LETTERA DELL’EDITORE
Nello scatto “Gli Italiani si voltano”, realizzato nel 1954 per il settimanale di fotoromanzi Bolero Film, che Germano Celant scelse per aprire la mostra Metamorfosi dell’Italia organizzata nel 1994 al Guggenheim di New York, Moira Orfei cammina fasciata in un abito bianco nel centro di Milano, fra gli sguardi di ammirazione degli uomini presenti che fanno capannello.
Un’immagine che ci fa capire la potenza dell’arte: come fotografia, quel ritratto stigmatizza i costumi degli anni Cinquanta Sessanta, ci scaraventa dentro un’epoca e ce la fa respirare. La contestualizza. Ma se leggiamo quel documento fotografico come pezzo d’arte, diventa archetipo eterno, esce dai confini del tempo per rimanere fissato nella coscienza. Ecco, l’arte riesce a volare sopra i confini che segmentano la vita di mode, stili, costumi, attitudini. Lo stesso è accaduto con Marilyn, uscita dalla capsula temporale, dal suo nome e cognome, diventando sempiterna, eternamente presente. Anche qui, l’arte ha attinto dal contingente, sublimandolo, qualcosa che aveva le caratteristiche per vivere nel “senza tempo”. Perché l’arte non si rivolge all’ego, ma all’anima. Comunica un linguaggio universale che sfonda le pareti mentali e scende nei luoghi dell’imperituro. Con questo bellissimo pensiero apriamo il 2024, fieri di avere la parola Arte nel nostro etimo e nel nostro cuore.
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La stampa in brossura fresata usa carta di altissima qualità (per la copertina abbiamo scelto carta da 350 gr/mq con lavorazione soft touch e 150 gr/mq per le pagine interne).










