Home Art & StyleArte Michele Tombolini
michele tombolini (4)

Michele Tombolini

di Monica Camozzi

Sursum corda- in alto i cuori

A cura di Monica Camozzi

A 6 anni Michele Tombolini compì la sua opera prima: un angelo, con lo sguardo rivolto verso l’alto. L’imprinting iconografico delle sue installazioni maestose, spesso oltre i due metri: un mezzobusto che volge gli occhi al cielo. Occhi che sono velati da pixelature nella immensa immagine, alta 8 metri, che appare davanti alla Questura di Venezia e ritrae un ragazzino di 12 anni con la bocca ‘tappata’ da una X, l’impronta nera di una mano sul petto, gli occhi celati a   richiamare la nuova antropologia digitale ricca di trappole, come adescamento e cyberbullismo. Perché è al tema della violenza che oggi l’artista vuole condurre l’osservatore, con la sua inconfondibile inclinazione a unire tutte le forme espressive –fotografia, pittura, musica, arte digitale-  per comunicare messaggi di impatto sociale e culturale. 

Mi sono accorto più avanti, nel corso degli anni, al di là di ogni questione religiosa, che l’impulso spirituale in me è sempre stato molto forte. E per spirituale intendo ciò che attiene all’energia dell’universo, all’anima

Le ali, ci sono sempre state. Una semiotica della libertà che appariva dietro le spalle, simboleggiava il contrasto alla censura, richiamava il divino. Insomma, un elemento cruciale della Tombolini-poetica. 

michele tombolini (1) 2

Però, prima di arrivare a questa temperanza aulica, Michele ha passato i suoi periodi accesi: quello del primitivismo, istintuale e decisamente di pancia. 

Volevo che l’opera fosse perfetta in due ore: se ciò non accadeva l distruggevo, mi svegliavo di notte per rifarla, insomma ero un tantino inquieto. 

Un modo per esorcizzare le paure?
Si, erano sempre figure, ma irriconoscibili rispetto alla mia espressività attuale. Un po’ infantili, scandite da colate di pittura che mettevo con le mani, poi la toglievo. Alcuni dei miei quadri hanno altre 6 o 7 iconografie sotto. Ai tempi ero molto istintivo…

Cosa è successo dopo?
La vita è stata una grande scuola, ho imparato a domare le mie pulsioni, ho osservato meglio la realtà. Ho appreso che siamo risonanti, il negativo attira il negativo e viceversa perciò ho imparato a respirare, a sorridere e concentrarmi sul bello.

Ora sono un osservatore scevro dal giudizio. Il mio compito non è stigmatizzare, è far riflettere. Butto la pietra nello stagno, ognuno legge ciò che vuole

Anche la natura delle opere che realizzo è diversa, richiede tempo. Ho creato uno staff con un fotografo, una collaboratrice fissa. Adesso ad esempio stiamo creando un immenso arazzo, sono due mesi che ci siamo sopra. Lo ho già in testa e sarò felice quando lo vedrò finito. 

Un artista deve evolvere insieme alla realtà che lo circonda. E la mia arte cambia in simbiosi con i miei cambiamenti esistenziali.

michele tombolini (1)

Nasci come pittore?
Decisamente si, dal mio exploit a sei anni ho sempre dipinto,  poi ho avuto una stasi a 20 per riprendere a 24 ed è stato definitivo. Mi sono  ispirato ai grandi maestri del graffitismo, da Basquiat a Haring, adoro Picasso, la transavanguardia, da  Domenico Paladino  a Sandro Chia o Enzo Cucchi. E ho sempre creato installazioni materiche di grande dimensione, mi danno più emozione. 

