A cura di Monica Camozzi
Fotografie di Simone Angarano
Dove c’è irriverenza, c’è Salvati. Se l’artista mette la sua firma con il colore o con le alchimie materiche, o il fotografo con l’uso della luce, l’autore televisivo ha altri strumenti. La fine astuzia psicologica, l’ironia, la “sinusoide emotiva”, come la definisce lui. Marco Salvati, celeberrimo per la sua liaison professionale con Paolo Bonolis di cui è stato autore per 20 anni (e che lo soprannomina Mister Twitter), è stato anche anima e motore di programmi, edizioni di Sanremo, prime serate, Domenica In e Buona Domenica. Trovano radice nella sua verve successi come Ciao, Darwin, Il senso della vita, Chi ha incastrato Peter Pan.
Ma, soprattutto, dobbiamo a lui il tormentone di Lorella (Cuccarini), La notte vola…
La hai scritta tu?
Sì, in realtà ho scritto altre sigle per Lorella, Liberi Liberi ad esempio…
Quindi sei partito dalla musica?
Facevo parte di un gruppo musicale romano, suonavamo nelle cantine come si usava un tempo. Scrivevo canzoni, componevo, arrangiavo. Poi, in uno studio incontrai Silvio Testi (produttore, marito di Lorella Cuccarini, ndr) che fu colpito dal mio modo di scrivere. Serviva una modalità più discografica di fare le sigle, io ero giovane, funzionò…

Hai anche partecipato a un album di Pino Daniele, a un disco di Bocelli…insomma non cosette da poco! Che ricordi hai in merito?
L’incontro con Pino è stato bellissimo, di lui rammento che nelle pause ascoltava incessantemente dischi di altri, riconosceva il genio altrui e provava, studiava. Era animato da passione, lo vedevo sempre in cuffia. La musica mi ha dato più di quanto meritassi: a un certo punto ho smesso di oltraggiarla (ride). Ero già inserito nei meccanismi televisivi, proseguire è stato naturale.
Questa esperienza musicale ti avrà aiutato nelle edizioni del festival di Sanremo…
A Sanremo 2009 è accaduto qualcosa che ricorderò sempre. Ogni cantante in gara aveva un “padrino” a introdurlo e l’idea era che ognuno dei big cantasse un pezzo prima dell’esibizione dei concorrenti. Erano tutti reticenti, così chiesi a Pino e mi disse ‘lo faccio solo perché me lo hai chiesto tu’. Dopo questa presa di posizione, tutti gli altri vollero esibirsi: Zucchero fece una meravigliosa improvvisazione, Bacharach diede il meglio di sé…
Ma l’autore ha un potere così grande nel contesto di un programma?
Fare l’autore non significa solo scrivere. Ti viene delegata la struttura del programma,
devi avere in testa la concatenazione degli eventi, gli ingressi, le uscite, le gag…la tv non si fa da sola. Ciò che vediamo è frutto del pensiero autoriale. Poi c’è chi si specializza in singoli prodotti, ad esempio i reality. E chi è multitasking.

E se la situazione sfugge di mano? In una diretta, ad esempio? Ti è mai successo?
Beh, quando devi gestire programmi monster come il Festival, dove hai gli occhi di mezzo mondo puntati addosso, tutto può sfuggire di mano…mi è capitato che alcune cose venissero male interpretate all’interno del programma, o sfruttate per parlare male di qualcuno. Così come artisti davvero insopportabili…
la creatività è materia difficile, non misurabile.
Le dirette ad esempio danno le maggiori preoccupazioni ma anche il brivido più grande.
Come convinci chi ha la responsabilità del programma che la tua idea è la migliore?
Devi crederci, in primis. Qui non esistono certezze a priori, ricette sicure. Certo, sappiamo che lacrime e risate funzionano sempre. L’autore però sa che la creatività fine a sé stessa non ha alcuna utilità, ha un occhio attento alla fattibilità delle cose, sa quanto costano, se sono realizzabili e con quali tempi.
Oggi un autore è simile al Producer americano: ha le idee, si occupa che tutto funzioni e sia fattibile.
La tua ricetta, qual è?
La gente ha voglia di distrarsi. Sulla tv generalista, magari in prima serata, la sinusoide emotiva funziona sempre: o fai ridere o fai piangere. Ogni mercato poi ha le sue caratteristiche, non a caso i format acquistati all’estero vengono adattati. Ricordo tre edizioni di un reality, la Talpa, il cui format originale, olandese, era molto diverso.
E il tuo rapporto con Bonolis? Quasi un matrimonio…
Con lui mi sono trovato benissimo, è stato un rapporto more uxorio. Non va sempre così bene, ci sono anche artisti dispotici, dittatoriali.
E cosa sogni dopo tutte queste esperienze? Cosa vorresti fare che non hai ancora fatto?
Uomini e Donne, sul trono degli over…scherzo! Però sono fan di Maria de Filippi, ammiro il suo lavoro, non ho mai avuto il piacere di lavorare con lei…




