Home Art & Style La Parata del Pride: dalla clandestinità ai loghi aziendali
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La Parata del Pride: dalla clandestinità ai loghi aziendali

A cura di Matteo Muzio
Fotografie di Elisa De Nardo

Dalle origini a fine Ottocento fino a oggi, il movimento di liberazione Lgbtq+ è cresciuto fino a cambiare profondamente la società nel giro di pochi anni. Anche se in alcuni paesi è ancora difficile esprimersi liberamente.

Per anni, decenni, forse per secoli, la comunità Lgbtq+ è esistita senza farlo sapere al mondo. Un mondo nascosto dove era difficile accedere anche per i pericoli che comportava in tutti i Paesi del mondo: nei casi migliori dichiararsi pubblicamente omosessuale per un uomo o una donna voleva dire ostracismo sociale, in altri la prigione o addirittura la morte. Un evento decisivo però è stata senz’altro la Prima Guerra Mondiale, che sfigura per sempre la vecchia società post-vittoriana. Uomini di tutto il mondo vengono sradicati dal loro villaggio o città natale per essere catapultati sul campo di battaglia, a migliaia di chilometri da casa. Uno di questi, l’americano Henry Gerber, scoprì, mentre era a Coblenza durante l’occupazione post-bellica della Renania tedesca, che in Germania quelli come lui, che in Patria era stato internato in manicomio per il suo orientamento sessuale, avevano una prima organizzazione, il Comitato Scientifico Umanitario, che sin dal 1897 cercava di far decriminalizzare i rapporti tra maschi, sostenuto dalle ricerche del loro fondatore, il sessuologo Magnus Hirschfield. Tornato in America, fondò una prima associazione, la Society for Human Rights, che aiutò gli omosessuali ad abbandonare la vita nascosta, pur tra mille difficoltà e cause giudiziarie.

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Durò poco, ma il tentativo fu di aiuto per la prima società stabile, la Mattachine Society, nata nel 1951, all’apice del maccartismo. Questa come altre società però rimase un cenacolo ristretto per intellettuali, che poco poteva per quei gay, lesbiche e queer che vivevano in comunità remote, lontano dai centri culturali. Paradossalmente fu proprio uno dei luoghi dove questa comunità marginalizzata si riuniva, lo Stonewall Inn del Greenwich Village di Manhattan: un ritrovo non solo per i gay e le lesbiche, ma anche per i cross-dresser, le persone trans e i giovani senzatetto. Un’irruzione della polizia nel locale il 28 giugno 1969 scatenò la rivolta di questi individui oppressi che per la prima volta fecero sentire le loro istanze a voce alta: basta odio, basta discriminazione, libertà di vivere la vita come lo si desiderava, fuori dai canoni tradizionali che già si stavano sgretolando. Un anno dopo si tennero delle marce di commemorazione a Chicago, San Francisco, Los Angeles e ovviamente New York. Un fenomeno che fu la nascita del movimento di liberazione omosessuale moderno. Un movimento che avrebbe cambiato faccia alla società facendosi conoscere sin da quell’acronimo “Gay” ovvero “Good as You”, buono come te.

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In quell’epoca nessuna parata si tenne negli stati del Profondo Sud conservatore: la prima di queste fu il 24 giugno 1989 in Alabama, a Birmingham, quando erano ancora proibiti gli atti di sodomia. I 250 manifestanti pacifici vennero tutti schedati dalla polizia per questo. Fu anche grazie a un ricorso di due attivisti che queste leggi nel 2003 vennero ritenute incostituzionali dalla Corte Suprema. Negli anni però la manifestazione è diventata sempre più popolare, aperta pienamente al contributo di tutti i simpatizzanti ma anche alla partecipazione di madrine celebri, un progresso incredibile se pensiamo a come il coming out di una celebrità globale come Gianni Versace, nel 1995, su una rivista vicina alle istanze del movimento come The Advocate, fu ritenuta problematica per le vendite della casa di moda. Ovviamente non fu così, anzi, consolidò l’iconicità di Versace come personaggio e come brand. Le cose sono molto cambiate oggi, dato che le maggiori corporation nel mese del Pride usano il loro logo tinto di arcobaleno. Bisogna pensare però che in alcuni Paesi vicino a noi, come Serbia, Turchia e Russia, celebrare l’amore universale senza distinzione d’orientamento è ancora molto difficile per l’ostilità manifesta di società e polizia. C’è ancora bisogno, dunque, della parata del Pride in tutte le sue sfumature siano esse quelle trasgressive che quelle incarnate dalle famiglie con bambini.

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