Dalla povertà estrema di Pozzuoli fino a Hollywood senza mai divenire inautentica e poco amata.
A cura di Matteo Muzio
Certo, per una ragazza nata nella Roma degli anni ’30 e poi sfollata a Pozzuoli durante la guerra, l’avvenenza fisica ha rappresentato un biglietto della lotteria da incassare per uscire dalla povertà. E infatti è proprio un concorso di bellezza a dare all’allora Sofia Scicolone la possibilità di tornare nella Capitale per cercare di far fortuna in un mondo dello spettacolo che allora voleva dire: Cinecittà.
All’epoca il suo fisico non era quello canonico da “Miss” (e infatti al concorso di Miss Italia del 1950 non andò avanti proprio per la sua formosità) però era molto adatto a un nuovo tipo di donna particolarmente adatta per il grande schermo: la seduttrice che nel suo caso aveva sempre un tocco di napoletanità, come nei suoi primi film di successo con il nuovo nome, Sophia Loren, ispirato all’attrice svedese Martha Toren.
Si tratta di Miseria e Nobiltà, con Totò come protagonista e tratto da una commedia dell’autore partenopeo Edoardo Scarpetta, uscito nel 1954, stesso anno de L’oro di Napoli, altra pellicola di chiara matrice partenopea che lancia però l’ex reginetta di bellezza nel mondo del cinema, grazie anche alla sua conoscenza con il produttore Carlo Ponti che diventerà poi suo marito dopo una complessa traversia legale tra Stati Uniti, Francia e Italia conclusa nel 1966, dopo lunghe peripezie causate dall’impossibilità di divorziare a quel tempo nel Belpaese.
A quel punto però la carriera di Sofia divenuta Sophia ha già preso una svolta internazionale: abbandona le commedie strapaesane e inizia ad approcciarsi a film drammatici, vincendo anche un Oscar per la miglior attrice protagonista per la sua interpretazione di Cesira ne “La Ciociara” di Vittorio De Sica, unica attrice italiana ad aver vinto il titolo. Anzi, condivide con Marion Cotillard la vittoria per un film non girato in inglese.
Non è in quegli anni il solo successo: comincia con il film commedia Ieri, Oggi, Domani una partnership cinematografica con Marcello Mastroianni che arriverà fino al capolavoro Una Giornata Particolare, ambientato nell’Italia fascista dove i due attori, struccati e trasandati, danno una grande prova di recitazione per due parti lontani dalle loro corde abituali di “belli” cinematografici.
Loren però sfonda anche a Hollywood e lavora con una serie di registi, tra cui spiccano, oltre ai già citati, i nomi di Sidney Lumet, Charlie Chaplin, Martin Ritt, George Cukor, Henry Hathaway, Dino Risi, Mario Monicelli ed Ettore Scola. Si trasforma, diventa l’epitome della diva “che mo fa la svizzera e abita a Nuova York” per citare Aghia Sophia, una canzone del gruppo punk Cccp Fedeli alla Linea.
Sempre più irraggiungibile senza però perdere il tono popolaresco anche quando nel 1997 era stata proprio lei a premiare un altro attore italiano durante la solenne serata degli Oscar urlando il nome di Benigni con genuino entusiasmo “Robeeeertoooo”, anche se a qualche km di distanza c’era già la sua stella sulla Hollywood Walk of Fame. Una tendenza a non perdere di vista ciò che conta resa evidente anche dalla sua toccante e minimale interpretazione di un’ex prostituta dal passato difficile ne “La Vita Davanti a Sé”, film diretto dal figlio Edoardo Ponti e famoso anche per la canzone di Laura Pausini intitolata “Io sì”.
Ora che giunge al traguardo dei novant’anni, possiamo pensare che nella sua vita ci sia stato tutto il successo che forse avrà sperato sin dal giorno del primo assegno staccato a quel concorso di bellezza nel 1949 senza perdere però le sue radici italiane né la sua genuinità di persona sublimate in un’icona indimenticabile.
CREDITS Fotografo: Pubblico Dominio, Lucian Nuta, Los Angeles Times Archive (Foto in evidenza



