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La maieutica del ritratto – Dennis Ziliotto

by Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi – 

A Socrate sarebbe piaciuto tantissimo, Dennis Ziliotto. Perché in quei sette, otto secondi che precedono lo scatto la persona fissa nell’obiettivo corpo, mente, anima. Il compendio di un essere umano che ci ricorda l’imperituro ritratto di Charles Baudelaire ad opera di Nadar: là si poteva cogliere la sintesi perfetta del tormento del poeta, della sua nostalgia, delle cose improferibili non ancora rese dal lessico.
Chi abbia fissazioni da filtro o post produzioni miracolistiche, resti dove si trova. Qui vince il realismo, seppur poetico. La tecnica del collodio umido, che Dennis utilizza in modo magistrale, non consente artifici: imprime sulla lastra e nella memoria finanche il respiro della personalità. Pura magia resa in bianco e nero, quell’umanità che la fotografia digitale perde dietro milioni di pixel.

Quando hai preso questa strada, bellissima ma innegabilmente difficile?
Avevo aperto il mio studio fotografico da tempo, essendo di Noventa vicentina lavoravo anche per la nascente Diesel, quando arrivò il digitale. A inizio Duemila il cambiamento nel nostro mondo era fortissimo e ho tirato le somme: proseguire o fermarsi? Ho deciso di andare avanti cambiando registro e impossessandomi di questa tecnica che risale a metà 800.

La tecnica della ambrotipia – o ferrotipia- azzera i colori, non ha ombre, ha bisogno di esposizioni lunghe.

Come reagiscono le persone davanti alla loro vera immagine, senza ritocchi?
A volte mi gioco una parte del pubblico femminile: il collodio non perdona, escono tutte le imperfezioni, è una bianco e nero “di pancia”. Inoltre non ha grana, quindi se fai una buona esposizione e hai una buona luce, la qualità visiva è straordinaria. La resa poi, sulle persone con gli occhi chiari è quasi metafisica.

Ogni giorno è sempre affascinante, nulla è uguale al giorno prima.

Sarete in pochi a realizzare questo tipo di ritratto…
In Italia si, in realtà negli Usa, in Belgio, Francia, Inghilterra, Germania, Olanda, sono molto più avanti, la usano molto di più. Anche se, una volta appresa la tecnica, uno su dieci continua.

Andiamo da Mc Donald’s anziché mangiare la mortadella, tutto deve essere veloce, manca quella lentezza che dà gusto al panino.

L’estetica che ruolo gioca nelle tue immagini?
È secondaria, preferisco fotografare qualcosa di più reale, non amo la foto cosmetica. Io cerco sempre di metterci qualcosa che mi appassiona, lavoro con una costumista teatrale e con una make up artist cinematografica, la costruzione del personaggio è la cosa più affascinante.

Per me la parte più divertente è pensare all’immagine e poi crearla. Qui nulla è schematico, il contenuto diventa personale e soggettivo

Ma c’è una corrente di fotografi che ha abbandonato il digitale per l’analogico oppure no?
Credo proprio di no, la comodità del digitale è qualcosa a cui difficilmente si rinuncia. Certo, la pellicola è tornata in voga, è più romantica, fa figo a livello lavorativo ma con il digitale fai 5.000 scatti poi vai in post produzione.

Cosa regala a te -e a chi si fa ritrarre- questo tipo di fotografia?
Qui si compie un percorso visivo e tattile, l’immagine non è volatile come nel digitale, è un’esperienza che si fa per arrivare allo scatto finale. Ti sporchi le mani, ti stanchi fisicamente. Poi non sembra ma 7 secondi, richiesti in studio per la posa prima dello scatto, sono un tempo infinito. Mi è capitato che alcune persone fossero così toccate da versare qualche lacrima.

Ti hanno mai proposto campagne?
Ho fatto alcuni lavori di ritrattistica con acconciature per un gruppo di hair dresser inglesi. Si, mi hanno chiesto preventivi per campagne ma i costi dei materiali qui sono alti. Poi, con la guerra, materie prime come l’alluminio ad esempio sono cresciute in modo esponenziale. Lavoro tanto su privati, faccio workshop.

La cosa che mi dispiace, soprattutto nei giovani, è vederli non tanto interessati al ritratto nel suo complesso ma più inclini a postare i video durante la lavorazione o a rendere tutto Instagrammabile.

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