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Il ruggito della Bellezza

di Monica Camozzi

A cura di Monica Camozzi

Brescia è la “Leonessa”,  da sempre. Bergamo, operosa, industriale, ruggisce in silenzio, dalle vie del centro ai suoi colli. Sono loro due, insieme, a rivelarci che dietro l’anima indomita si cela un patrimonio culturale  immenso. Forse poco propagandato dai circuiti del turismo usuale ma… sotto gli occhi di tutti adesso che Bergamo e Brescia sono capitali della cultura, finalmente. Abbiamo fatto una doppia intervista a Giorgio Gori ed Emilio Del Bono, sindaci rispettivamente dell’una e dell’altra, dopo dieci anni di amministrazione e in occasione di un tributo così importante.

Nel bilancio di questi anni, qual è stata la cosa più difficile da affrontare in veste di Sindaco?
(Del Bono ) La cosa più difficile da affrontare nel mio decennio da sindaco di Brescia è stata la pandemia. Nessuno era preparato ad un evento del genere e per noi amministratori locali è stata durissima. In alcuni momenti, mi sono sentito impotente come mai mi era capitato prima, anche se abbiamo messo in campo tutte le energie e le risorse disponibili per essere concretamente d’aiuto ai nostri concittadini. Abbiamo contato i morti ogni giorno per mesi, è stato emotivamente devastante. Un’esperienza che mi auguro di non rivivere mai più.

(Gori) Beh, non posso che dire la prima ondata di covid19. È stata un’esperienza che non avevo messo in conto come Sindaco e alla quale non credo si possa mai essere davvero preparati. Il rapporto con la sofferenza, la morte, in modo così repentino, così brutale, così forte e la necessità di approntare una risposta che sostenesse la nostra Comunità, così colpita, è stata certamente la cosa più difficile che ho affrontato in questi anni.

Tanti capitali pubblici confluiti sulla cultura, uno spirito audace: queste due città rispondono davvero alla loro tradizione?
(Del Bono)

Brescia è Leonessa d’Italia e lo sarà per sempre

L’appellativo le venne dato per celebrare il suo spirito indomito durante l’insurrezione delle Dieci Giornate e, a distanza di quasi due secoli, resta attuale. Fa parte della nostra brescianità essere resistenti, a volte forse un po’ ruvidi, ma con la schiena sempre dritta, le maniche rimboccate e le mani impegnate. In questo i bresciani moderni assomigliano molto ai loro antenati ottocenteschi. Anche essere diventati Capitale italiana della cultura insieme con Bergamo è stato vincere una sfida, prima di tutto, sul fronte interno: 

Stiamo imparando a riconoscerci e a farci conoscere come produttori e fruitori di bellezza, è un salto culturale molto importante prima di tutto per noi bresciani

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(Gori) Le imprese del nostro territorio si contraddistinguono da sempre per un loro modo di essere che le porta a voler restituire alla città parte di quel che è la propria capacità di generare ricchezza e questo fattore è decisivo nella costruzione di un “patto” pubblico-privato che consenta alla città di guadagnare in attrattività, non solo culturale. 

Il 90% dei capitali privati confluiti sul bene pubblico “cultura” sono il risultato di una politica che non nasce in occasione della capitale, ma che trova radici solide in quel che è stata la mia esperienza amministrativa di questi ultimi nove anni. Le istituzioni culturali della nostra città – penso alla Fondazione Accademia Carrara, alla GAMeC, alla Fondazione Teatro Donizetti, solo per citarne alcune – si basano e tengono insieme un articolato mix di risorse pubbliche e di risorse private.

La vicenda covid19 ci ha anche consentito di costruire un progetto di rinascita condiviso e intorno al quale la nostra Comunità, anche imprenditoriale, si è stretta con convinzione

Think globally, act locally: per lei è un motto valido? Oppure questo “pensare globale” è solo retorica e bisogna concentrarsi sui territori e sulle loro prerogative?
(Del Bono) Credo che ogni amministratore locale sia chiamato a concentrarsi sul proprio territorio. Ma se non avessimo alzato lo sguardo oltre le nostre possibilità, non ci saremmo nemmeno candidati a essere Capitale italiana della cultura. Il nostro “pensare globale” sul tema della Capitale si è concretizzato coinvolgendo in prima persona anche le province che, fra Brescia e Bergamo, rappresentano circa un quarto della Lombardia. 

