Antologia in greco significa scelta di fiori. Che siano florilegi letterari o fotografici, poco importa. E’ la narrazione che conta. La parola guida le percezioni in modo sottile, la fotografia le spalanca. Meglio di qualsiasi mezzo, spacca la paratia fra “dentro” e “fuori”: si diventa ubiqui, si spazia nel corpo e nell’anima.
La nostra prima Antologia ha unito fotografi di imprinting diverso. Se in una raccolta letteraria i generi ci fanno fare salti interiori usando il potere delle parole, qui la dialettica del corpo e il respiro di chi lo ritrae compiono un miracolo espressivo capace di traghettarci dal budoir alla campagna, passando per la plasticità scultorea. Signore assoluto, il corpo, alfabeto per diritto naturale, a disposizione di chiunque sia capace di comporre le sue lettere.
Abbiamo il taglio preraffaelltia e maigrittiano di Gradella, il surrelismo erotico-fumettistico di ivone, le vestali scultoree di Gibbs, i ritratti psico-fisici di Ferrario, il naturalismo monumentale di Di Lucchio, il romanticismo bucolico di Del Frate, la sensualità omni permeante di De Nardo.
I messaggi antropologici e, perché no, quasi cristici di Davide Conti, l’esegesi della femmina di Monica Cordiviola, il lessico diretto e sfrontato di Carlà, il piano cinematografico di Calvato, il bouduoir neo realista di Accossato e la carica graffiante di Angarano.
Cosa, più della fotografia, è in grado di aprirci le porte su chi sta al di là e al di qua dell’obiettivo? E quale estensione di campo ha il nudo? Infinita. Riportato alla sua valenza artistica il nudo è per sua genesi universale.
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