A cura di Anna Smith
Visto che scrivere la verità è ovviamente tanto difficile, nell’interesse della verità stessa mi sono permesso ogni tanto di andare appena oltre, altre volte di fermarmi appena al di qua. Tutti gli avvenimenti e le persone descritte in questo libro sono accidentali e hanno qualcosa a che fare con la verità.
Leggermente fuori fuoco è lo scrigno delle memorie di guerra di Robert Capa, un volume che racconta le vicende del celebre fotografo durante la seconda guerra mondiale in Europa, pubblicato per la prima volta nel 1947 e ora presente nella collana In parole, nell’edizione a cura di Valentina De Rossi.

Sbarco in Normandia – Robert Capa
Si tratta di un vero e proprio diario di Robert Capa “con foto dell’autore”, come amava che si scrivesse. Il libro mutua il titolo dalle didascalie che su Life accompagnavano le sue foto dello sbarco in Normandia, rovinate da un tecnico di laboratorio in fase di sviluppo. Infatti, di tutti i fotogrammi scattati da Capa, se ne salvarono solo 11. Quando le foto furono pubblicate, una didascalia spiegava che: «Per la grande agitazione del momento, Capa, ha mosso la sua fotocamera e le foto sono venute sfocate».
La costa della Normandia distava ancora molte miglia quando udimmo i primi, inconfondibili segnali acustici delle difese costiere. Ci abbassammo tutti sul fondo del battello, in mezzo all’acqua lurida, senza poter vedere avvicinarsi la linea della costa.

Preceduto da una nota del fratello Cornell Capa e dall’introduzione di Richard Whelan, biografo di Capa, il volume alterna le vicende del fotoreporter con una storia d’amore travagliata, trasformando l’autobiografia in un romanzo celeberrimo in cui il fotografo mantiene la freschezza dello sguardo, la passione, l’ironia, lo spirito d’avventura di un grande testimone del nostro tempo.
Non è facile starsene sempre da una parte senza poter far nulla tranne registrare le sofferenze che vedi intorno a te.
Come scrisse di lui il suo amico John Steinbeck:
Capa sapeva che cosa cercare e che cosa farne dopo averlo trovato. Sapeva, per esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino. […] L’opera di Capa è in se stessa la fotografia di un grande cuore e di un’empatia irresistibile.
Se ti è piaciuto questo articolo, ti consigliamo di andare a vedere ROBERT CAPA. NELLA STORIA, al MUDEC di Milano.