In generale, posso dire che:

anche un amministratore di una città di media grandezza deve lasciarsi ispirare e contaminare dal mondo, dai popoli e dai pensieri che viaggiano fuori dalle nostra mura

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 Solo così si può capire il presente e immaginare il futuro che ci aspetta.

(Gori) Io credo che la vicenda pandemica ci abbia dimostrato ancora una volta quanto poco possiamo fare da soli, quanto sia necessario costruire relazioni con gli altri e quanto siamo legati da un destino comune. Per me, quindi, è un motto più che valido, che consente alle Comunità di crescere e costruire per i propri cittadini quelle opportunità che le chiusure e l’isolamento non sono in grado di generare.

Esci dalla bolla, scopri la città che non ti aspetti” recita il claim sul sito. Quali sono i luoghi comuni da sfatare su Brescia e Bergamo?
(Del Bono) Molti luoghi comuni sulla nostra città sono già stati sfatati.  Le migliaia di visitatori che arrivano a Brescia la scoprono, bella, accogliente, attrattiva. 

La città fabbrica degli Anni 80 è ormai un ricordo, oggi siamo una città dal respiro europeo, che si riconosce in diverse vocazioni

Milano e il lago di Garda hanno fagocitato il turismo in Lombardia fino a qualche anno fa. Ora dentro e fuori l’Italia si sono accorti che Brescia merita un soggiorno per una visita approfondita. Abbiamo molto da offrire.

(Gori) In realtà, la bolla non si concentra tanto sui luoghi comuni, anche se ne esistono, per carità. La bolla è la bolla informativa del turismo internazionale,

quella bolla che porta i visitatori a cercare in Italia il circuito Venezia-Firenze-Roma e trascura perle di bellezza e storia come Bergamo e Brescia, per esempio

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È anche la bolla che ci ha isolato, tutti quanti, durante l’esperienza del COVID, ed è quindi un’esortazione a vivere la propria città, a migliorare il proprio rapporto con l’esperienza culturale per costruire migliori e più solidi legami sociali e di Comunità, per guardare al futuro e ai cambiamenti in modo più consapevole e senza paura, ad esempio. Ma è anche un invito a guardarsi con occhi diversi, quelli di una capitale culturale che ha tantissimo da offrire al Paese oltre la produttività e il febbrile lavoro di tutti i giorni. 

Le bellezze di Bergamo e Brescia vanno scoperte. Quali sono le cose da vedere assolutamente?
(Del Bono) L’amministrazione comunale ha investito tempo, energie ed ingenti risorse per valorizzare il castello di Brescia. Un maniero poco conosciuto, ma ben conservato, con una storia da raccontare e posizionato su un colle da cui si gode una vista sulla città che non ha eguali. Da poche settimane abbiamo riaperto il nuovo Museo del Risorgimento e abbiamo in corso dei lavori per creare servizi e una struttura ristorativa nelle palazzine storiche rimaste inutilizzate per decenni. 

La città è fortemente legata al suo castello che a breve si mostrerà a tutti nella sua magnificenza

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(Gori) I bergamaschi, per indole, non sono abituati a mettersi in mostra, a urlare, a pavoneggiarsi. Siamo gente concreta, generosa, ma anche un po’ dura, schiva, che sa soffrire e rimboccarsi le maniche, senza fare piagnistei e senza lamentarsi troppo, gente capace di regalare tutto il proprio cuore agli altri 

e anche per questo siamo stati prima capitale del Volontariato d’Italia, con decine di migliaia di persone che quotidianamente mettono a disposizione il proprio tempo e il proprio impegno a favore degli altri

La nostra città rispecchia questo tratto caratteriale della sua gente, va scoperta, ci si deve entrare piano, lasciarsi conquistare, dedicarle tempo. Città Alta, credo, e il centro Piacentiniano sono luoghi obbligatori. 

