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Donatella Bellicchi

Lettera dell’Editore

La famosa Venere Callipigia, tributa già nel nome un encomio alle natiche in bella mostra: l’originale greco, in bronzo, era stato rifatto in marmo in epoca romana. Venere ha un atteggiamento malizioso, guarda compiaciuta e di sottecchi la sua splendida nudità. Callipigia significa infatti “dalle belle natiche”. E i Farnese furono i primi a impossessarsene dopo il ritrovamento, piazzandola orgogliosamente a Palazzo. 

Nel contesto artistico, a Marte è concesso anche di palpeggiare Venere: nel quadro di Lavinia Fontana, conservato a Palazzo Liria a Madrid (e in casa dei duchi di Alba) il dio della Guerra tocca amabilmente la natica sinistra della Dea dell’Amore. 

Perché certo tipo di arte classica ammanta la nudità di meraviglia aulica, laddove  in altra sede il nudo viene relegato nella nicchia del pruriginoso? Qual è la linea di demarcazione? 

Il nudo nasce libero e finisce per essere accusato di erotismo ma…da chi?

Papa Giulio commissionò le braghe per i corpi nudi del Giudizio Universale, Modigliani ebbe grane per l’esposizione di numerose opere di nudo femminile. 

Non è che l’unica cosa da occultare dovrebbe essere l’ipocrisia?

donatella bellicchi editore art&glamour

E allora rendiamo omaggio alla magnificenza del corpo e alla capacità della fotografia di elevarlo a ciò che E’, non a ciò che rappresenta secondo una dubbia morale. Un veicolo di bellezza, perlomeno per chi di bellezza vive. 

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