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Lettera dell’editore

Un bravo fotografo che abbiamo ospitato su queste pagine, Maurizio Gabbana, aveva titolato la sua rassegna Assenze, tempo fa. Fra gli scatti della rassegna, uno ritraeva una donna che cerca di catturare l’attenzione di un ragazzino mentre lui “scrolla” le immagini sul cellulare, immerso nella sua bulimia digitale. Il cielo è totalmente privo di nubi, a significare che “nella società di oggi manca l’uomo”.
La fotografia è un’impresa non solo estetica, ma sociale: una creazione dell’uomo che deve servire all’uomo. “Ma oggi che la fotografia è più che mai di tutti, l’uomo non c’è” scrive Tony Miroballo nel commento del suo libro “Fotografia esoterica”, ponendo si la domanda “perché dieci nazisti fotograferebbero lo stesso tramonto”.
“Al posto suo troviamo un gigantesco ammasso di due sterili rappresentazioni, di immagini che aumentano ogni giorno a dismisura e che offuscano la vista sulla strada da seguire”.
Ora, senza attribuire alla fotografia un significato escatologico, possiamo dire, in quanto arte non solo figurativa ma simbolica, che anch’essa può portare il suo contributo.
Mettere le persone a nudo e saperlo fare bene, con una forma pensiero che sorregga la scenografia, aiuta sicuramente a mettere a fuoco l’anima. Di certo, fa prendere contatto con l’inconscio più di tante altre cose!
A Freud piacerebbero le nostre foto? Chissà. Magari, inconsciamente, ce lo farà sapere…


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