La Valle di Astino, che è davvero una perla agricola in piena città. Più in generale i nostri Colli, che sono un’oasi di biodiversità in piena area urbana e fanno da cornice al capoluogo

E i borghi storici, cioè quelle vie che da Bergamo Alta scendevano lungo le direttrici per Milano, Venezia, la Svizzera: Borgo Santa Caterina con i suoi musei come l’Accademia Carrara, la GAMeC; borgo Pignolo con i vecchi palazzi nobiliari e le opere di Lorenzo Lotto nelle chiese lungo il percorso; il borgo San Leonardo lungo la via per Milano. La nostra città ha davvero tantissimo da offrire e poco si coglie fermandosi poche ore.

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Brescia e Bergamo dal 64 fanno suonare i più grandi pianisti: quali altre cose si potrebbero fare insieme?
(Del Bono) Mi sembra che per questo anno di iniziative condivise ce ne siano moltissime, se non la quasi totalità. Quando abbiamo chiesto a Enti, Associazioni, gruppi e singoli cittadini di partecipare alla programmazione di Capitale italiana della cultura, abbiamo fortemente insistito affinché le iniziative proposte fossero “a ponte” fra le due città o i due territori. Devo dire che quasi tutti sono riusciti a proporre qualcosa in collaborazione con i cugini bergamaschi, spesso intessendo relazioni che sono diventate molto di più di un rapporto lavorativo. 

(Gori) Essere Capitale della Cultura insieme è davvero un grande inizio. Le nostre Amministrazioni hanno lavorato davvero tanto insieme, abbiamo avuto la fortuna e il merito di costruire un’intesa sincera nel tempo e questo ci ha molto aiutati nella visione comune che abbiamo elaborato in questi ultimi anni. 

Abbiamo costruito un progetto di Capitale senza un direttore artistico, ma dal basso, che parte ovvero dai territori, dalle associazioni e dalle persone

 proprio per far capire ai nostri concittadini quante cose si possano fare insieme, elaborando una visione comune che ci rende più forti. 

Bergamo e Brescia insieme sono quarta forza dell’industria culturale del nostro Paese, sono primo distretto manifatturiero in Europa, 

sono un polo di oltre tre milioni di abitanti, che può sprigionare l’energia di una grande metropoli, se questa visione dovesse contagiare tutte le istituzioni, i corpi intermedi, le associazioni, le imprese. Il festival Pianistico ha avuto il merito di una visione, che dura da quasi 60 anni, le nostre Amministrazioni hanno lavorato per costruire i presupposti di una relazione concreta nel nome della cultura. Spero che il testimone possa essere raccolto e il progetto della Capitale divenga punto di partenza di quel “crescere insieme” di cui abbiamo tanto parlato e che tanto importante è dopo l’isolamento e il silenzio dell’emergenza covid19.

Questo patrimonio di relazioni sarà una delle più importanti eredità della Capitale negli anni prossimi.

Cosa vorrebbe sentir dire della sua città in futuro?
(Del Bono) Vorrei che ci lasciassimo alle spalle l’ombra lunga dell’inquinamento. Abbiamo lottato molto per curare le ferrite ambientali della nostra città, frutto di anni di industrializzazione che, pur avendo concesso a molte famiglie una vita dignitosa, hanno talvolta segnato il territorio. Si tratta di operazioni lunghe, faticose e molto costose, ma in questi anni abbiamo bonificato la maggior parte dei terreni e abbiamo instradato il percorso che porter alla bonifica del sito di interesse nazionale “Caffaro”, che vogliamo diventi un simbolo di rinascita. 

(Gori) Luci a San Siro”, “Piazza Grande”, “Grazie Roma. Tutte canzoni dedicate a città. Per Bergamo e Brescia?
Intanto ci teniamo il bellissimo inno della Capitale “Crescere insieme” che, cantato da bambini e ragazzi durante l’inaugurazione, ha fatto venire a tutti la pelle d’oca

 Abbiamo tanti artisti di qualità nella nostra città, attendiamo solo trovino la giusta ispirazione.

(Gori) Credo che la canzone dei Pinguini sia stata un bellissimo modo di far capire quanto noi bergamaschi siamo legati alla nostra città, tanto da renderla il complimento più grande che siamo in grado di fare. Mi pare vada bene così.

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