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Il carretto siciliano

Esiste ancora? Certo che sì, ed è più vivo che mai! Cinebro Carrettieri, la bottega dove si incontrano tradizione e business

A cura di Monica Landro

Il carretto siciliano è forse l’immagine che più rappresenta la Sicilia nel mondo.  I suoi colori solari, le decorazioni dettagliate e nostalgiche conservano un fascino intramontabile che gli ha permesso di attraversare non solo le strade sterrate di un lontano passato ma i secoli dal momento che in origine era un funzionale strumento di lavoro, strettamente legato alla storia economica e culturale dell’isola ed oggi è una vera e propria icona folkloristica, ricercata dal mercato e quindi elemento di business commerciale.

Ma c’è davvero ancora qualcuno che fa carretti siciliani?
Sì, c’è. Ovviamente non possiamo che trovare in Sicilia questi angoli di un passato che si affacciano ogni giorno nel presente.

Esiste un posto, a Ragusa Ibla, perfettamente incastonato ai piedi di un piccolo edificio che è stato costruito dopo il terremoto del 1693 e che è diventato bottega verso la seconda metà dell’800. 

Da allora questa bottega è rimasta inalterata, non ha subito alcuna modernizzazione. Una bottega senza pavimenti luccicanti e costosi, anzi, senza piastrelle proprio. Addirittura per terra ci sono trucioli di legno un po’ ovunque, evidenti scarti di piallatura.  Una di quelle botteghe dove alle pareti, non intonacate, trovi appeso di tutto: dai pupi siciliani, ai pezzi di decorazioni di carretti. Ci sono anfore in cotto, oggetti in ceramica, tipici della tradizione siciliana e tanti barattoli di pitture colorate e poi quadri con ritratti che hanno i colori ingialliti dal tempo, quei colori che cristallizzano lo scatto in attimi che ci riportano davvero indietro negli anni. E ancora puoi trovare appese ruote di legno di dimensioni diverse e attrezzi da lavoro, e poi i “santini”, tanti! Quei cartoncini rettangolari tascabili con incisa l’immagine del Santo o della Madonna. 

Un luogo incantato dove il 2023 sembra non essere arrivato. 

Scopriremo invece, che ci è arrivato eccome! 

Stiamo parlando della Cinabro Carrettieri di Damiano Rotella e Biagio Castilletti. Forse sono gli ultimi artigiani che per mestiere si dedicano alla pittura e al restauro dei carretti siciliani. Pare che non esistano libri, dispense o siti internet in cui studiare per imparare questa professione. È un’arte che da sempre si è tramandata oralmente, da mastro ad allievo. 

Quando entriamo troviamo Biagio. Damiano è fuori per una commissione.

Esiste dunque davvero ancora qualcuno che sa come si costruisce un carretto, che sa come si ricama una bardatura di cavallo?
Sì, noi! Continuiamo a portare avanti questo mestiere che è appunto l’arte del carretto siciliano con la costruzione, la decorazione e anche la scultura. 

Partiamo dall’inizio, la costruzione: come si chiamano le parti del carretto?
Ci sono le ruote, la cassa di fuso, che è considerata l’anima del carretto ed è costituita da una parte in legno scolpito e un’altra in ferro battuto e sta proprio sotto il carretto dove viene incastonato l’asse. Poi ci sono le aste, dove viene attaccato il cavallo e sopra le aste vi è la cassa con le due sponde laterali ed il portello posteriore. Un pezzo molto importante è la chiave posteriore cioè una traversa in legno intagliata che spesso raffigura santi, cavalieri o anche personaggi del popolo perché il carretto siciliano, oltre ad essere mezzo di trasporto delle merci e delle persone, raccontava storie, miti, leggende…

Veniamo alle storie e ai miti, dunque. Una volta che il carretto è costruito, lo dipingete?
Certo, il repertorio del pittore dei carretti è molto vasto perché tutta la storia dell’umanità è stata rappresentata sul carretto quindi non solo temi epico-cavallereschi ma anche storici, leggendari, mitologici, teatrali come la Bohème, La Cavalleria Rusticana, Il Rigoletto, La Traviata. E poi ancora letterari come i tre moschettieri, la guerra d’Africa… 

Accade che un cliente vi chieda di dipingere qualcosa di personale, inerente alla propria famiglia?
Diciamo che tendenzialmente ci si mantiene sui temi classici. Qualcuno vorrebbe qualcosa che appartenga alla propria famiglia ma al massimo ci limitiamo a fare un mezzo busto; ci manteniamo comunque sull’originalità. 

I carretti siciliani possono avere stili diversi?
Il carretto esiste in tutta l’isola ma ne esistono di due stili completamente diversi.

