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Donatella Bellicchi

Lettera dell’Editore

Come ci racconta nella sua intervista su questo numero l’artista internazionale Paolo Troilo, in pubblicità si definisce “Il salto dello squalo” un paradosso narrativo. Un’esagerazione talmente marcata da rivelarci che gli autori sono –per così dire- alla frutta. Ebbene, sembra che l’ossessione sessuale espressa dall’ultimo Festival del Cinema sia un po’ come il Salto dello Squalo in Happy Days, dove Fonzie era costretto a saltare l’onnivoro pesce in boxer, configurando una povertà di idee parossistica. 

Non sono tanto le fissazioni orgasmiche della regista Halina Reijn in Babygirl, né le perdizioni alcoliche e omosessuali di Daniel Kraing in Queer di Luca Guadagnino. Tutti, persino il nostalgico Pupi Avati, si cimentano nel compito di sollecitare il brivido del proibito che l’imperativo categorico 2024. Le dive del porno nazional popolare, Staller, Pozzi, Henger, assumono quasi un tratto di nostalgica tenerezza. Sembra che la tendenza a spingere sul limite, sulla linea di confine, sia più che altro una via di fuga per non pensare. Fa sorridere, il fatto che di recente The Hollywood Reporter abbia presentato un sondaggio dove la generazione Z dice a chiare lettere che è stufa e arcistufa di contenuti sessuali troppo espliciti. Il 51% dei giovani intervistati vorrebbe vedere meno sesso sullo schermo, molti trovano tali rappresentazioni non necessarie e il 44% addirittura fastidiose.

Che ci sia una differenza di schermi? Se quello grande affonda nel torbido, il piccolo smartphone non sopporta nemmeno l’effigie di un capezzolo: il Ratto di Polissena di Pio Fedi è stato censurato “perché potrebbe violare le regole della community”. Stessa sorte per un dipinto di Peter Paul Rubens. I seni imponenti della Venere di Willendorf, statuetta risalente a 25.000 anni fa, hanno trovato lo sbarramento di Meta. 

In questo costante controsenso, che a tratti potremmo definire follia, emerge un elemento salvifico: la fascinazione di Demna Gvasalia per Mina, sfociata in collab dopo un corteggiamento artistico durato oltre dieci anni. L’emozione, qui, ha voce, eccome.

donatella bellicchi editore art&glamour

In questo costante controsenso, che a tratti potremmo definire follia, emerge un elemento salvifico: la fascinazione di Demna Gvasalia per Mina, sfociata in collab dopo un corteggiamento artistico durato oltre dieci anni. L’emozione, qui, ha voce, eccome.

 

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