Home Art & Style La nostalgia nel cinema e nell’arte, tra citazionismo e timore del nuovo
Macchina da scrivere vintage, evocativa della nostalgia del passato.

La nostalgia nel cinema e nell’arte, tra citazionismo e timore del nuovo

di Matteo Muzio

La nostalgia di epoche mai vissute è una forza potente che viene utilizzata anche nel mercato della creatività, con qualche rischio.

A cura di Matteo Muzio

La nostalgia è un sentimento antico, che risale addirittura al primo Medioevo. Oggi però è una forza che smuove il mercato con la venerazione di prodotti legati ad epoche mai vissute e solo immaginate.

Il passato spesso ci sembra più roseo di quello che era: è così che si crea la nostalgia. Un sentimento molto antico, basti pensare alla poesia Le Ricordanze di Giacomo Leopardi, ma anche all’opera dell’epoca tardoantica La Consolazione della Filosofia del pensatore romano Severino Boezio. Qualcuno, più recentemente, l’ha usata in politica, cercando di evocare passati mitici a cui tornare. Non è questa la sede per un’analisi di questo tipo.

Nella cultura e nell’espressione artistica però, questo sentire dolce eppure in parte amaro, ha un mercato che ha un grande riscontro presso il pubblico, negli Stati Uniti e anche nel resto del mondo. In questo caso, il fenomeno ha una lunga storia: lo scrittore francese Guy De Maupassant evocava la leggerezza del Settecento e delle “labbra arrendevoli” delle donne di allora e negli anni Settanta, invece, arrivò il turno della celebrazione dei tranquilli anni Cinquanta, con la serie tv Happy Days e il film Grease, con gli iconici outfit di John Travolta e Olivia Newton John di pelle nera.

Oggi anche le sfilate sono piene di citazionismi: le epoche sono viste come un grande scaffale a cui attingere per prendere spunto e per evocare anni mai vissuti, atmosfere glam che forse esistono solo nell’immaginario collettivo ma soprattutto un tempo che appare migliore e più elegante di quello che si vive. Anche la nostra epoca però ha preso un decennio come sua età dell’oro sulla quale puntare per i revival: gli anni ’80. A cominciare dai prodotti di più vasto consumo: lo scorso dicembre si sono celebrati i quarant’anni di Vacanze di Natale, primo film ad aver inaugurato un filone di successo come i cinepanettoni, poco gradito ai critici cinematografici ma di grande successo presso il pubblico.

Allarghiamo lo sguardo però e concentriamoci sui contenuti del film, che ritrae un’Italia borghese tranquilla, che riesce a farsi una vacanza in montagna con i risparmi messi da parte e come massima preoccupazione ha quale auto comprare. Se allora rappresentava il desiderio di uscire dai turbolenti anni Settanta e dalla loro folle cappa ideologica, oggi ci sembra un idillio a cui tornare, un’Italia senz’altro più chiusa in certi rituali anche nei periodi lontani dal lavoro, ma con delle sicurezze, tra cui la certezza che il mondo sarebbe stato migliore e più moderno. Che è anche quanto afferma lo storico Marco Gervasoni nel suo Storia d’Italia degli anni Ottanta: in quel decennio il nostro Paese è stato pienamente moderno e fiducioso negli anni che sarebbero venuti dopo. Ottimista, soprattutto. Anche per questo in questi anni sono proprio gli anni Ottanta a essere celebrati anche all’estero: ci basti solo l’esempio del successo della serie tv Stranger Things, dove le citazioni di quell’epoca si sprecano. A ben guardare però, il rischio della nostalgia è proprio questo: non creare più niente di nuovo per tornare sempre all’antico. Anche in film giustamente acclamati come il recente Povere Creature del regista greco Yorgos Lanthimos, l’impressione è di avere davanti un pastiche di rimandi ad altre opere e che quindi lascia sullo spettatore l’impressione di dejavù.

Per quanto continui a piacere, e lo testimonia l’immensa quantità di reboot di vecchi film intrapresa da una multinazionale come Disney, la nostalgia deve lasciare liberi di creare cose nuove e mai viste.

Anche l’arte, passato il periodo delle avanguardie, corre il rischio di ripiegarsi in un continuo gioco di citazioni. Un rischio che fa sbadigliare il fruitore più avvertito e che allo stesso tempo non conquista nessun nuovo estimatore.

Serve quindi in ambito creativo il ritorno di molti sguardi nuovi, che non guardino al passato e si prendano il rischio del totalmente mai visto. Opzione che può prevedere anche il fallimento, uno dei pochi eventi di cui nessuno sente la mancanza.

Occorrono prodotti nuovi dunque, che siano figli di quest’epoca, sennò, di cosa sentiranno la mancanza le generazioni future?

Credits: Pubblico dominio, Pixabay, JillWellington

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