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Il reportage (falso) in Ucraina della fotografa Zanon

Svelando la sottile linea tra realtà e immaginazione

A cura di Anna Smith

Nell’epoca digitale, l’intelligenza artificiale (IA) sta sempre più influenzando le nostre vite, presentando nuove sfide nella distinzione tra ciò che è reale e ciò che è creato artificialmente. La fotogiornalista veneziana Barbara Zanon ha recentemente affrontato queste complessità nel suo progetto, mettendo in luce il ruolo dell’IA nella creazione di immagini e fotografie realistiche e l’importanza di sviluppare una consapevolezza critica nell’interpretazione visiva.

Zanon ha realizzato un provocatorio reportage sulla devastazione in Ucraina, caratterizzato da immagini di bare e una popolazione sofferente a causa dei bombardamenti. Tuttavia, ciò che ha pubblicato sul suo profilo Facebook è esistito solo nella sua immaginazione. Utilizzando la piattaforma Midjourney attraverso il canale Discord, ha sfruttato l’IA per creare un servizio che avrebbe messo in guardia il pubblico sulla complessità dell’IA stessa.

Il processo utilizzato da Zanon si basa sull’elaborazione delle immagini attraverso l’IA. Descrivendo l’immagine che aveva in mente, l’algoritmo generava rapidamente una serie di opzioni visive tra cui scegliere. Questo dimostra la capacità dell’IA di offrire una vasta gamma di immagini in tempi brevi, consentendo agli utenti di selezionare quella che si avvicina di più alla loro visione.

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Secondo Zanon, le fotografie sono legate ai ricordi delle persone, mentre le immagini create dall’IA utilizzano il linguaggio visivo per creare contesti che non hanno una base reale. Questo solleva importanti domande filosofiche sul concetto di realtà e sulla distinzione tra immagini autentiche e generate artificialmente. La fotografa sottolinea la necessità di sviluppare una consapevolezza critica di questo processo per evitare di essere manipolati e influenzati dalle immagini che ci circondano.

Zanon mette in evidenza il pericolo dell’abuso delle immagini generate dall’IA. L’esempio di immagini false, come quelle di personaggi famosi in situazioni inventate, ha dimostrato come queste possano diffondersi rapidamente, alimentando la disinformazione e aumentando la sfiducia nelle informazioni visive. Questo sottolinea l’importanza di assumere una responsabilità etica nell’utilizzo delle immagini generate dall’IA.

Zanon sottolinea l’urgenza di insegnare alle persone come interpretare le fotografie e comprendere le immagini in un contesto in continua evoluzione. Ciò richiede lo sviluppo di strumenti e competenze che consentano ai cittadini di analizzare criticamente l’impatto delle immagini e di riconoscere la differenza tra ciò che è autentico e ciò che è generato artificialmente. 

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Nonostante le sfide e le questioni sollevate, Zanon riconosce il potenziale creativo dell’IA. Ha aperto un profilo Instagram chiamato @bezart.ai, dove condivide i lavori creati dall’IA, come ad esempio “Beauty is everywhere”, un reportage inventato che presenta anziani elegantemente vestiti, circondati da rovine e decorati con veri fiori. Queste immagini, sebbene non abbiano mai avuto un’esistenza fisica, sono esempi della creatività che l’IA può offrire.

Il progetto di Barbara Zanon ha messo in luce l’intersezione tra fotografia e intelligenza artificiale, evidenziando le complessità e i dilemmi che sorgono quando si cerca di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è generato dall’IA. È fondamentale sviluppare una consapevolezza critica nella lettura e nell’interpretazione delle immagini, così come educare le persone sulle implicazioni etiche e sociali dell’utilizzo dell’IA nella produzione di immagini. Mentre l’IA continua a evolversi, è importante affrontare questi argomenti in modo responsabile e continuare a esplorare il confine tra realtà e immaginazione nell’era digitale.

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