La tua inclinazione a provocare un impatto emozionale però c’è sempre stata…
Gioco molto con le emozioni e amo la provocazione, a patto che non sia scontata, deve essere intelligente e suscitare interrogativi spontanei

Come il manichino davanti a piazza Affari ricoperto di bollette energetiche e seduto su una poltrona di termosifoni?
Sì esatto, o come la mendicante con la borsa Chanel. Amo tantissimo le incursioni di sorpresa, quelle abusive… Quando abbiamo messo in una sola notte 35 teschi sui monumenti delle città italiane insieme agli ambientalisti di Extinction Rebellion, il progetto era The Voice of the Planet.  Ora sorrido ma quella notte ero terrorizzato, ero  in collegamento con i vari gruppi via zoom. Nella stessa notte alle 3 di mattina tutte le città italiane hanno installato maschere e ogni gruppo aveva fotografo e  videomaker. Su questo,  stiamo montando film. 

murales butterfly in berlin 2015

L’immagine del ragazzino con la croce sulla bocca e la mano nera sul petto, davanti alla Questura di Venezia, che messaggio vuole portare?
L’opera di Venezia fa parte del progetto Linea Interrotta, realizzato con Biennale Educational e mirato a portare il focus sulla violenza e l’abuso che vede i più giovani come vittime, spesso inconsapevoli. Ma già nel 2015 avevo realizzato Butterfly, a Berlino (un’opera che ricorda le metafore di Wenders, ndr):  il mezzobusto di una bambina con una X sulla bocca e le ali, a significare la metamorfosi ma altresì la possibilità di volare oltre le gabbie del reale. 

Col tempo, la mia farfalla da piena è diventata trasparente, per dare un messaggio più positivo, di apertura dove prima c’era una chiusura totale sulla libertà 

Vieni contestualizzato nella corrente del social pop, ti riconosci in essa?
Ne sono stato parte, ora molto meno perché come dicevo anche io mi trasformo, non si può rimanere fermi. Cerco forme espressive nuove, l’archetipo del  pop è Warhol  ma si va sempre troppo vicino a quanto è già stato detto e fatto. Rivisitare il già visto non è ciò che voglio dare al pubblico. 

michele tombolini (3)

Quale tipo di fenomeno sociale ti attrae ora, a parte quello cruciale sulla violenza?
Sto osservando i giovani, il cambiamento antropologico che ha portato a una indefinitezza delle caratteristiche fisiche.

E’ come se fossero stati smontati degli archetipi, l’uomo si è femminilizzato e questo fenomeno suscita in me il desiderio di realizzare un’opera. Il mutamento è troppo spiccato per non essere considerato

Nelle tue installazioni c’è spazio anche per la fotografia?
Lavoro con la  fotografia da tanto tempo,  ho una collaboratrice che unitamente al mio fotografo mi aiuta per realizzare le opere.  Per me la fotografia è arte, sono affascinato da essa, la inserisco molto nelle mie installazioni. 

michele tombolini (2)

Creo opere fotografiche con sonoro, collage, monitor, perché vedo l’arte a 360 gradi. Inserire ad esempio meccanismi nella bocca di una donna robotica mi ha aiutato a esprimere le percezioni sulla tendenza attuale, quella che vuole unire uomo e macchina. Ho portato avanti questo argomento con la Biennale di San Marino.  

Cosa pensi dell’utilizzo della AI nell’arte?
Penso che tutti gli strumenti siano idonei a documentare il tempo che viviamo. Come per tutte le altre cose, accetto questa trasformazione e la guardo con curiosità. Anche la scultura 3D va bene. Non possiamo imitare Michelangelo. 

Ogni mezzo è tale, uno strumento. E come tale dipende da chi lo usa, adoperarlo per il bene o per il male. 

Potrebbe interessarti anche:

Alma: perle e gioielli
Logo Art & Glamour Magazine

Art & Glamour Srl – P.Iva: 12834200011
Registro Stampa N. Cronol. 7719/2023 del 23/03/2023
Tribunale di Torino R.G. N° 7719/2023 – Num. Reg. Stampa 5

INSTAGRAM

Copyright © 2023  Art & Glamour Srl – All Right Reserved  – Designed and Developed by Luca Cassarà