Home Art & Style Gli inglesi piangono un’altra regina: stavolta della moda
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Gli inglesi piangono un’altra regina: stavolta della moda

Muore a 81 anni Vivienne Westwood, nota col soprannome di “Madrina del Punk”

a cura di Fabrizio Barbuto 

Si è spenta lo scorso 29 dicembre la fashion designer Vivienne Westwood, in seguito alle complicazioni di una malattia tenuta a lungo segreta. Bastava guardarla per capire quanto, la fantasia da cui era pervasa, premesse per uscire da lei e contaminare il mondo di colore, bellezza e “follia”. Oggi viene celebrata soprattutto come stilista, ma è stata molto più di questo. Da attivista contro il riscaldamento globale a ferma sostenitrice dei diritti LGBT, Westwood non si è mai risparmiata, e la sua filantropia le valse numerosi riconoscimenti e titoli, tra i quali: Ufficiale dell’Impero Britannico e Dama di Commenda dell’Impero Britannico. Tuttavia l’investitura più confacente al suo spirito genuinamente sovversivo, forse, era “Madrina del Punk”, conferitale dalla critica musicale.

Il genio di Vivienne trovò modo di esprimersi la prima volta tra le bancarelle di Portobello Road, pittoresco mercatino londinese dove l’artista, non ancora 30enne, propose bigiotteria ideata da lei medesima. A quell’esperienza seguì, a King’s Road, l’apertura di un negozietto di abbigliamento dove Westwood, assieme all’allora amico nonché futuro manager dei Sex Pistols Malcom McLaren, nelle prima metà degli anni ’70, cominciò a farsi apprezzare per le proprie creazioni sexy e a tratti fetish.

In una Londra desiderosa di cambiamento, Vivienne insegnò ai suoi concittadini che per essere moderni non occorre rinunciare alla tradizione, è sufficiente dissacrarla. In questo spirito, da un passato talvolta remoto, prese in prestito indumenti iconici per poi rivisitarli. Fu il preludio di una consacrazione globale, che ancora oggi vede Vivienne leggenda del fashion.

Perfino l’inflessibile Elisabetta II, alla luce di un talento che diede lustro all’intera Inghilterra, fu clemente con Westwood quando questa si presentò a Buckingham Palace senza mutande attirando su di sé l’attenzione generale, soprattutto quella dei tabloid che c’andarono a nozze. Convocata da Sua Maestà la Regina, nel 1992, Vivienne giunse a Corte per essere insignita del titolo di “Most Excellent Order of the British Empire”. Benché nulla lasciasse presagire lo scandalo e l’outfit dell’invitata fosse insolitamente sobrio, nel posare per i fotografi Westwood girò su se stessa e la gonna longuette che indossava le si sollevò a tradimento rivelando la totale assenza di biancheria intima. 

Come compete a una vera ribelle, la vita sentimentale di Vivienne non fu meno convulsa di quella professionale. Ebbe due matrimoni, il primo con Derek Westwood, nel 1962, mentre il secondo con l’austriaco Andreas Kronthaler, suo allievo di moda, nel 1992. Al momento del “sì” Kronthaler aveva 26 anni, contro i 51 della consorte. In mezzo alle due relazioni vi fu per Vivienne un’altra importante love story con Malcom McLaren, dal quale, nella seconda metà degli anni ’60, ebbe il suo primo ed unico figlio, Joseph.

La parabola ascendente che dalle bancarelle di Portobello Road ha condotto Vivienne Westwood ai più sontuosi défilé in giro per il mondo ha dell’epico, ma una simile evoluzione è in perfetta sintonia col suo talento, più unico che raro, che la compianta stilista descriveva così: “Non sto provando a fare qualcosa di diverso, sto provando a fare la stessa cosa ma in un modo diverso”.

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