla fotografia come gesto alchemico che trattiene l’effimero e ne fa icona.

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La fotografia diventa semiologia nei lavori di Sara Scanderebech, che decifra la natura come fosse un codice segreto, dove ogni frammento diventa indizio per interpretare il presente. Nel progetto commissionato da Yeast Photo Festival — che per il secondo anno consecutivo affida a un’artista il compito di lavorare sul territorio e coinvolgere la comunità (nel 2024 era stata la volta di Alessia Rollo) — la fotografa procede come se ogni immagine fosse la risposta a una domanda urgente, non sempre detta: una foglia, la pelle di un animale, un frammento di corpo diventano segni che spostano il senso di ciò che vediamo.

Bellissima, anche la narrazione attraverso le mani del duo FLAVIO&FRANK, che racconta la città di Galatina attraverso le immagini di mani che impastano. Qui tre secoli fa nasceva il pasticciotto, simbolo di una tradizione che resiste al tempo, simulacro di quella manualità artigiana che diventa misura di valore.

© blake little preservation catherine main press 01

Infine, da citare il Taste and Track di Artur Mettal, in collaborazione con l’Orient Express Endowment Fund e presentato per la prima volta in Italia: viaggio visivo che intreccia storytelling e architettura. Il design standardizzato delle carrozze, le stoviglie in plastica rigida, le mappe ferroviarie e i pasti serviti a bordo diventano indizi di uno stile di vita in trasformazione.

La mostra ci ricorda che anche un panino incartato o un menù stampato possono raccontare il tempo che passa, le relazioni che cambiano, i paesaggi che attraversiamo.

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