Uno rappresenta lo stile della Sicilia nord-occidentale, lo stile palermitano: il colore predominante è il giallo e le decorazioni abbondano di geometrie quindi ci riconduce al mondo arabo. 

Lo stile invece della Sicilia sud orientale è quello catanese: lo sfondo è rosso e le decorazioni sono tipicamente barocche. 

Ci sono altri carretti che possono essere anche azzurri, bordeaux, grigi… oramai se ne vedono molto raramente. Questi erano carretti chiamati “alla patronale”, e il nome deriva dai proprietari terrieri che li volevano acquistare. 

Questo nella storia. Ma oggi, chi compra un carretto siciliano e perché?
Oggi il carretto evidentemente non si utilizza più per trasportare merci, ci sono i camion per quello, ma ci sono ancora i figli, i nipoti dei carrettieri che vogliono portare avanti la tradizione e l’orgoglio di famiglia. Loro ancora hanno il carretto e lo utilizzano in occasioni di feste folkloristiche, sfilate, matrimoni ed eventi speciali… può davvero essere un elemento di business, oggi, oltre che di tradizione.

Arrivano anche clienti stranieri per comprare il carretto?
Sì ma molto raramente perché chi dà valore al carretto, chi ne percepisce veramente l’essenza è il siciliano, ma capita che siano venuti stranieri. Ultimamente abbiamo restaurato un carretto per un cliente americano che aveva una catena di ristoranti: voleva metterlo come centro tavola su un tavolo lungo 20 metri… gli americani fanno le cose alla grande!! Un carretto come centro tavola! Lo abbiamo spedito in America. Capita di vendere anche singoli pezzi del carretto, come le sponde, le chiavi che vanno a finire nelle ville al Nord, all’Estero e che costituiscono una parte d’arredamento in ambienti sfarzosi. 

In questa bottega non ci sono solo carretti siciliani: cos’altro fate?
Questa bottega è unica non solo perché è suggestiva e originale ma perché chi all’epoca faceva il carradore, cioè chi costruiva il carretto, non era pittore e chi era pittore non era fabbro, chi era fabbro non faceva il sellaio, cioè erano tutti mestieri completamente diversi. Oggi noi abbiamo potuto concentrare cinque maestranze in una sola bottega quindi facciamo tutto del carretto, comprese le bardature dei cavalli che vengono rigorosamente ricamate in seta, filigrana, in oro e argento e i pennacchi con le piume di fagiano, di cappone. 

Come nasce la vostra passione per un lavoro così singolare?
Da ragazzi eravamo garzoni nella bottega di Domenico Di Mauro, insigne maestro e riferimento per la pittura dei carretti. Lavoravamo e imparavamo le nozioni che ci avrebbero permesso di raggiungere la professionalità.  Oggi, nella nostra bottega, con il nostro lavoro, facciamo in modo che la gente riscopra il carretto, che non lo dimentichi.

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Ci impegniamo a divulgare l’arte del carretto, affinché nessuno possa dire che “il carretto siciliano non esiste più”. 

Siete a Ragusa Ibla: bellissimo ma davvero lontano dal cuore dell’Europa. Come fanno le persone ad arrivare fino a qui…
Oggi ci si aiuta molto con i social però è anche vero che grazie alle collaborazioni con le aziende, l’arte del carretto siciliano è diventata nazional-popolare, non è rimasta una nicchia molto ristretta come un tempo. Sono capitate commissioni di 150 sfere natalizie in ceramica, dipinte con i decori siciliani, dalla Svizzera. 

Sì dunque alla cura della tradizione ma anche al business!
Da 8 anni oramai curiamo la pittura di elettrodomestici d’arte firmati per Dolce e Gabbana e Smeg, realizziamo le scatole di latta per i panettoni e le colombe.  Collaboriamo con il brand Anthea Gioielli, per il quale curiamo la linea di borse e accessori siciliani. Capita che la nostra bottega venga utilizzata come set fotografico. Una delle foto è anche stata utilizzata come stampa nei sacchetti degli store Dolce e Gabbana.

Anche il fotografo Steve Mc Curry, famoso per lo scatto “Ragazza Afgana” è passato di qui… come ci è arrivato?
Lui si trovava in zona e un giorno il suo staff era venuto a mangiare qui nei pressi e i ragazzi, incuriositi dai colori della bottega hanno fatto qualche foto con il telefonino e lo hanno mandato a lui. Dopo 10 minuti Mc Curry si è precipitato qui e ha voluto fare degli scatti. Non contento, poi, è ritornato ed ha realizzato centinaia di scatti. Uno di questi, è quello con la 500, una macchina che abbiamo dipinto 7 anni fa per un museo di Messina e oggi questa foto è divenuta famosa e spesso lui la porta nelle sue mostre: l’ha intitolata Fiat Bambino.

 

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