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Jo Squillo: quel che il mondo (miope) non vede delle donne

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi
Foto di Simone Angarano

Oltre le gambe di Giovanna Maria Coletti, in arte Jo Squillo, c’è parecchio di più. Le sue Kandeggina, band con cui esordì sedicenne, denotavano già un intento purificatore di tradizioni stantie e luoghi comuni. Non a caso lanciarono Tampax in piazza Duomo durante un concerto, con un guizzo di provocazione anti maschilista che nel tempo, per Jo, si è trasformato in vocazione da attivista su temi cari alle donne. 

La abbiamo vista  girare il video di una canzone sul vulcano Etna in eruzione, diventare protagonista di fumetti intitolati “le avventure di Jo Squillo”, presentare, condurre programmi, appassionarsi alla moda tanto da farne la sua quotidianità, ma a lato della fervida carriera artistica il suo impegno di attivista non  è mai venuto a mancare.

Lei, ha ideato e promosso il progetto Wall of Dolls, installazione permanente in via de Amicis a Milano, muro delle bambole che è emblematico e silente monito contro la violenza sulle donne. Un tema che si accosta alla parità di diritti e che esula dalla gabbia temporale dell’8 marzo per abbracciare tutta la vita di Jo. 

Cosa è cambiato da quando lanciasti dei Tampax con vernice rossa durante un concerto in piazza Duomo?
Beh prima di tutto che per i Tampax hanno finalmente ridotto l’Iva passando dal 22% -applicato solitamente ai beni di lusso- all’8%, ovvero alla tassa applicata sui beni di uso comune, ma in realtà c’è molto da fare. Infatti io chiedevo i Tampax gratis e l’attenzione dello Stato verso l’universo femminile.
La ricchezza del femminile non è valorizzata come dovrebbe, perciò quel che chiediamo è qualcosa di naturalmente e logicamente dovuto, ad esempio la parità di stipendio fra uomo e donna per la stessa mansione!

Wall of Dolls: da dove parte secondo te, la violenza? Qual è il primo nemico da combattere?

La violenza parte dagli uomini che hanno paura della loro perdita di dominio. 

La donna ha un ruolo importante nel mondo, si prende cura della famiglia spesso lavorando e l’uomo teme questa perdita di possesso. Le donne in questi anni hanno cercato di spiegare che non sono “cose” ma il senso del possesso, in una società sempre più materialistica, si accentua portando a violenti e brutali femminicidi. 

Cosa è emerso dallo sportello telefonico creato da Wall of dolls? Quali sono le cose che lamentano maggiormente le donne?
Innanzitutto molte danno quasi per abituale e quotidiana la violenza, non capiscono quando è il momento di dire basta. Le donne hanno una sopportazione estrema. Tra coloro che sono sopravvissute e che abbiamo potuto ascoltare è emerso un denominatore comune, ovvero la loro determinazione ad agire dopo che sono stati toccati i figli.

Ma stiamo notando un cambiamento. Molte hanno iniziato ad agire e a chiamare prima dell’irreparabile

Bullismo, discriminazioni, vessazione del debole: la scuola è ancora intrisa di tutto questo, in qualsiasi fascia sociale. Cosa suggerisci a riguardo? Come si può parlare ai ragazzi?
Sicuramente questa cultura della violenza deve essere superata nelle scuole.
Anche Wall of Dolls, che è una installazione artistica permanente, aiuta a sostanziare la condizione femminile attraverso la bambola proprio per dire che non siamo quello. È una vera e propria operazione culturale di cambiamento, quindi quando i ragazzi entrano qui o quando organizziamo iniziative di sensibilizzazione anche nelle scuole, viene sempre fuori che qualcuno ha avuto contatto con casi di violenza e alla fine si arriva sempre alle lacrime.
Poi, dalle lacrime le persone riescono a focalizzare finalmente che la violenza non è normalità 

Cosa pensi dell’immagine femminile sui social?  Gli influencer potrebbero, in qualche modo contribuire a una sensibilizzazione reale?  Il mio Instagram è molto attento a questo tema e quindi lo porto anche sui social, ma questi argomenti non catalizzano l’attenzione del pubblico come le foto in costume da bagnoquindi le influencer che guardano ai numeri stanno ben lontane da queste tematiche. Io credo che sia una necessità e personalmente stimolo le giovani influencer a fare qualcosa perché come donne credo sia un dovere e perché siamo chiamate a parlare di diritti e valori che sono fondamentali. A volte mi dicono “chi te lo fa fare di organizzare, spendere tempo e denaro”, ma si chiama solidarietà e le nuove generazioni stanno un po’ perdendo questo concetto. 

Nonostante l’apparente evoluzione, pare che il mondo sia profondamente intriso di archetipi maschilisti. Quale via per combatterli secondo te non abbiamo ancora intrapreso?
Wow, tutto, basti pensare a come certi appellativi volgari siano all’ordine del giorno, soprattutto sui social e come nessuno sia in grado di proteggerci. Le donne vengono sempre apostrofate anche sull’aspetto fisico, viene detto loro di tutto e anche questa è violenza. Come ho sempre detto, “oltre le gambe c’è di più”! Quindi si, puoi avere un fisico importante e ben curato ma allo stesso tempo esprimere una grande anima e un grande spirito. Questo, gli uomini e la società non lo hanno ancora capito.

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